PDC femminicidio 2 (2)

C’è relazione tra il delitto d’onore di novecentesca memoria e il femminicidio? Domanda retorica che induce, leggendo i fatti di cronaca, ad alcune riflessioni.

Il delitto d’onore era un reato (art.587 Codice Penale) che prevedeva una pena dai tre ai sette anni di reclusione per chi avesse ucciso al fine di tutelare il proprio onore, ovvero per salvaguardare la propria reputazione sociale.

Ecco il testo dell’art.587: Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella”.

Il legislatore sino al 1981, anno in cui la norma è stata abolita (legge n. 442 del 5 settembre 1981), ha tenuto conto di elementi sociali e culturali per attenuare la pena nei confronti di chi avesse commesso omicidi di natura passionale. Sullo sfondo relazioni clandestine capaci di muovere le pulsioni più profonde e violente.

Tutto ciò sino all’inizio degli anni Ottanta quando un’ondata riformatrice iniziata a metà dei Settanta ha cambiato la geografia esistenziale del Belpaese: legge sul divorzio, riforma del diritto di famiglia, voto ai diciottenni, legge sull’aborto.

A ben guardare l’evoluzione normativa non sembra, però, abbia sedotto gli italiani viste le terrificanti notizie che quotidianamente riempiono giornali e telegiornali con riferimento agli ammazzamenti di mogli, fidanzate, conviventi ad opera dei propri compagni accecati da una furiosa e insana gelosia.

Il mutamento legislativo, cioè, non ha scalfito comportamenti figli di mentalità che affondano le radici in tempi lontani.

Dall’inizio dell’anno, infatti, si sono registrati decine di casi di femminicidi: neologismo che indica l’uccisione di donne ad opera di uomini. Efferati delitti che nascono velenosamente all’interno di relazioni finite o che stanno per finire il cui movente passionale è la causa scatenante dell’ira furibonda dell’uomo sulla donna. Drammi esistenziali che trovano sfogo in violenze psicologiche e fisiche che sfociano in atti estremi e irreparabili sino all’annientamento del partner.

In definitiva, il filo rosso che lega il delitto d’onore al femminicidio sembra non essersi mai del tutto  spezzato nonostante siano trascorsi dal quel 1981 ben trentacinque anni a dimostrazione di come le estreme pulsioni vadano al di là della scolarizzazione, delle campagne di comunicazione e delle leggi. La strada, insomma, sembra essere ancora in salita e piena di ostacoli.

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