Longanesi scriveva che ” Alla manutenzione, l’Italia preferisce l’inaugurazione” , ma credeva anche che ” i nomi collettivi servono a fare confusione: popolo, pubblico… un bel giorno ti accorgi che siamo noi, invece credevi che fossero gli altri”.
Che l’Italia sia una zona sismica, non è una novità, che ci siano zone, poi più a rischio di altre, è un ulteriore certezza. Ma alla luce del Terremoto delle Marche Umbria Emilia Romagna del 1997, quello a pochi anni di distanza dell’Aquila (Abruzzo) del 2009 e di nuovo questo che ha “ri-colpito” il centro Italia, sembrerebbe che nessuno abbia imparato la lezione.
La terra trema, tanti morti, persone sfollate, soccorsi, solidarietà tra italiani, tanta paura, tante proteste per la mancata messa in sicurezza degli edifici e del territorio, la ricostruzione. Dinamiche ormai che si ripetono, purtroppo di continuo. La solita retorica politica del “non vi lasceremo soli” per placare gli animi, la voglia della ricerca del colpevole che immancabilmente tarda ad arrivare perché in questi momenti, qualcuno fa presente che sono inutili difronte ai morti … mentre invece secondo me i morti si “onorano” con la verità e non con la solita retorica.
L’italia sembra ad oggi non aver imparato la lezione. Lo dovremmo memorizzare. Prima si inizia a costruire in modo sicuro e minori saranno i danni che si verificheranno al prossimo sisma. Prima si metteranno in sicurezza gli edifici storici e pubblici, privati nelle diverse modalità, e minori saranno le vittime. Prima si legifererà per porre in essere assicurazioni obbligatorie, come avviene anche in altri paesi e meglio sarà. Certo questo tipo di edilizia è costosa, e mettere realmente in sicurezza un edificio e non soltanto sulla carta – e qui si apre il capitolo controlli, una delle lacune maggiori di cui questo Paese è vittima- comporta una spesa pubblica ingente. I capitali disponibili forse non sufficienti. Vero. Allora è necessario fare un’analisi delle priorità, si perché prima di avallare magari la Tav o ponti che per carità faranno sicuramente notizia e curriculum per il governo che li realizzerà, forse prima di tutto ciò ( o progetti simili che sono nel cassetto) questo Paese ha la priorità di mettere se stesso in sicurezza.
E magari il PIL invece di farlo crescere con la ricostruzione lo faremo crescere mettendo in sicurezza questo Stato che vive di storia , ma che non ha la capacità di mantenerla, forse, per “soddisfare” troppo spesso “mal costumi” che alla fine chiedono un conto salato: la vita della gente, dettaglio non trascurabile. Perché della solita retorica della politica che governa ( e lo scrivo da cittadina) siamo tutti un po’ stanchi.
Giorni fa confrontandomi con un collega scrivevo che questi pensieri rappresentano l’ovvietà, o meglio quello che sarebbero ovvietà in qualsiasi altro Paese civile, invece questo tipo di pensieri oggi qui diventano oggetto di conversazioni di molti altri – sopratutto esperti del settore, chiamati a rendicontare l’accaduto, molto spesso poco ascoltati concretamente – in convegni e trasmissioni. Da anni. Diciamo e scriviamo sempre le stesse cose, ad ogni terremoto. Mi piacerebbe che al prossimo terremoto, se ci sarà e di probabilità purtroppo ce ne sono molte, alla luce delle caratteristiche della nostra penisola , potremmo scrivere di esempi positivi come il modello Umbria, in cui il post-terremoto ha insegnato la lezione. Perché magari non potremmo evitare tutte le morti ma già contenere vittime innocenti e danni sarebbe un passo in avanti.