22 marzo 2067. Milana ormai nel pieno della terza età, rimembra il periodo della sua prima infanzia, quando, in seguito alle nuove politiche d’immigrazione francesi imposte dall’allora Presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy, rischiava, in quanto nata in Cecenia e giunta a Parigi a tre anni senza documenti, di essere espulsa dalla Francia, e di abbandonare i suoi amati compagni di scuola del diciottesimo arrondissement, Alice, Claudio, Ali e Blaise. Un gruppo di inseparabili amici con i quali passava interi pomeriggi a coordinare piccoli commerci di DVD pirata, merendine, caramelle e liquirizie rubate nei negozi, che voleva salvarla a tutti i costi, prima facendo in modo che i genitori di Blaise, il piccolo leader della banda, e la madre soprattutto, la accogliessero in casa, poi organizzando una vera e propria fuga di massa, capace finalmente di attirare l’attenzione degli inconsapevoli adulti.

Tutti per uno¸ traduzione italiana dell’originale e più appropriato titolo Les mains en l’air, si inserisce con dolcezza e leggiadria all’interno di quel filone cinematografico francese specializzato nel raccontare i primi turbamenti e i primi anarchismi giovanili, iniziato da Jean Vigo con l’indimenticabile Zero in condotta (1933), e proseguito poi da François Truffaut con i I quattrocento colpi (1959) e da Louis Malle con Arrivederci, ragazzi (1987), senza dimenticare il pre-neorealista I bambini ci guardano di Vittorio De Sica, in particolare per l’uso della mdp. Goupil attualizza, con più di qualche punzecchiatura alla politica francese, il mai anacronistico problema dell’incomprensione tra bambini e adulti, che è qui anche distanza tra le nuove leggi e la società civile, collocando il tutto nel multietnico diciottesimo arrondissement, tra i sans-papiers di Barbès-Rochechouart e la Basilique du Sacré Coeur. È un altro mondo, però, quello di Alice, Claudio, Ali, Blaise, tutti uniti per aiutare e proteggere Milana, tredicenne cecena che da un momento all’altro potrebbe lasciarli, e per affermare e rivendicare il sacrosanto diritto di vivere la loro realistica favola, ingenuamente ignari della realtà malata che li attornia.

Con il supporto di ottime interpretazioni attoriali, tra cui un’inaspettatamente brava Valeria Bruni Tedeschi, il regista francese realizza una fresca e tenera poesia filmica, aliena da ogni sorta di didascalismo e capace di evitare il rischio di lasciar trapelare un troppo netto messaggio politico, lasciando liberamente spazio alla semplicità e alla spontaneità dei piccoli, anagraficamente, ma dal grande cuore.

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