diario di tumbarello

In principio fu Bertinotti
La sinistra perdente, come l’ha felicemente battezzata Renzi, non si smentisce. Come già in Liguria, dove era impossibile non vincere, vuole provare a perdere anche a Milano. Non sarà facile. Ma, quando vogliono, sanno impegnarsi, e con un po’ di fortuna ci riusciranno. Mettono in scena il paradosso di chi si evira per fare un dispetto alla moglie. Alcuni politici nostrani sono ancora peggio. Credono che il successo consista nel fare vincere l’avversario. Purtroppo la mania non è solo di certa sinistra. Infatti, nel campo opposto c’è una frangia che si spaccia di destra e che, siccome contesta il candidato ufficiale, sprecherà i voti su soggetti improbabili, aspiranti sindaci da sempre. Anche altri sono stati contagiati dalla patologia. Sembrano volersi presentare con una lista di destra, proprio per non far vincere la propria coalizione. Non si tratta di vocazione perdente, ma di malattia invalidante. Anche noi elettori, purtroppo, da un po’ di tempo ne siamo affetti. Se no, non consentiremmo di far gestire il paese a chi soffre di tali deviazioni mentali. Affidiamo a soggetti psichicamente labili il delicato compito di rappresentare nelle istituzioni il futuro dei nostri figli. Che cosa sta succedendo a questo povero paese? Perché non li prendiamo a calci nel sedere? E poi, ci stupiamo che la metà degli italiani non si rechino più alle urne. 

La malavita è più umana
Dopo un anno d’indagini, sono stati arrestati a Grottaferrata 10 operatori sanitari. Maltrattavano e percuotevano per sfizio ragazzi ricoverati in un centro per disabili. Perché un anno? Non bastava una settimana o 15 giorni? Come mai tanto tempo? Eppure sono sufficientemente eloquenti le immagini raccapriccianti che appaiono sulle telecamere di sorveglianza. Complice una stupida convenzione, che copre i volti dei criminali in tv, non potremo neppure riconoscere questi mostri, che, purtroppo, tra poco incontreremo per la strada. Per indagare ci vuole tanto tempo e poche ore per rimettere in libertà i tipi più abietti. Delinquono per indole, senza ricavarne un utile. Se noi ci dibattiamo ancora nella crisi economica che altri, invece, hanno superato, è per l’immoralità che ormai dilaga ovunque in Italia. In un paese di ladri, chi fa un lavoro in cui non si può rubare, sfoga la propria frustrazione su esseri deboli che non sono in grado di difendersi. La vocazione criminale da noi diventa pure vigliacca. Tra i violenti c’erano anche donne, che in questo tipo di lavoro dovrebbero essere mamme. Inutile pensare a moralizzare la società. Ci vorrebbero personaggi di altro spessore.

Senza democrazia non c’è giustizia
Povero ragazzo, non sapeva quanto crudele sia la dittatura e voleva denunciarne i soprusi. Dedicategli una sala del museo egizio, commemoratelo in parlamento, dategli una medaglia per la sua ingenuità. Servirà a lenire il dolore dei familiari. Ma, per carità, avvertite i giovani sprovveduti che volessero emularlo, che dove non c’è libertà, è facile finire come Giulio. Si vada a studiare altrove. E, se proprio si è costretti a faro in certi paesi, siate molto attenti. Non immischiatevi nella politica, né, meno ancora, nei gruppi di contestazione. Sui giornali debbono scrivere solo professionisti, che hanno formazione ed esperienza. Eppure, anche loro, nonostante la prudenza, talvolta finiscono male. Soprattutto si impedisca ai direttori di utilizzare questi ragazzi, mossi dall’ideale di libertà, come scrittori. A quell’età, senza preparazione né istruzione specifica, sono vittime designate. Non sanno neppure di chi potersi fidare. Spesso chi si spaccia per amico è un infiltrato dei servizi segreti. Fate bene a reclamare la verità. Ma i militari non possono darvela. Perché è sulla menzogna e la violenza che si regge il loro potere. L’unica iniziativa saggia che dobbiamo prendere è dissuadere studenti e ricercatori dal recarsi dove non c’è democrazia. E, se costretti, limitarsi a studiare e rimanerci il meno possibile.

Tornano quelli che il terremoto
A Roma il PD sembra in pole position. Sei candidati alle primarie, com’è giusto che sia in democrazia. Ma quello degli scontrini non molla. Nei prossimi mesi ne vedremo delle belle. Ormai è in competizione con Francesco, in difficoltà. Il Giubileo segna il passo. Per attirare le folle si ricorre a una tournée di Padre Pio. E lui ne approfitta. Vuole la rivincita da Sua Santità. Allora, ridateci il puzzone. Meglio un Marino conosciuto che il buono da conoscere. Intanto, il cardinale ricomincia a impartire ordini. Non c’è più la breccia a Porta Pia? La gente ha paura. Infatti, lo contestiamo, ma, poi, facciamo come ha imposto. Con lui non si scherza. Non è mica il Papa, che prega e spariglia la Curia. Quello fa sul serio. Eppure al tribunale dell’inquisizione il voto non era segreto. Buttiglione sorride sotto i baffi. Che stia per tornare la ghigliottina? Solo i grillini sono ancora indecisi. Se vincono a Roma si scopre il bluff. Meglio puntare a Palazzo Chigi. Intanto, i ragazzi crescono e si preparano alla licenza elementare. Da destra, però, si ode uno squillo. Povero Marchini. Pensava che finalmente toccasse a lui. Continuerà a sperare per altri cinque anni. Pazienza. Tanto, basta tingersi i capelli per non invecchiare. Anziché il futuro torna la banda degli onesti. Esultano massaggiatrici e costruttori. Il Campidoglio si avvicina. Chi l’avrebbe mai detto, dopo l’Aquila. È un remake, ma la regia è sempre la stessa. SPQQR.  Ma, Sono Proprio Quaquaraquà Questi Romani?

Vivono poco, ma combinano tanti guai
Cesa, Rutelli, Veltroni, Ronchi, Polverini, Urso, Bonaiuti. Chi sono costoro? E quanti altri! Ma non vengono in mente perché spariti dalla memoria, quindi dalla storia. Carneade è più ricordato, e non fu nemmeno ministro. Eppure resiste all’usura del tempo. Ci si chiede ogni tanto che fine abbiano fatto. Scomparsi giovanissimi, come meteore. Se ce ne siamo dimenticati è perché probabilmente non valevano molto. Come loro, tanti altri – che oggi si affannano ad arrampicarsi, disposti a tutto pur raggiungere notorietà e potere – spariranno. Ormai è questo il trend. Noi, stolti, li prendiamo in considerazione. Da destra, da sinistra e dal centro, appaiono ogni tanto i loro fantasmi, che ci fanno sobbalzare, come se uscissero dalla tomba. Cercano, così, di combattere il loro destino all’anonimato. L’Italia dei mediocri ha erroneamente consentito che salissero alla ribalta e che per qualche anno decidessero del nostro futuro. Chissà se i nostri figli ci perdoneranno la stoltezza. Abbiamo pure il coraggio di lamentarci che ora le cose vadano male, che tre milioni di persone siano senza lavoro, che l’Europa zoppichi. E cerchiamo la fatina dalla bacchetta magica. Siamo proprio senza memoria. Ma soprattutto senza pudore.

La democrazia secondo il dittatore
Se c’è un fuggi fuggi continuo dal M5S, ci dev’essere un problema. Forse la rete non ha competenza adeguata per scegliere candidati di fiducia. E pensare che il sistema era escogitato per avere un totale controllo sui parlamentari. Sembra, invece, che chi ha un po’ di cultura e dignità non ne possa più degli dictat ossessivi di Grillo e Casaleggio. Rimarranno solo gli sfigati che non sanno dove andare perché nessuno li vorrà accogliere. Una multa esosa è la geniale soluzione per arrestare l’emorragia.  Non tenendo conto della Costituzione, che probabilmente non conoscono, chiederanno 150 mila euro per chi cambia casacca. Li trascineremo in tribunale, è la minaccia. E tutti ripetono, senza nemmeno capire. Poveretti, non sanno nulla di leggi e regolamenti. Credono che a dettarli sia il decalogo di un burattinaio con la parrucca da zitella irlandese. Tutto ciò che dicono gli altri è sbagliato o falso. Non si rendono conto che ci sono i codici e una legge fondamentale che non vincola il parlamentare alla lista in cui è eletto. Sono questi sbarbatelli arroganti e presuntuosi che dovrebbero risolvere i problemi del paese. Purtroppo c’è chi li sostiene.

 

 

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