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Quella appena trascorsa è stata una settimana di acque molto agitate per il Governo del rospo fiorentino, che infatti è apparso più gonfio del solito e con gli occhi ridotti a semplici fessure. Le dimissioni della Ministra Guidi e la pubblicazione delle intercettazioni del processo hanno messo in evidenza il coinvolgimento dell’Esecutivo in un intricato circuito di pressioni lobbistiche e di divisioni al proprio interno, nonostante, anzi proprio a causa, della modestia dei personaggi che lo compongono ed a dispetto dell’impronta autoritaria e personale impressa dal suo Capo.

La conseguenza è stata la doverosa decisione di tutte le opposizioni di proporre diverse mozioni di sfiducia, ma che verranno, a quanto pare, votate da tutti i gruppi di minoranza. Tuttavia la reazione più forte è stata quella del solitamente mite Cuperlo che ha avuto il coraggio, in una Direzione del PD, pur composta in stragrande maggioranza da nominati dal Premier e che ha quindi espresso un voto finale di stampo bulgaro, di usare un tono che mai nella politica italiana del dopoguerra era stato registrato all’interno di un partito politico. La frase è stata lapidaria e terrificante: “Matteo non ti stai mostrando all’altezza del ruolo che ricopri, ti manca la statura del leader, anche se coltivi l’arroganza del capo”. L’affondo ha lasciato stupiti perché è venuta da una persona normalmente pacata e dai toni misurati, che si discosta dalla dominante volgarità di una politica gridata, che ci ha abituati agli insulti più sguaiati. La gelida durezza del suo attacco evidenzia che la misura si è colmata, fino a fargli dire in modo diretto e crudo:”Sento il peso di stare in un partito che sembra aver perso le proprie ragioni”.

Lo spericolato Renzi, che sul momento non ha battuto ciglio, è rimasto terrorizzato, in seguito, dai sondaggi riservati che davano il consenso nei suoi confronti in caduta libera. Ha quindi tentato, col solito metodo clientelare, di allontanare l’attenzione mediatica dalla vicenda, proponendo di dare ottanta Euro aggiuntivi alle pensioni minime. Tuttavia l’estemporanea iniziativa è stata subito archiviata per la assoluta mancanza dei quattro miliardi necessari a finanziarla e per le critiche piovute da ogni parte. Intanto la Commissione europea ha ulteriormente richiamato l’Italia per l’eccessivo ricorso ai margini di flessibilità di fronte ad una congiuntura negativa, che ha costretto lo stesso Governo a rivedere al ribasso le troppo ottimistiche previsioni per l’anno in corso e quelle per il 2017.

Indiscutibilmente, anche grazie alla fermezza della Procura della Repubblica di Roma, l’Esecutivo ha invece segnato un punto a proprio favore, respingendo le scarne paginette della inaccettabile e lacunosa ricostruzione della tragica fine di Giulio Regeni, fatta dai rappresentanti della dittatura militare di Al Sisi, compiendo il gesto simbolico di richiamare l’Ambasciatore. Bisogna evitare che l’incidente diplomatico diventi un duplicato del caso, tuttora irrisolto, dei due marò processati in India, in spregio alla sovranità nazionale dell’Italia, dal momento che essi prestavano servizio su una nave battente la nostra bandiera. L’uccisione del nostro studente, dopo giorni e giorni di strazianti torture ed i successivi maldestri tentativi di depistaggio, invece, potrebbe determinare la rottura del precario equilibrio su cui si regge Al Sisi, imposto dai militari dopo la defenestrazione e l’arresto di Mursi, sostenuto dai pericolosissimi fratelli musulmani, ma regolarmente eletto. La grande eco internazionale suscitata dal caso e la reazione popolare degli stessi cittadini egiziani, indipendentemente dalla disinformazione della stampa controllata dal regime, potrebbe avere effetti imprevedibili in un Paese dove convivono troppe contraddizioni e la situazione economica è vicinissima al collasso. L’Italia potrebbe giocare pertanto una carta di grande prestigio sullo scacchiere internazionale se non commetterà l’errore di ammorbidire il proprio attuale atteggiamento per la preoccupazione di compromettere i cospicui interessi imprenditoriali in quel Paese. Un successo diplomatico potrebbe restituire fiato ad un governicchio tanto modesto quanto arrogante.

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