malagodi
Una volta in piú le Regioni si dimostrano quel carrozzone dannoso, fonte di sprechi, corruzione e riserva di caccia per gli interessi di pochi, che la soliditá politica del compianto Malagodi aveva intuito sarebbero state.
É di pochi giorni fa la notizia dell’arresto di un altro pezzo grosso della Regione Lombardia: il leghista Rizzi, nientemeno che Presidente della Commissione Sanitá e Politiche Sociali della Regione e ritenuto da molti braccio destro del Presidente Roberto Maroni.
Al netto di ritualitá, forma e convenevoli, a questo punto la domanda é semplice: ma di che cosa ci stupiamo? O di cosa facciamo finta di stupirci, forse é meglio dire.
É cosa nota che la politica indica figure apicali, dirigenti di strutture che fatturano milioni e chi gestisce appalti da decine o centinaia di migliaia di euro alla volta. Figure “di potere”, influenti, che creano e gestiscono affari e consenso e, quindi, sono molto ben pagate.
Siccome il requisito principale per la nomina da parte di questi politici mentecatti non é il merito o il curriculum (a volte utili come effetti secondari, pretesti, ma secondari restano), ma l’appartenenza/vicinanza/contiguitá politica, allora i nominati sono in una situazione, facciamola semplice, di sudditanza psicologica. Vogliamo dire che questi personaggi indicati dalla politica si sentono “in debito”? Ricattabili o complici, forse entrambe le cose, di questa pessima generazione politica per la quale il requisito per la candidatura sappiamo non essere qualitá, né merito o tantomeno l’integritá morale.
Questo é il meccanismo. O ci si adegua o ci si ribella. Chiunque abbia o abbia avuto a che fare con la politica lo conosce; o, perlomeno, voglio essere generoso, magari non lo conosce, ma non puó non percepirlo chiaramente. Si sa, é noto.
C’é chi cammina con i piedi sulla linea di confine, chi confini non ne vede per prassi.
Basta fare finta di scandalizzarci. Chi vota, o solo sostiene, una classe dirigente intellettualmente o materialmente corrotta é complice ed intellettualmente corrotto a propria vota.
Sono un liberale e credo nella necessitá di ispirarci alla cultura del merito; mi indigno e mi ribello di fronte ad una classe politica di livello cosí basso.
In un contesto simile non puó che essere naturale, per cosí dire, concludere con il richiamo ed il tributo, nella recente ricorrenza del novantesimo anniversario della morte (15 febbraio 1926), a quella grande figura liberale che fu Piero Gobetti ed allla sua intransigenza politica. La politica é un’arte; la grande amarezza é che sia in mano a chi la svilisce a fonte di guadagno anziché innalzarla alla nobile passione dovrebbe essere.
Tutto questo dimostra che aveva ragione Malagodi quando si oppose alla istituzione delle Regioni a Statuto Ordinario. Oggi, per i liberali, non rimane che chiederne la cancellazione, insieme a quelle a Statuto Speciale.
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