Charles Baudelaire, nel suo capolavoro L’albatro, attribuì alla figura del Poeta un valore ieratico.

Come “il principe dei nembi”, infatti, lo scrittore di versi “abita la tempesta”, ma si sacrifica da “esule sulla terra”, sopportando gli “scherni” e gli attacchi “dell’arciere” e, pur con le difficoltà dovute alla sua grandezza, alle “ali da gigante”, svolge il suo ruolo di osservatore della realtà e di cantore delle umane miserie.

Quale immagine migliore potrebbe rappresentare l’imponente statura poetica di Leonard Cohen?

L’artista di origini ebraiche, il quale ci ha lasciato da poco all’età di 82 anni, ha narrato, nei versi e nella musica, le vicissitudini degli uomini, scavando nell’intimo di ogni individuo e, con la sua voce “simile a un rasoio”, ci ha scaraventato nella profondità delle nostre paure e dei nostri desideri.

Cohen, per attribuire al suo talento le parole da lui stesso dedicate alla Poesia, “parla in modo così magnifico che se solo pronuncia il loro nome le donne gli si offrono”, mentre le atmosfere autunnali della sua musica stringono il lettore-ascoltatore nella morsa della riflessione e della contemplazione sui temi della vita, dalla religione alla politica, dall’amore all’odio.

Il mondo gli sta già tributando il giusto omaggio, anche se probabilmente non si ha la piena consapevolezza della grandezza di questo genio poliedrico, canadese di nascita, ma dal “cuore errante”, come disse egli stesso in una intervista, perché “la strada è troppo lunga, il cielo è troppo vasto”.

Un genio che mancherà tantissimo a noi liberali. E proprio gli ambienti liberali sono stati da sempre frequentati da Leonard Cohen, carissimo amico di Pierre Trudeau, il padre dell’attuale primo ministro canadese, e gigantesca figura del liberalismo internazionale.

Con l’umiltà che si conviene ai mortali le cui debolezze e velleità sono state cantate meravigliosamente dal grande Albatro contemporaneo, allora, il saluto e il ringraziamento sono d’obbligo, come l’Hallelujah per chi si ergerà davanti al Dio della Canzone, lasciandoci un messaggio di grandissima importanza, che ricorda così tanto quel senso di responsabilità, pervaso di ottimismo, esaltato da Adam Smith e John Stuart Mill:

Persino in questi anni di grande permissivismo, non possiamo né dobbiamo permettere che vengano meno le regole fondamentali. Che venga meno il buon senso” (Leonard Cohen)

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1 COMMENTO

  1. Come omaggio al Poeta canadese recentemente scomparso, ricordo questo suo pensiero, che esprime la sua personale concezione dell’amore:

    “Se hai mai avuto un amore, è come una specie di ferita. Se non l’hai mai avuta è peggio”

    Chiaramente Cohen in questo pensiero si riferisce all’amore per una donna. Ma per “amore” si può intendere anche la passione per un ideale, anc’esso “totalizzante”: se lo vivi, ol’hai vissuto con sincerità,ti lascia sempre un segno ( “na ferita” ) . Chi non lo vive, e si crogiola nell’indifferenza, paga questa sua “ignavia” peggio di chi soffre per gli errori che può aver commesso: con il dover riconoscere, quando ormai è troppo tardi, di non aver fatto nulla per il proprio paese.

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