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Il Governo Renzi prima o poi rischia di venire travolto dagli scandali, per la fragilità, che deriva dall’essere stato costruito soltanto sul collante del personalismo autoritario del suo leader e della spregiudicata vocazione alla conquista del potere, senza alcuna ispirazione ideale; anzi sull’abbandono di quella stessa tradizione politica che per quasi settant’anni la sinistra italiana aveva cercato di interpretare. È avvilente lo spudorato tentativo del Capo del Governo, al cospetto del Presidente degli Stati Uniti, di rappresentare quale merito del proprio Esecutivo le dimissioni date dal Ministro dello Sviluppo Economico, che invece costituiscono il minimo di decenza di fronte alla gravità di una intercettazione telefonica che informava, dal banco stesso del Governo in Parlamento, il proprio compagno dell’approvazione di quanto gli interessava. Con l’aggravante che tutto questo era avvenuto attraverso un voto di fiducia su un emendamento complessivo del Governo, dopo che, precedentemente, il Presidente della Commissione competente invece aveva dichiarato inammissibile un’analoga proposta di modifica, prendendo atto che in Senato vi era una generale contrarietà. Il contenuto della telefonata è ancora più grave perché la Guidi rivela di aver ottenuto il consenso della collega Maria Elena Boschi, firmataria dell’emendamento a nome del Governo. Tale circostanza dimostra, al di là di ogni forzatura interpretativa, che la Ministra dei Rapporti col Parlamento, consapevolmente, aveva voluto rendere un favore a quella delle Attività Produttive. Vergogna!
Un Esecutivo con una fortissima impronta del proprio Presidente e costituito da modeste personalità, prive di caratura politica e culturale, inciampa in miserabili scandali familiari, come quello della Guidi, ma peggio, come quello della gestione a dir poco opaca, se non complice, della oscura vicenda di Banca Etruria, che ha direttamente coinvolto la Boschi, alla quale è stato conferito il ruolo di elemento di maggiore spicco nella compagine ministeriale, dopo il Presidente del Consiglio.
Mi è venuto istintivo paragonare il miserabile episodio di malcostume, che dimostra plasticamente la cifra dello spessore etico di questo Governo, al rigore morale di Urbano Rattazzi, Quintino Sella e degli altri statisti liberali che risanarono le finanze del Regno, dissestate dalle guerre sabaude, attraverso un’oculata amministrazione giunta fino all’accortezza di spegnere la sera le luci dei Ministeri, oltre alla vendita di beni demaniali e all’utilizzo del tesoro del Regno delle due Sicilie dopo l’annessione, (magari commettendo l’errore di non ripagare in alcun modo di questo il Meridione) per raggiungere il pareggio di bilancio, che rese la lira la valuta più forte d’Europa. Se ne deve dedurre che ogni residuo di eticità della politica è stato cancellato? Il Presidente del Consiglio potrebbe smentire tale preoccupazione nominando nuovo Ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Cottarelli, le cui proposte per la spending review sono state così scorrettamente ignorate perché colpivano troppi interessi clientelari.
I liberali italiani si sentono fortemente impegnati a respingere, attraverso il referendum, il tentativo di demolire l’impianto costituzionale, fondato sulla separazione e l’equilibrio dei poteri, per tentare, anche con un consenso reale assolutamente minoritario, strappato in una competizione elettorale falsata, di impossessarsi di tutti i poteri dello Stato per consolidare un potere assoluto, che potrebbe degenerare in dispotismo autoritario.
Gli insuccessi di presunte riforme, tutte fallite, non riescono a far uscire il Paese da una ormai troppo lunga stagione recessiva, mentre il ciclo economico internazionale si è da tempo invertito. I dati negativi sulla crescita e sull’occupazione quindi finiscono con l’erodere i consensi di una maggioranza costituita da componenti non omogenee, tenute insieme soltanto attraverso una raffica di voti di fiducia.
L’esito delle elezioni amministrative di primavera potrebbe segnare la prima battuta d’arresto per l’arrembante giovanotto toscano, preparando la sconfitta referendaria, sempre che gli scandali non travolgano prima il claudicante Esecutivo. Quello che preoccupa tuttavia è la mancanza anche soltanto dell’embrione di una credibile alternativa, come sarebbe fisiologico in una democrazia, liberale, ammesso che la nostra lo sia ancora.

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