Imparare-a-scegliere

Il recente turno di elezioni amministrative ha segnato la fine della ipocrita distinzione tradizionale tra destra, sinistra e centro. Quest’ultimo si è dissolto anche a causa di una sostanziale identificazione neo democristiana eteromanovrata da Bruxselles e dalla Signora Merkel. Quello che si definiva centro destra si è frantumato e soffre per la mancanza di una forte guida politica. La sinistra estrema, tradizionalmente litigiosa, non ha saputo trovare una strada convincente per fronteggiare un PD trasformato nel partito padronale del capo e del suo modestissimo cerchio magico. Il movimento cinque stelle ha dimostrato di aver assunto un maggior grado di solidità, tanto da non patire elettoralmente per il lungimirante passo laterale compiuto da Beppe Grillo, ma rimane ancora confinato nell’area della generica protesta. La politica italiana, nella spasmodica ricerca di leadership forti, si va assestando attorno a soggetti prevalentemente padronali, privi di radici culturali e valoriali di riferimento.
IL PLI, saldamente ancorato ad un legame antico con la migliore tradizione culturale dell’Illuminismo e la sua evoluzione più moderna, è stato molto criticato per la scelta compiuta a Roma di allearsi con la coalizione che ha sostenuto Giorgia Meloni.Tale sofferta decisione ha perso le mosse dalla consapevolezza che non vi è alcuno spazio per i liberali nella sinistra italiana, ancora dominata dalla presunta egemonia culturale dei reduci del marxismo sconfitto dalla storia. L’autoritarismo renziano a sua volta ha trasformato il PD in un partito padronale, a trazione del clan politico affaristico dell’Etruria, sapendo anche di poter contare sul sostegno incondizionato dei “Verdini e verdoni” berlusconiani in cambio della tutela degli interessi del gruppo imprenditoriale di famiglia. Forza Italia, che già garantisce al capo del Governo i numeri necessari ad avere la maggioranza in Senato, nelle elezioni romane ha cercato di spaccare l’area alternativa con la creazione di una coalizione a sostegno di una candidatura diversamente renziana per il Campidoglio, pronta a confluire con il PD al ballottaggio. I liberali in un simile contesto non avevano altra scelta.
Per fortuna il sagace elettorato della vasta area liberal democratica romana ha capito benissimo e, pur nel silenzio mediatico assoluto, reso ancor più assordante per la totale mancanza di mezzi economici, 10.826 elettori hanno scovato il nascostissimo simbolo liberale e lo hanno votato, capendo che quella che ha candidato sindaco Giorgia Meloni, era l’unica coalizione alternativa al PD, che al medesimo tempo rifiutava di collocarsi all’area nichilista dell’antipolitica.
Se è indiscutibilmente vero quindi che si è esaurita la leadership berlusconiana per ragioni anagrafiche, per la sua ineleggibilità, per il prevalere degli interessi del proprio gruppo imprenditoriale rispetto a quelli politici, l’area del centro destra, che si oppone al PD, tuttavia non può essere a prevalenza lepenista o comunque radicale, ma deve contenere una consistente componente liberal democratica, che assicuri affidabilità sui temi economici, che vanno dalla riduzione del macigno del debito pubblico, all’abbassamento della insostenibile pressione fiscale, al rilancio delle privatizzazioni, degli investimenti, della competitività, del mercato. È’ un errore la ricerca spasmodica di nuovi leader prima di aver definito il profilo politico culturale, ideale e programmatico di una coalizione, che, se vuole battere Renzi, deve fare il contrario di quanto ha imposto nel proprio campo l’autoritario furbetto toscano.
Bisogna in primo luogo respingere la riforma liberticida della Costituzione voluta dalla sinistra e collegata ad una legge elettorale che trasformerebbe il Parlamento in un misero ovile. Inoltre il nuovo centro destra dovrebbe sforzarsi di affrontare il complesso lavoro di armonizzazione delle differenti sensibilità, da considerare come una ricchezza, per enucleare, nel confronto leale ed aperto, un profilo chiaro e coerente per l’innovazione del Paese. Non si può prescindere da un ammodernamento largamente condiviso dell’impianto costituzionale, come dal ripensamento dell’intero sistema scolastico, fondato sui nuovi saperi ed un’istruzione superiore di eccellenza, insieme alla valorizzazione dell’immenso patrimonio culturale, artistico, archeologico e paesaggistico. Un’Italia in tal modo ricca di nuova credibilità potrebbe farsi promotrice del rilancio dell’idea ancora vincente di un’Europa politica, che superi quella burocratico mercantile attuale e sia in grado di offrire un progetto di sicurezza, di difesa, (anche dei nostri confini) e insieme di sviluppo sostenibile per dare una speranza alla generazione dei tanti giovani al di sotto dei quarantacinque anni, che attualmente vedono innanzi a loro soltanto un avvenire di disperazione.

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