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L’approvazione della legge sulle Unioni Civili ha assunto il valore simbolico epocale di strumento di civiltà, con il quale è stato riconosciuto il diritto ad una vita affettiva normale alle coppie omosessuali. Esse così sono uscite definitivamente dalla clandestinità, eliminando ogni formale discriminazione sociale. Tuttavia l’arrogante metodo renziano si è ancora una volta realizzato nella sua forma più insopportabile. Non era mai avvenuto che una riforma, che non può limitarsi ad essere programma di Governo per le grandi differenze di opinione trasversali che essa comporta e che infatti era stata avviata con una iniziativa parlamentare, venisse approvata, sia al Senato che alla Camera, con il voto di fiducia. Tale scelta dimostra la volontà di appropriarsi scorrettamente dell’intero risultato politico ed, allo stesso tempo, di evitare smottamenti o fughe in avanti all’interno della maggioranza.

Quindi, la grande soddisfazione per la profonda svolta modernizzatrice, finisce con l’essere attenuata di fronte alla ulteriore dimostrazione  della mancanza di ogni forma di galateo istituzionale.

La legge approvata, in conseguenza, è piena di contraddizioni ed insufficienze. Per esempio non sono state affrontate le implicazioni di carattere penale, (dall’ipotesi di bigamia, ai maltrattamenti in famiglia e così via) non è stato disciplinato l’eventuale scioglimento, è stata infine creata una disparità a sfavore delle coppie di fatto eterosessuali, cui non è stato esteso il beneficio della reversibilità pensionistica, (che certo avrebbe comportato un costo elevato) mentre è stata prevista per quelle omosessuali, che anch’essa avrà, anche se nel tempo, un impatto pesante sul bilancio dell’IMPS.

In effetti si tratta di una legge fatta male, che ha avuto come primario obiettivo  non quello di riconoscere diritti, ma di conquistare consenso elettorale, anche scontando errori e insufficienze. Con un minimo di pazienza e qualche giorno in più di dibattito, senza mortificare ancora una volta l’Istituzione parlamentare, si sarebbe potuto migliorare significativamente il testo, coinvolgere un arco molto più ampio di forze politiche e di singoli senatori o deputati, evitando un arrogante voto di fiducia alla fine di un percorso legislativo, che correttamente  aveva preso il suo avviso come iniziativa parlamentare.

Oltre alle carenze ed agli errori sopra accennati, si sarebbe potuto approfondire il delicato tema dell’adozione del figlio del partner, che invece, per timore di spaccature all’interno della maggioranza di Governo, è stato stralciato, dimostrando totale disinteresse per i minori oggi coinvolti nelle situazioni di fatto che si intendevano regolare. Saranno i giudici, attraverso una giurisprudenza evolutiva, ci auguriamo di buon senso e non ancorata a pregiudizi ideologici, a regolare tali delicatissime situazioni. Infatti, il tema in discussione non era, come strumentalmente è stato accreditato, quello di evitare la pratica del cosiddetto utero in affitto, ma quello più delicato del destino del minore, che ha vissuto tutta la sua esistenza insieme al compagno del genitore naturale. Egli, ove quest’ultimo dovesse venire a mancare, rischia di venire strappato dall’ambiente familiare nel quale è cresciuto per essere dato in affidamento ad un Istituto o ad altri.

Nonostante un clima reso insopportabile dall’arroganza della coalizione di maggioranza e tutte queste gravissime lacune, festeggiamo il raggiungimento di un traguardo di civiltà, al quale il nostro Paese è arrivato con ritardo e ci auguriamo che la normativa possa presto venire migliorata attraverso altri interventi legislativi, distinguendo nettamente la nostra posizione da quella di coloro che, in nome di una visione ideologica reazionaria ed intollerante, hanno già annunciato una iniziativa referendaria per l’abrogazione. I liberali saranno sicuramente dall’altra parte.

Le leggi perfettibili si possono modificare per migliorarle, il referendum, che tende alla cancellazione, è uno strumento cui ricorrere solo nei casi di contrarietà radicale, come per la mostruosa riforma costituzionale e la antidemocratica legge elettorale, approvate da un Parlamento, eletto attraverso una legge dichiarata incostituzionale dalla Consulta e che, incurante, ha varato una riforma, che riproduce, aggravandoli, i medesimi difetti per concentrare tutti i poteri della Repubblica nelle mani di un uomo solo al comando.

La diversità liberale consiste nello sforzo di far prevalere sempre la ragione, cercando di stare dalla parte del progresso. Plaudiamo pertanto al riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, che consentirà loro di uscire da una insopportabile clandestinità, pensando già a come rafforzare tale conquista ed, al medesimo tempo, ad affrontare con maggiore approfondimento i problemi delle coppie di fatto etero sessuali e sollevare, nell’ambito del matrimonio, la questione, ormai matura, dei contratti prematrimoniali tra i coniugi.

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