Roma

Ho letto l’interessante articolo dell’on. Daniele Capezzone, pubblicato il 17 maggio scorso su LiberalCafè, dal titolo “Comune di Roma, il candidato (se può) risponda sulle municipalizzate”.

L’invito non mi pare provocatorio, ma essenziale perché tocca un tasto dolentissimo, soprattutto pensando alla città di Roma.

Pur essendo il sottoscritto un semplice candidato del Partito Liberale Italiano al Consiglio Comunale e all’VIII Municipio della Capitale, mi permetto di esprimere la mia opinione sul tema, riproponendo quanto trattato in un articolo del 19 giugno 2015, pubblicato qui, su Rivoluzione Liberale.

Il sistema delle aziende municipalizzate, che fa di Roma il terzo polo aziendale d’Italia, è di una inefficienza disarmante. Confrontata con le altre metropoli mondiali, sembra di vivere in una capitale del terzo mondo. Una città che si mantiene sui meriti degli antenati, ma che lascerà in eredità ai propri discendenti uno scempio ingiustificabile. Una città che, se vuole tornare ad essere quantomeno rispettata, deve abbandonare la cultura del parassitismo pubblico e dell’assistenzialismo, abbracciando definitivamente la libera concorrenza e la meritocrazia, attraverso l’applicazione del metodo liberale.

A partire dalla gestione dei servizi pubblici locali. Basta con i monopoli dei carrozzoni municipalizzati! Lo scandalo di Mafia Capitale conferma che bisogna sviluppare un progetto che preveda l’obbligatorietà del bando di gara, vero strumento concorrenziale, a condizioni eque e non discriminatore, per l’affidamento di tutti i servizi pubblici che l’Amministrazione comunale, direttamente, non è nelle condizioni di gestire.

Perché sobbarcarci, senza peraltro essere stati interpellati, gli oneri e le inefficienze di aziende pubbliche incapaci di tenere una strada pulita o di coprire una tratta stradale con un parco bus pulito, sicuro e tale da non lasciare l’utente per ore, in attesa, alla fermata?

Bandi di gara, dunque, ai quali possono partecipare, oltre ai carrozzoni che già conosciamo, le aziende private interessate. Da questo punto di vista, l’invito è una riflessione più approfondita sul tema “privatizzazione”. Il vero obiettivo di una politica liberale, infatti, non è tanto l’apertura ai privati della compagine sociale della municipalizzata, quanto la “liberalizzazione” del servizio. Si concorre, pubblico e privati, per offrire ai cittadini il servizio migliore. Ecco perché lo strumento essenziale, inderogabile, è quello del bando di gara.

Senza dimenticare che il tutto venga svolto sulla base di un vecchio adagio del drafting normativo: poche norme, ma chiare.

L’ideale sarebbe una legge nazionale per la fissazione dei criteri a cui gli Enti locali devono attenersi per le procedure di affidamento. Trattandosi di servizio pubblico, le aziende partecipanti dovrebbero presentare una limpida situazione giudiziaria dei propri soci, un soddisfacente livello di Rating di Legalità (previsto per legge e promosso annualmente dall’Antitrust) e una capacità tecnico-organizzativa ben definita a livello normativo.

Dovrebbe, inoltre, essere vietato, senza alcuna deroga, il sub-affidamento.

La qualità del servizio dovrebbe essere oggetto di valutazione e, qualora l’affidatario non si dimostrasse all’altezza, l’affidamento verrebbe revocato e lo stesso soggetto inserito in una black list, per cui non potrebbe più partecipare alle future gare.

Servirebbe, a riguardo, un organo di vigilanza terzo rispetto al Comune, magari nominato dall’Autorità nazionale anticorruzione, oggi presieduta da Raffaele Cantone, e dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Si tratta chiaramente di una idea, a grandi linee, su cui lavorare per cercare di impedire un futuro Sacco di Roma, laddove oggi Mafia Capitale ha dimostrato di navigare indisturbata. Da un lato si impedirebbe ai soliti furbetti di arricchirsi illecitamente e, dall’altro, si garantirebbe ai cittadini una qualità dei servizi che tanto gli italiani invidiano quando confrontano il proprio paese con altri chiaramente più evoluti sotto questo aspetto.

L’Urbe, come l’Italia tutta, non ha bisogno di rifarsi il trucco, ma di recuperare se stessa.

E il metodo liberale le sarebbe d’aiuto.

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