′C’è un caso, a Roma, che mostra come la macchina burocratica pubblica sia capace di sconvolgere, con freddezza disarmante, la vita di decine di famiglie.

Roma Capitale ha scritto a circa 300 interessati, dando l’infelice notizia che l’assegnazione delle case popolari, effettuata nel 2006, è illegittima, in considerazione delle risultanze di un procedimento penale nei confronti dei firmatari dell’atto di aggiudicazione. Poiché il Comune ritiene che, all’epoca, non erano state rispettate le posizioni che precedevano in graduatoria gli aggiudicatari, vengono chieste ai destinatari precise controdeduzioni, prima di procedere allo sfratto.

In effetti, la situazione è particolarmente delicata ed è necessario che venga posta chiarezza al problema, nel rispetto delle regole, perché è lecito porsi la domanda su come sia possibile che i cittadini debbano vedere la propria esistenza devastata da un sistema pubblico che, è evidente, fa acqua da tutte le parti.

Tra i destinatari della lettera del Comune di Roma c’è Emmanuel Mariani, per un’abitazione assegnatagli a San Saba, rione storico di Roma nel I Municipio. Emmanuel, dipendente ATAC, e la moglie Giovanna, disoccupata, hanno due figlie, di cui una, l’undicenne Maria Noemi, purtroppo invalida al 100%. Maria Noemi è nata il 7 agosto 2005 all’Ospedale Sant’Eugenio di Roma e sarebbe cresciuta sana, non fosse stato per un’asfissia con emorragia cerebrale, dovuta a errore medico, durante il parto. Il risultato è che Maria Noemi è sottoposta a terapia farmacologica costante e deve essere alimentata artificialmente. Le cure sono costose e non sempre coperte dal Servizio Sanitario Nazionale, l’impegno per i genitori spossante, come non può immaginare chi ha la fortuna di non essere incappato in certe situazioni.

Fatto sta che Emmanuel fece un appello all’allora sindaco Walter Veltroni e ai servizi sociali per l’assegnazione di una casa popolare, cosa che avvenne non a caso all’interno del I Municipio, per agevolare il trasporto frequente della figlia all’Ospedale Bambin Gesù, al fine di consentire le cure necessarie.

Dopo 10 anni, questa famiglia, che già deve sopportare problemi emotivamente ed economicamente pesanti, si vede scagliato addosso un nuovo macigno. Chi scrive ha avuto il piacere di conoscere Emmanuel, di stringergli la mano e scorgerne la dignità di uomo e padre, il quale non cerca alcuna elemosina, ma solo di veder riconosciuto un diritto, in una città in cui lo scandalo di Affittopoli non ha trovato ancora conclusione; in una città in cui rischiano di essere colpite solo famiglie innocenti, mentre ci sono partiti, istituzioni, enti e “ammanicati” che ancora non hanno sanato e regolarizzato la propria posizione locativa. Fa veramente rabbia sapere che rischia di perdere la casa una famiglia con una minorenne invalida al 100%, mentre ci sono sezioni di partito in zone storiche e prestigiose della città con affitti irrisori.

Per di più, Emmanuel si trova in una situazione di estrema indecisione, che lo costringe in un imbuto: qualora un eventuale contenzioso con il Comune di Roma risultasse soccombente, egli sarebbe bollato come “abusivo” e quindi si vedrebbe preclusa ogni possibilità di assegnazione futura di case popolari.

Non è una situazione semplice e i diritti di tutti devono essere garantiti. Proprio perché non si tratta di una situazione semplice la Capitale d’Italia non può permettersi di affrontare il problema secondo uno schema di protocollo freddo e asettico. Qui si parla di persone, di famiglie, di bambini come Maria Noemi. Nel sistema corrotto tipicamente italiano non è possibile che ci rimettano sempre i cittadini in difficoltà.

Ancora una volta si conferma quanto asserì il filosofo liberale Karl R. Popper: “La teoria dello Stato assistenziale, la quale si crede ben stabile sulla sua moralità e sulla sua umanità, in realtà rappresenta un attacco immorale contro il più importante dei diritti umani: il diritto di libera autodeterminazione, il diritto di essere felici o infelici nel modo che si vuole, il diritto che Kant ha difeso contro il paternalismo“.

In un paese come l’Italia, che di liberale ha poco, non solo non si consente la libera autodeterminazione di un individuo, ma se ne condiziona la quotidianità stessa, attraverso l’operato di un Leviatano pubblico che dà e toglie, senza rispetto della persona, come se fossimo in un sinistro sistema retto da un “Master of Puppets“, di Metallica memoria.

La famiglia di Emmanuel non merita questo. Maria Noemi non merita questo. Non lo meritano le centinaia di famiglie in difficoltà che hanno visto i propri alloggi assegnati o negati, quando ancora non si è scavato a fondo nello scandalo di Affittopoli, che coinvolge ben altri individui e istituzioni.

Il 29 novembre, alle ore 16, il Comitato per Maria Noemi ha organizzato una manifestazione pacifica in Campidoglio, nella speranza che l’attuale Giunta comunale si sensibilizzi al caso.

Siamo tutti invitati a dare il nostro contributo, affinché la giustizia e la dignità della persona possano vincere sul “Mastro burattinaio” dell’Amministrazione pubblica italiana.

Massimiliano Giannocco