MILANO 15-09-2011 SEDE E LOGO EQUITALIA NELLA FOTO: LOGO EQUITALIA FOTO GREGO/INFOPHOTO
MILANO 15-09-2011 SEDE E LOGO EQUITALIA
NELLA FOTO: LOGO EQUITALIA
FOTO GREGO/INFOPHOTO

A oltre sei mesi dalla fine dell’anno, il bilancio al 2015 del Gruppo Equitalia non è stato ancora reso pubblico. Ciononostante, già il bilancio al 31 dicembre 2014 rivelava molto.

Il 2014 raccontava infatti di oltre 52 milioni di euro di profitti lordi e di 37 milioni di euro di imposte pagate da Equitalia all’agenzia delle entrate. Riferiva poi di quasi 200 milioni di euro di riserve di utili custodite nel patrimonio netto di Equitalia.

Eppure gli utili dell’agente della riscossione non hanno alcun diritto di cittadinanza nel sistema sociale e nell’ordinamento italiano. Equitalia svolge infatti l’attività di recupero crediti a beneficio dell’agenzia delle entrate e degli enti impositori, ma lucra inesorabilmente profitti a carico dei contribuenti iscritti a ruolo.

Il contro circuito logico giuridico è evidente.

Sotto un profilo tecnico le entrate dell’agente della riscossione sono regolamentate dall’art. 17 del D.Lgs 112/1999, che è delle norme più instabili dell’intero sistema fiscale. Il testo di legge è stato emendato dieci volte dall’approvazione ad oggi.

Quel che però realmente interessa è che: tutte le versioni della norma in vigore dal 2011 (n.d.r. 28/12/11) hanno lucidamente abbandonato un sistema di finanziamento della riscossione fondato sulla “remunerazione” dell’attività ed hanno virato verso il mero rimborso delle spese di esazione.

Il primo comma dell’art. 17, nel testo attualmente in vigore, prevede per l’appunto che ad Equitalia siano “riconosciuti gli oneri di riscossione e di esecuzione commisurati  ai  costi per il funzionamento del servizio.”

Ebbene, qualsivoglia struttura economica organizzata che non operi per un compenso, ma per il solo rimborso degli oneri, deve necessariamente tendere al pareggio d’esercizio. Dal semplice rimborso delle spese non possono mai derivare profitti.

Ed allora come si decifrano gli oltre 50 milioni di utili lordi esposti nel bilancio 2014 dal Gruppo Equitalia ? Come i 200 milioni di riserve di utili ?

I profitti dell’agente della riscossione si spiegano proprio in virtù del corto circuito logico in cui è incorso il legislatore prevedendo, al primo comma dell’art. 17, il mero diritto al riconoscimento degli oneri e, al secondo comma, determinando tali costi con magnifica e forfettaria generosità.

Ai sensi del secondo comma dell’art. 17 Equitalia ha infatti titolo di percepire un aggio pari a “qualcosa in più” del 6% dei debiti iscritti a ruolo a carico dei contribuenti. Non v’è alcuna correlazione razionale fra il costo effettivo dell’attività di Equitalia e la misura dell’aggio.

Si ipotizzi un caso concreto. Sia dato un grande debitore d’imposta che deve all’erario un milione di euro fra imposta, sanzioni ed interessi. Nel momento in cui l’agenzia delle entrate affida tali importi ad Equitalia, quest’ultima matura il diritto di esigere un aggio del 6%, quindi pari a 60.000 euro, che si somma al milione di euro già dovuto.

A fronte di tale “rimborso spese” Equitalia deve porre in essere tre operazioni:

  • ricevere dall’agenzia delle entrate un file, denominato ruolo esattoriale, in cui sono indicati tutti i dati necessari alla riscossione;
  • estrapolare dal ruolo esattoriale le partite debitorie del singolo contribuente e elaborare la cartella esattoriale;
  • inviare la cartella esattoriale al destinatario, o a mezzo raccomandata o a mezzo posta elettronica certificata.

Nella fattispecie lo Stato riconosce dunque 60.000,00 euro ad Equitalia a fronte di un’estrapolazione di dati e di una raccomandata ed il legislatore ha l’audacia di definire tale somma un rimborso spese.

E’ forse giunto il momento di affrancarsi da ogni finzione e di chiamare l’aggio per quel che effettivamente è.

Non è certo un semplice ristoro degli oneri di riscossione, ma è una fonte di profitti perenni per Equitalia. Il secondo comma dell’art. 17  ha quindi trasformato l’agente della riscossione in una war machine che “macina” profitti “mietendo” contribuenti.

Ben venga allora la proposta di legge che il Senatore Pepe ed il suo staff hanno in corso di  elaborazione. Ben venga quindi una proposta che frantumi definitivamente il modello di aggio calcolato in percentuale dei debiti affidati all’agente della riscossione e che riconosca il solo rimborso delle spese effettivamente sostenute e determinate secondo la tecnica dei costi standard. Una tecnica che è tanto cara alla spending review quando si tratta di revisionare la spesa sanitaria, ma che è del tutto sconosciuta ad Equitalia quando pone le proprie inefficienze e la propria fame di utili a carico dei privati.