diario di tumbarello

Speriamo che siano innocenti
Il patriottismo è un nobile sentimento che tutti dovrebbero avere quando il proprio paese rispetta i principi universali di libertà e giustizia sociale, non solo nel territorio nazionale. Tutti vorremmo che i marò tornassero in Italia, ma per chiarire le loro responsabilità nel decesso dei due pescatori indiani. Non condivido l’atteggiamento di chi, populista sebbene presunto garante, li tratta come eroi. L’Italia, che si considera più democratica dell’India, dovrebbe sollecitare indagini rapide e un processo equo. Se risultassero coinvolti nell’incidente, i marò dovrebbero pagare l’eventuale errore. Se no, saremmo come i sindacati che proteggono qualsiasi lavoratore, pure chi delinque. Anche i due indiani deceduti nella sparatoria erano titolari del diritto di vivere. Se I marò sono senza colpe e la loro innocenza verrà provata, saranno risarciti, possibilmente da chi li ha sollecitati a costituirsi. Ma, in ogni caso, non sono eroi. Facevano solo il loro dovere. Auguriamoci che l’abbiano fatto bene.

Il Cardinale è servito
Come i nostri antenati delle caverne, conoscono poche parole. Essenziali per aggredire e offendere, e scatenare la lite sul campo. Guadagnano milioni in un mondo ormai di povera gente. Non ringraziano Iddio che li ha miracolati né i tifosi che li mantengono. Vanno su tutte le furie per un nonnulla. Come chi è esasperato per la cattiva sorte. Si insultano a vicenda per un errore arbitrale che uno ha subìto e di cui l’altro ha goduto. Sono primi in classifica, ma non gli basta. Vorrebbero essere ancora più in alto. Troppi soldi. Non si saziano mai. Il farmaco diventa un veleno in dosi esagerate. Qual è l’emozione di non avere competitori? Due sole giornate di squalifica, dilazionate all’anno prossimo. A Roma il nuovo allenatore spiega la tattica. Non per difendersi o segnare e neppure per vincere. Ma, per offendere senza farsi scoprire. Mano alla bocca, ragazzi, così non si può leggere il labiale né essere puniti. L’altro non era così perspicace. Ecco perché l’hanno cacciato. Non insegnava nulla, ma almeno pareggiava. Il 50% dei giovani, intanto, è senza lavoro. La metà non ne cerca nemmeno e ha pure smesso di studiare. Vivono in casa, davanti al computer, senza interessi né prospettive future. Si spera in una lunga vita dei nonni, per la loro pensione. La loro è inutile. Ecco la famiglia che molti auspicano. Non c’è amore. Basta, però, un padre e una madre, anche se genitori falliti. Domenica alle 15 il fischio di inizio. Per 90 minuti i milionari si scontrano e gli stolti applaudono. Questa è l’Italia che riparte.

L’Oscar della menzogna
Denunciavamo gli ebrei alla polizia nazifascista. Se ne apprendono delle belle ogni anno nel giorno della memoria. Italiani brava gente. Com’è nata questa falsa nomea? Oggi nessuno ci chiede di fare i delatori. Ma cerchiamo di impedire a chi è senza lavoro di protestare. Certo, gli scioperi sono fastidiosi. Se no, come attirare la solidarietà degli altri? Oggi tocca a me, domani a te. Credevamo che la crisi fosse finita. Invece, ci sbagliavamo. Migliaia di assunzioni, ci dicono ogni giorno in TV. Geniali nel millantare. Però, le aziende continuano a chiudere sotto gli occhi di tutti. I disoccupati invadono le tangenziali. Traffico in tilt. Gli automobilisti protestano. Schengen è in pericolo. Che tanti bimbi anneghino nelle traversate non importa a nessuno. La Polonia è in Europa per beneficiare dei contributi. Ma dei problemi non vuole saperne. Junker e Merkel se la prendono con la Grecia perché non protegge i propri confini. Ma con tutte quelle isole non è facile. È come chiedere a un millepiedi di non pestare le cacche per la strada. Per apparire adulti ci stiamo impelagando nell’inferno della Libia. Non ci bastavano i problemi economici e sociali. Adesso siamo anche in cerca di lutti nelle sabbie mobili del deserto. Esportiamo mediocrità. Puntiamo addirittura all’ONU. Così, metteremo un’altra bandierina inutile sul nostro Risiko. Cresce il debito pubblico. Persino società, atleti e dirigenti sportivi indagati. Ruba chi è già ricco. Qualcuno si dichiara, come sempre, prigioniero politico. Non perché innocente, per abitudine. Solo nelle bugie la memoria non ci tradisce mai. 

A ciascuno il suo
Della corruzione che ci rende lo zimbello del mondo non ci vergogniamo. Tanto che non facciamo nulla per combatterla. Copriamo, invece, i capolavori di cui dovremmo andare orgogliosi. La nudità marmorea della Venere esquilina e del Dionisio avrebbero potuto offendere la sensibilità e la cultura del presidente iraniano in visita al Campidoglio. Contemporanea è la notizia che classifica l’Italia al 61° posto per il malaffare che inquina la macchina pubblica. Ci precedono persino Ghana, Cuba, Oman e Kuwait. In Europa peggio di noi solo la Bulgaria. Noi nascondiamo il patrimonio di cui andare fieri per non turbare la fede di un miscredente dell’arte. La buona notizia è che c’è un’inversione di tendenza. L’anno scorso eravamo al 64° posto. Passi da gigante, come pure nella ripresa economica. La vergogna è rilevata da Transparency International, su 168 paesi censiti. Il Vaticano, più dignitoso, quando il Papa ha ricevuto Rouhani non ha coperto le Madonne del Latte, che mostrano la Vergine in pose diverse a seno nudo. Chi vuole davvero pregare per la pace si scandalizza nel vedere un uomo appeso alla forca, non capolavori, che non sono mai peccaminosi. Quell’uomo, però, porta con sé 14 miliardi di dollari da investire nelle aziende italiane. Allora è giusto inchinarsi, e, se richiesto, anche abbassare i pantaloni o alzare leggermente la gonna. In questa specialità siamo imbattibili. Primi in assoluto, se ci fosse una classifica.

Le Pen e i leccapiedi d’ordinanza
Da un po’ di tempo alcuni ministri sfoggiano occhiali da vista e da lettura di cui prima di entrare al governo non avvertivano il bisogno. Credono, così, di avere acquisito un’aria da intellettuali. Si prevedono ondate di analfabeti dall’ottico per comprarne. È l’Italia da quinta elementale che cerca di colmare le lacune culturali con le lenti. Chi sa leggere, scrivere e far di conto usa quelle a contatto, per nascondere il difetto. Gli altri, invece, lo ostentano. Costituzionalisti, economisti e grandi professionisti della prima repubblica incutevano rispetto per la loro autorevolezza. Mediocri e leccapiedi studiano con impegno encomiabile il modo più efficace per dire “signorsì”. È arrivata in Italia Marine Le Pen. Tutti corrono a Milano per ossequiarla. Cercano di carpirle i segreti del successo, ma non quelli del fallimento. È una signora, non una di loro. Seppure da un biberon estremista e antistorico, si nutre di politica da quand’era in fasce. Crede in ciò che predica e non cambia casacca. Ha studiato, si è laureata e ha fatto l’avvocato. Non è difficile, dicono gli inglesi, avere un bel prato. Basta curarlo ogni giorno per vent’anni. I nostri politici, invece, vogliono averlo subito e senza fatica. Gli italiani, purtroppo, glielo consentono.

 

Ospitalità senza limiti né dignità
Ogni volta che succede qualcosa di disdicevole nessuno ne sa nulla. Governo, soprintendenza, cerimoniale e sicurezza cercano i responsabili, come se tutti tornassero da un anno sabbatico. Fingendo di cadere dalle nuvole aumentano il ridicolo di cui sappiamo abilmente ricoprirci. Nessuno sa nulla del poco dignitoso ordine di coprire le statue. Il presidente iraniano non l’aveva neppure richiesto. È stata una delicata e servile premura degli italiani. Sarà forse licenziato un altro capodigabinetto. Sono loro nella nostra presunta democrazia ad assumere le responsabilità degli inetti superiori. Non si sa come vengano, poi, retribuiti. Nessuno indaga. Meglio ignorare. Se l’Italia è davvero in balia di qualsiasi “numero due”, vuol dire che al vertice non c’è controllo di ciò che accade nel paese. Potrebbero, quindi, succedere eventi più gravi. È già accaduto che, per compiacere un dittatore che la voleva in ostaggio, è stata espulsa con violenza una giovane ospite con la figlia di 6 anni. All’insaputa di tutti, come oggi. Sarebbe stato più adeguato sostituire i capolavori dell’arte con forche allusive o raffigurazioni di perseguitati politici. Ma per tali iniziative ci vogliono uomini di altro spessore.

 

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