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La sanità  è una materia delicata. Appartiene a tutti. È tutelata dalla costituzione. Dovrebbe essere, per gli amministratori, un adempimento da valutare con estrema attenzione. Fin qui la teoria. Ma la pratica, molto spesso, è completamente diversa. Negli ultimi mesi la Regione Marche “targata” Ceriscioli ha deciso di operare un “riordino” a livello territoriale. Che la sanità sia spesso luogo di “sprechi” non è una novità: la famosa siringa dal prezzo differente nelle  diverse  regioni  ha fatto scuola. Ma la questione non riguarda solo aspetti strutturali, bensì il modo di gestire correttamente  il sistema sanitario nella Regione. Premesso ciò, il riordino nelle Marche ha come oggetto un riassetto che non è gradito a nessuno. Persino  molti Sindaci del PD hanno manifestato  disappunto, non solo all’interno del partito, ma sopratutto pubblicamente nei giornali, nei luoghi istituzionali e nelle piazze.
Il riordino ha per oggetto tagli che prevedono la chiusura di molte strutture e punti nascita nella zona dell’entroterra, già in difficoltà a causa delle pessime vie di comunicazioni. Specialmente nel periodo invernale riesce difficile il raggiungimento dei luoghi dove sono collocati i presidi sanitari. Molti marchigiani si vedono costretti a scegliere strutture in altre regioni confinanti perché, paradossalmente, più vicine rispetto al presidio della propria regione che dovrebbero raggiungere.
Anche moltissimi Sindaci hanno deciso di opporsi a questo riordino risultato incomprensibile atteso che lo stesso Presidente Regionale aveva in precedenza dichiarato che i tagli non sarebbero stati stati fatti per motivi di risparmio della spesa pubblica; infatti, in un dispaccio dell’Ansa è stato dichiarato: “La chiusura dei punti nascita di Osimo, Fabriano e San Severino Marche non è dettata da criteri di risparmio e non produce risparmio, ma “è un’azione che rispetta criteri di qualità e sicurezza”. Ora chiudere i punti nascita dell’entroterra a vantaggio di quelli costieri, praticamente non può garantire nessuna sicurezza considerando che il punto nascita più vicino, ad esempio per un comune come Matelica, è a 45 km di distanza, in zona montana, con pessime vie di comunicazione soprattutto nei periodi invernali.
Il secondo aspetto che  riguarda il riordino ha per oggetto i primi punti intervento (PPI) a cui viene tolto il medico (MSA) del 118 nelle ore notturne sostituendolo, in alcuni comuni, con una gestione infiermieristica chiamata MSI ( DGR 1183/2015 ). Molti Sindaci anche del Pd  hanno dichiarato battaglia. Il sindaco di Fabriano per protesta ha deciso di autosospendersi dal partito. Diversi sindaci dell’entroterra hanno deciso addirittura  di “incatenarsi”. Il Comitato di San Severino ha avanzato ricorso al TAR per chiedere la sospensione della decisione.
I Sindaci del pesarese hanno promosso una manifestazione l’11 gennaio nei pressi della regione durante la seduta della Commissione Sanità  per  “urlare” un forte NO al presidente Ceriscioli.
A livello locale e regionale sono proseguite  le attività per mantenere informati i cittadini.  Sabato 6 febbraio diversi comitati si sono ritrovati ad Ancona a Piazza Roma per un sit in contro questo riordino.
C’è da auspicare un riordino basato su una giusta suddivisione dei punti nascita. E, dove possibile, bisogna evitare la chiusura dei presidi qualitativamente riconosciuti indispensabili per i cittadini.

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