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Da sempre considero quelle anglosassoni le migliori democrazie liberali al mondo, punto di riferimento per tutti coloro che si riconoscono in quel ceppo di valori. Ritengo che gli italiani non debbano mai dimenticare il sacrificio di sangue delle truppe anglo americane per restituirci la libertà, insieme al contributo per la ripresa economica del nostro Paese. Tutto questo ha comportato agli USA molti ingiusti attacchi ed impopolarità, ma ha assicurato il più lungo periodo di pace della nostra storia. La scelta atlantica è stata la più felice compiuta dall’Italia nel dopoguerra, di importanza superiore anche a quella, pure importante, del processo di integrazione europea.
Tuttavia non possiamo negare che la politica estera americana spesso è stata lacunosa e talvolta scandita da errori, anche gravi, non sottovalutando tuttavia il sacrificio compiuto da questo grande Paese amico, che per moltissimi anni ha scelto di assumersi il ruolo difficile e doloroso di gendarme del modo in difesa degli ideali di libertà e democrazia.
Col senno di poi la guerra in Irak si è rivelata un errore, anche se difficilmente si sarebbe potuto immaginare che gli USA non reagissero all’abbattimento delle torri gemelle di New York, che è stato il più grave atto di terrorismo della storia. Il binomio Hillary Clinton – Nicolas Sarkozy si è poi intestato la tragica scelta di spazzar via il dittatore Gheddafi ed il suo regime, senza aver preparato una strada per uscirne in modo non peggiore, come invece è avvenuto.
Nessuno tuttavia ha sbagliato in politica estera come il modesto Obama, che, ha rinunziato al tradizionale ruolo americano di difensore della democrazia e di avversario del fanatismo in Medio Oriente, che ha reso possibile il bagno di sangue della infinita guerra mediorientale di tutti contro tutti e la esplosione del terrorismo in Europa. In Italia abbiamo commesso l’errore di festeggiare primavere arabe che tali non erano, fino a trovarci il conflitto bellico in prossimità dei nostri confini e gli attentati in casa. La matassa oggi è molto intricata. Gli Stati Uniti non intervengono, l’Europa, anche dopo l’ultimo vertice, dimostra di non esistere, se non per litigare sulla assegnazione delle quote di migranti e per la suddivisione del costo finanziario di quanto preteso per frenare l’esodo verso i nostri territori dal dittatore turco Erdogan, che pretenderebbe anche di riaprire la trattativa per l’ingresso nell’UE di una Turchia, che non garantisce i diritti umani e la libertà di stampa.
Unico successo della politica estera della scialba presidenza Obama è stato il disgelo con Cuba. Tuttavia la sua visita nell’isola caraibica sembra essere stata più improntata alla creazione di relazioni economiche, che alla esportazione dei valori di libertà e democrazia in un Paese, dove domina un regime autoritario familiare con un partito unico, la libertà dei cittadini viene conculcata dalla presenza di un enorme apparato di spionaggio, quella di stampa è assente, le carceri sono piene di detenuti politici, la retorica della rivoluzione dilaga. Il rischio è che la riapertura delle relazioni commerciali con gli USA assicuri allo stato cubano, vicinissimo al collasso, una ripresa economica che potrebbe salvare un regime, altrimenti condannato, mentre ci saremmo aspettati che il Presidente americano pretendesse forti segnali sul terreno delle libertà democratiche, per avviare un rapido processo di superamento dell’insopportabile ed anacronistico autoritarismo castrista. Un atteggiamento più determinato in difesa degli ideali del mondo libero, sarebbe apparso come un importante segnale di incoraggiamento verso il positivo processo in atto in Sud America di liberazione dal dispotismo, che ha di recente registrato la sconfitta del Chavismo di Maduro nelle elezioni venezuelane, insieme al tramonto in Argentina della sinistra stella di Lula, incriminato per corruzione, dopo il trionfo elettorale di Macri.
Anche se i protagonisti che al momento appaiono avvantaggiati elle primarie non ci convincono, confidiamo che il nuovo Presidente USA, che il popolo americano si appresta ad eleggere, riaprirà con spirito diverso il dossier della politica estera e faccia sentire il proprio peso per ristabilire gli equilibri necessari alla pace nel mondo.

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