Dialogo

L’empirismo filosofico, libero dall’irrazionalismo metafisico, fantasioso, degli epigoni del Platonismo, dalla visione dualistica di un mondo terreno e di un aldilà, aveva, permeato la drammaturgia inglese che aveva messo in viva, vivace e sincera luce i veri e più profondi anfratti dell’anima e dell’esistenza umana.

Il discorso di Davide corrispondeva esattamente a quanto avevo sempre pensato al riguardo.

Era del tutto naturale che su tali sponde, il pensiero libero e incondizionato da dogmatismi, l’indimenticato teatro dell’antica Grecia, trovasse le condizioni per rinascere ancora una volta come fonte di intrattenimento e di riflessione.

– La comparsa sul Pianeta del genio di William Shakespeare e la profondità drammaturgica di molti altri autori Elisabettiani, avevano fatto il resto: il teatro era stato restituito a nuova vita. – aveva puntualizzato Davide – Quelle stesse idee di libertà d’espressione e di rifiuto di ogni credo dogmatico avevano, invece, appena lambito la cultura italiana e quella euro-continentale.

– Beh! Diciamo che erano state nettamente rifiutate e respinte. Nicolò Machiavelli era stato malamente vituperato, Galileo Galilei era stato condannato alla prigione a vita e Giordano Bruno alla morte e bruciato sul rogo eretto a Roma, in piazza Campo dei fiori.

– Quelle congetture, però, erano state anche respinte dalla grande prevalenza degli abitanti del Bel Paese.

– Devi ammettere, però, che era veramente rischioso per chiunque avventurarsi sui sentieri della libertà di pensiero, in tempi in cui le religioni mostravano il volto duro e spietato dell’intolleranza.

– Eppure soprattutto la comparsa di un pensatore come Niccolò Machiavelli avrebbe potuto dare una svolta diversa alla cultura italiana e dell’intero Vecchio Continente. Liberandola dal dogmatismo della Chiesa Cattolica e dalle giaculatorie accademico-filosofiche dell’Idealismo post-platonico variamente coniugato.

– Machiavelli era stato solo una meteora.

– E la tappa italiana del pensiero atomistico della prevalenza dei pre-socratici, aveva avuto durata molto breve e precaria. Il pensiero assolutistico, religioso e filosofico, non era mai stato messo veramente in pericolo.

Le affinità di pensiero che riscontravo con Davide mi davano una tranquillità e una serenità, per me, prima di averlo incontrato, del tutto inimmaginabili.

Quando il mio amico mi aveva invitato a seguirlo a Napoli, dove all’Istituto Italiano di Studi Filosofici, in via Monte di Dio, avrebbe tenuto una conferenza sulla cultura dell’Occidente, libera come ero da ogni impegno personale e approfittando di un periodo di stasi nel mio lavoro a teatro, avevo aderito prontamente.

– Di che parlerai? – gli avevo chiesto, durante il viaggio di andata in macchina verso la città partenopea.

– Il tema è immenso: La cultura dell’Occidente. E’ grande come una casa, anzi un vero e proprio falansterio, ma vedrai che non ti annoierai! – mi aveva detto, Davide

– Cosa dirai? Dimmelo in breve!

– Inizierò, affermando che anche dopo l’avvento del Cristianesimo e del Platonismo, la gente dell’Occidente ha continuato a parlare di una comune civiltà occidentale e di un’unica tradizione storico-culturale dell’Europa, pur nelle sue diverse varianti nazionali e che ciò è oltremodo falso! Sarà un discorso fortemente provocatorio, ma ne spiegherò diffusamente il perché.

– Perché? – avevo chiesto per indurlo ad anticipare ulteriormente il contenuto del suo intervento e a soddisfare la mia curiosità.

– Costruire una chiesa cristiana sulle rovine di un tempio pagano è stato un esercizio lungamente praticato dagli Occidentali, convertiti alla nuova fede proveniente dalle terre mesopotamiche, perché le pietre possono legarsi tra loro, con una buona malta. Così come è stato persino possibile innestare la religione cristiana, originariamente monoteistica in modo molto rigoroso, sul politeismo greco-romano, subendone l’influsso: in aggiunta alla Madonna e alla già multipla Trinità, è stata creata, nel tempo, con progressione esponenziale, una pletora di Santi, Beati, Angeli cui il credente può rivolgersi per impetrare grazie e misericordie varie. Cosa diversa, però, s’è dimostrata la sovrapposizione della religione mediorientale all’atomismo democriteo e alle concezioni filosofiche pre-socratiche nonchè all’empirismo pragmatico e politico del mondo greco-romano. La domanda che porrò agli ascoltatori è: può esserci una comune tradizione storico-culturale Occidentale dopo che sulle ceneri del pensiero presocratico libero e indipendente, monistico, materialistico e nichilistico nonché sulla tomba del logos e del rigore raziocinante è stato eretto un tempio all’irrazionalità immaginifica, fantasiosa, dualistica, spiritualistica, propria sia delle religioni monoteistiche mediorientali sia della metafisica Platonica, Aristotelica e Tedesco-idealistica? Può esservi continuità e contiguità tra due tronconi di pensiero così opposti?

– Beh! – avevo replicato, condividendo pienamente una tesi che consideravo anche mia dopo le tante conversazioni sull’argomento con Luciano nei miei anni di frequenza dell’Accademia – L’atomismo si coniuga meglio con le scoperte scientifiche degli astrofisici contemporanei, che non con il dualismo e con l’irrealtà immaginifica del mondo metafisico.

– L’individuo vincolato alla sacertà, al Dio che lo crea, lo sorveglia e incombe costantemente su di lui, agisce perché si sente astretto dai comandamenti divini e costretto a operare secondo linee che gli vengono suggerite, consigliate, imposte dalla religione e dai suoi sacerdoti.

– Altrettanto può dirsi per chi sposa ideologie che si ripromettono, almeno sulla carta, di salvare o rendere felice ed uguale l’intera umanità: la coazione ad agire in una certa direzione è anche in tal caso ineludibile, invalicabile.

– Certamente. Soltanto il democriteo atomista, l’empirista incallito, il pragmatico convinto non riesce a credere nelle fiabe religiose. E per ingannare il nulla da cui sa di essere circondato, compie soltanto azioni dirette a conseguire qualcosa che riesca a creare intorno a lui una rete fitta di relazioni armoniose, serene, rispettose delle diversità esistenti tra gli esseri umani.

– E ciò, soprattutto, dopo che la scienza astrofisica con i suoi potentissimi, ciclopici telescopi va scoprendo le regole di un Cosmo senza segnalare alcuna presenza di un Dio, ritenuto, per giunta, Creatore di qualcosa che con buona probabilità è sempre esistito.- avevo osservato.

Davide aveva proseguito nel suo discorso:

– Sul sepolcro di un pensiero sconfitto clamorosamente e ridotto al silenzio prima di essere barbaramente ucciso, non poteva sorgere e non è sorta alcuna cultura unitaria Occidentale.

– Se vuoi avere il mio parere, però – gli avevo replicato – ti dico che non sono del tutto d’accordo. Penso che un pensiero ricollegantesi a quello pre-socratico greco abbia continuato a sopravvivere. Quando la terra dell’Europa continentale è stata ricoperta da uno spesso strato di cultura giudaico-cristiana e di vecchio e nuovo idealismo, platonico, plotinico e poi, alla fine, tedesco, il pensiero libero ha fatto fatica a rifiorire, ma, certamente, non è scomparso del tutto.

– E’ finito, però, come parte integrante di un’unica cultura occidentale. Essa, nella sua unitarietà originaria, è data ancora per viva e vegeta soltanto nelle frasi della pomposa oratoria ufficiale di Istituzioni nazionali e internazionali e nelle ripetitive giaculatorie accademiche. Come un fiume carsico, l’empirismo e il pragmatismo greco-romano si è inabissato nelle profondità rocciose dell’Europa e, attraversando nella sabbia del fondo del canale della Manica, è sostanzialmente riaffiorato in Inghilterra. Di quel pensiero sommerso, infatti, nella seconda metà del Seicento, i suoi maggiori esponenti sono stati i britannici John Locke, George Berkeley, David Hume; e, con qualche, necessario distinguo, Francesco Bacone e Thomas Hobbes.

– Pensi che la speranza di una sua ricomparsa alla luce nella parte non insulare del Vecchio Continente sia del tutto impossibile?

– La ritengo altamente improbabile.

– Perché, allora, secondo te, gli Occidentali continuano ad arroccarsi nella falsa opinione di un sistema di valori culturali che considera comuni, quando è chiaro che gli empiristi, amanti della concretezza, non possono che nutrire disistima, se non disprezzo, per i fautori dell’immaginfica, astratta, visione dualistica del mondo?

Ciò avviene soltanto per la difesa strenua di un’identità che si teme di perdere,

– Non credi che qualche speranza di ampliare l’area pensiero libero in Occidente compaia, di tanto in tanto, nella scrittura di qualche scrittore appartenente alla parte continentale della Vecchia Europa?

– Sì! Esso, però, è mal sopportato dalla massa dei credenti e sostanzialmente rifiutato dagli accademici. I fedeli del verbo religioso e i dilettanti di filosofia presenti nelle scuole non lo gradiscono di certo.

– E allora, tu concluderai la tua conferenza, affermando che non c’è alcun connotato unitario del pensiero Occidentale? Dirai che non si può coniugare, come suol dirsi, il diavolo e l’acqua santa, unendo l’ateismo atomistico dei Greci al monoteismo cristiano mediorientale? Cos’altro dirai?

– Dimostrerò che per secoli gli insegnanti di storia della filosofia hanno raccontato aneddoti ameni della vita di Diogene, raffigurato come una sorta di demente con la lanterna in mano, in cerca dell’uomo; degli stoici derisi perché ritenuti così stupidi da abbracciare per soffrire gelide colonne; di Epicuro, immaginato come un individuo, quasi primitivo e animalesco, sempre perso tra crapule e lascivie erotiche. Tutte favole maldicenti desunte, probabilmente, dai racconti dei seguaci di Platone nei giardini dell’Accademia. E raccolte e diffuse nei secoli successivi dai loro squallidi epigoni. Soltanto la considerazione dei britannici ha salvato quella filosofia empiristica, concreta, pragmatica dall’oblìo, dal dileggio   e dallo scherno.

– Sosterrai che, anche a causa di ciò, essa si è ancorata alla loro latitudine con i piedi ben saldi nella Terra.

– Certamente, la religione cristiana introdotta in Inghilterra durante l’epoca romana e gaelica aveva alterato l’equilibrio in terra britannica: il settantadue per cento degli Inglesi si definiva cristiano e, quindi, in favore del dualismo metafisico. La forma, però, più praticata di cristianesimo era l’anglicanesimo E ciò dai tempi della scissione dalla Chiesa di Roma operata da Enrico VIII.

– E l’Anglicanesimo non ha mai conosciuto le punte estreme d’intolleranza verso altre religioni ben note alla parte continentale dell’Europa. Esso ha sempre convissuto (e convive) con il rito latino della Chiesa cattolica, con il protestantesimo metodista, con i battisti, con i quaccheri, con i congregazionisti, con gl’islamici, con gl’induisti, con i buddisti oltre che con un numero, invero sempre abbastanza contenuto, di altri fideisti e con una quantità, invece, abbastanza elevata, e sempre di più bene accetta, di non credenti in alcuna religione, che, oggi, rappresentano circa il quindici per cento dell’intera popolazione.

– A quelle latitudini, la Chiesa cattolica, pur presente in misura significativa, non è mai riuscita a egemonizzare la vita religiosa.

– Cosa che, invece, le era riuscito con la tollerante Roma, che aveva già esercitato la sua sopportazione nei confronti degli Ebrei.

– Certamente. A entrambe le religioni i nostri antenati Romani non solo avevano garantito piena libertà di fede ma concesso anche esenzioni notevoli di obblighi nei confronti dell’imperatore.

– A dispetto delle pretese di quella gente supponente e altezzosa di sentirsi popolo di Dio o generazione eletta!

– Solo Diocleziano aveva percepito la pericolosità di quelle idee per la sopravvivenza della grande civiltà romana!

– Gli Inglesi, a differenza dei Romani, di cui hanno sempre condiviso l’empirismo e il pragmatismo politico, sono sempre stati pronti, più dei nostri antenati, nel respingere gli effetti di un’invasione religiosa vhe sarebbe stata totalizzante e pervasiva.

– Ti riferisci al tentativo di sbarcare in Albione, al seguito dell’Invincibile Armata del cristianissimo Filippo, Re di Spagna, respinto da Elisabetta I d’Inghilterra?

– Sì. Quella regina lungimirante aveva avvertito, per istinto, una forte idiosincrasia per i Cattolici e temeva una perdita di libertà per il suo Paese. Quelle navi possenti, cariche di armi e di simboli religiosi erano state colate a picco. La fede religiosa che, altrove, aveva diffuso il terrore a grandi dosi tra gli esseri umani, con minacce terrificanti o gratificanti di pene o di beatitudini in un Inferno o in Paradiso, entrambi post-mortem e che aveva distolto l’attenzione dei cittadini dalla concretezza dei problemi dell’esistenza sulla terra non era riuscita a a penetrare nell’isola, valicando le alte scogliere di Dover. L’oro luccicante dei broccati dei suoi alti e supponenti prelati era finito in fondo al mare, nelle acque intorbidate della Manica con gli alamari dei generali e con le feluche degli ammiragli. Nessuno aveva dato credito a quegli uomini pomposi e boriosi di essere i rappresentanti di una Chiesa di poveri!

– Un bel colpo! L’accogliente e tollerante Chiesa Anglicana, per effetto della gloriosa resistenza della Regina inglese, non era stata costretta a subire la prevaricante influenza della Curia e dei Pontefici romani!

– Come non sarà forzata, in futuro, ad accogliere, se non in limiti voluti e contenuti, l’immigrazione della terza ondata dei monoteisti mediorientali, quella islamica.

– Perché? Come fai a prevederlo? Siamo appena agli inizi dell’ondata!

– Perché, con il Brexit gli Inglesi hanno già detto no non solo all’esercito di burocrati e tecnocrati di un’elefantica Europa a ventisei Nazioni che avrebbe soffocato la loro economia ma anche al buonismo, interessato al business delle provvidenze, di un’Unione che, su invito del Pontefice cattolico, aveva aperto i propri confini a un’incontrollabile immigrazione mussulmana, dietro cospicue elargizioni di Euro.

– Per perpetuare la pratica bimillenaria di un accumulo di ricchezza nelle banche religiose, ottenuto con l’induzione alla beneficenza!

– Aggiungi che sul versante filosofico, l’intellighentia britannica si è dimostrata, da secoli, particolarmente ostile a ogni tipo di filosofia fondata sull’astrazione dell’Idea, affermando che nulla è conoscibile a prescindere dall’esperienza.

– Anche in ciò riallacciandosi senza i cedimenti tipici dei popoli latini alle nostre migliori tradizioni di pensiero!

– Esatto! Nei secoli antecedenti alla nostra era, la conoscenza inglese, detta empiristica perchè derivata esclusivamente dai sensi e dal vissuto, era stata ostile ad ogni tipo di cosiddetto razionalismo, fondato sul ragionamento deduttivo a priori.

– Compreso quello cartesiano, dei loro cugini francesi.

– E si era rivelata soprattutto nemica giurata dell’idealismo tedesco, assolutista e dogmatico; che dominava, invece, incontrastato nella parte continentale della vecchia Europa.

– Lo so bene! I maestri inglesi del pensiero, non hanno mai accettato, naturalmente, l’idea che nelle file dell’empirismo potessero accogliersi Aristotele e Tommaso d’Aquino.

– Certamente. A loro giudizio, procedere a posteriori non bastava per dare validità a un ragionamento.

– Occorreva che s’abbandonassero sia il principio della logica deduttiva sia i postulati dell’intuito e della fede.

-In definitiva tu, in buona sostanza, ritieni che questa doppia ostilità alle fedi oniriche mediorientali e a ogni tipo di Idealismo, abbia sbarrato il passo in Gran Bretagna a idee autoritarie e a visioni filosofiche esasperatamente nazionalistiche o follemente egualitaristiche.

-Sì! Tali pericolose e fantasiose utopie non hanno mai attraversato la Manica e violato i confini dell’Albione e sono sempre state rispedite al mittente. L’Inghilterra, da molti secoli, continua a dare larga diffusione alle concezioni empiristiche e sempre più spazio a visioni non religiose della vita.

– Hai letto, inoltre, da qualche parte che anche la fede anglicano-calvinista dei giovani inglesi appare sempre di più, per così dire, appannata e all’acqua di rose?

– Sì. E ciò, per la presenza di uno spirito molto critico, di un’indipendenza e libertà di giudizio che ha pochi riscontri in altri Paesi del Pianeta. Con il Brexit, gli Inglesi hanno riaffermato il valore altamente civile e democratico del principio di autoderminazione dei popoli. La percentuale di affluenza alle urne è stata altissima.

– Pur beccandosi i commenti negativi di noti personaggi del Gotha politico italiano, educati alle scuole di via delle Botteghe oscure o di piazza del Gesù, che hanno affermato che le popolazioni non devono essere ascoltate sulle questioni importanti per la vita di un Paese. Dovrebbe bastare la loro illuminata opinione!

– Con gli effetti che conosciamo!

– In conclusione: il rispetto della laicità del potere statuale doveva necessariamente passare attraverso l’ostilità alla Chiesa cattolica, isituzione anti-libertaria e anti-democratica per eccellenza!

– Aggiuni che la cosiddetta cultura Occidentale ha dovuto conoscere, nel corso dei secoli, una serie così variegata e stravolgente di eventi, spesso in stridente contrasto tra di loro, da renderne veramente difficile l’amalgama. Tali fatti vanno dal Medioevo feudale e comunale, all’Umanesimo e al Rinascimento, dalle ricerche astrofisiche di Galilei e di Newton, ai movimenti religiosi scismatici, eretici, eterodossi (le riforme protestanti, luterana e calvinista), dalla controriforma papale, all’empirismo filosofico inglese, dall’Illuminismo e dalla rivoluzione francese, al capitalismo borghese e all’industrializzazione, dal romanticismo, all’idealismo tedesco con varianti molto articolate delle concezioni originariamente immaginate da Platone e da Aristotele (e con le derivazioni nazi-fasciste e socialiste, marxistiche e leninistiche) dalle scoperte di Einstein a quelle di Planck e di altri illustri astrofisici contemporanei. Il momento della commistione e del confronto tra mentalità opposte e antitetiche è stato arduo per tutti. Con le diatribe intellettuali che ha provocato, il mix realizzatosi ha reso impraticabile ogni idea di vera identità culturale, politica, religiosa, filosofica dell’Occidente nel suo insieme.

– E credi che possa mettere a rischio la stessa salvezza dell’Europa da un’eventuale islamizzazione del Vecchio Continente? – avevo chiesto.

– Non lo escludo!

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