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Come è noto, il Partito Liberale Italiano è molto attento alle iniziative dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, organo istituzionale che, nell’ambito della tradizione liberale anglosassone, assolve alle indispensabili funzioni di verifica e intervento a tutela del libero mercato e dei consumatori.

Il 10 febbraio scorso, l’Antitrust italiana ha pubblicato le conclusioni della sua “Indagine conoscitiva sul mercato dei rifiuti urbani”, un problema serio, sotto i profili ambientale, sociale ed economico, fortemente sentito in gran parte delle nostre città.

Fa piacere leggere che l’analisi critica e le possibili soluzioni prospettate dall’istituto di Piazza Verdi collimino con quelle del Partito Liberale Italiano.

Si legge nel comunicato stampa dell’autorità che bisogna “Accrescere la concorrenza per aumentare la raccolta differenziata dei rifiuti, favorendo il riciclo e la termovalorizzazione e riformando il sistema consortile per la raccolta degli imballaggi imperniato sul monopolio sostanziale del Conai”. Concetti da cui si ricava chiaramente che, senza metodi concorrenziali di gestione di tale servizio pubblico, non si arriverà mai a risolvere quella che il presidente dell’AGCM, Giovanni Pitruzzella, ha definito “una grande questione economica, ambientale e anche giudiziaria”.

La gestione dei rifiuti urbani è, peraltro, un ambito in cui le ecomafie riescono a fare un business per loro interessante a livello lucrativo, a causa di un non sufficiente controllo di legalità che andrebbe, come da noi rimarcato più volte, intensificato. Il problema della criminalità organizzata non può essere circoscritto a una questione meridionale, anche se, come ha fatto l’Antitrust, è giusto evidenziarne la gravità nelle regioni del sud. Si tratta, in realtà, di una questione nazionale.

Su questo giornale, ma anche su interviste ad altri organi di stampa, i rappresentanti del Partito Liberale Italiano hanno proposto, per contrastare i monopoli dei carrozzoni municipalizzati e le ecomafie, l’adozione inderogabile dei bandi di gara, vero strumento concorrenziale, a condizioni eque e non discriminatorie, per l’affidamento dei servizi pubblici che gli enti locali non sono in grado di gestire. Ciò vale a maggior ragione per l’amministrazione dei rifiuti urbani, autentico disastro nella maggior parte dei Comuni, a partire da Roma Capitale.

Bandi di gara ai quali possono partecipare tutti i soggetti ritenuti idonei ai sensi di legge, ovvero con i requisiti morali alla base di un ordinamento giuridico e, visto che si parla di servizio pubblico, con una ben definita capacità tecnico-organizzativa. Il tutto deve avvenire con poche regole, ma chiare, ovvero con criteri fissati a livello legislativo, non derogabili, onde evitare il classico trucco all’italiana del vuoto normativo o dell’eccessiva interpretabilità delle disposizioni.

Anche l’Antitrust sembra condividere la linea del PLI, auspicando che vengano riviste “le modalità di affidamento della raccolta, privilegiando la gara laddove possibile, limitandone la durata a un massimo di cinque anni e vincolando gli affidamenti in-house (ovvero ad aziende create dagli enti pubblici) a un benchmarking di efficienza”. Tutto condivisibile! E’ opportuno aggiungere, come regole, un divieto di sub-affidamento e, qualora l’azienda aggiudicataria della gara non si dimostri all’altezza della situazione, la revoca e l’inserimento dello stessa in una black list pubblica, che non gli consentirebbe di partecipare più ad alcuna gara futura.

Solo così si può scardinare il sistema corrotto e inefficiente che i cittadini sono costretti a sorbirsi da tempo. Leggendo l’indagine dell’Antitrust, consultabile sul sito internet dell’istituto, conforta accorgersi che non è solo il Partito Liberale Italiano a pensarla in questo modo.

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