Matteo Renzi si è dimostrato un pericoloso giocatore d’azzardo. Ha alzato eccessivamente la posta, ma il popolo italiano ha visto il bluff e, con una straordinaria partecipazione al voto, ha inflitto ai sostenitori del SI una sonora sconfitta col distacco clamoroso di circa venti punti percentuali. Indiscutibilmente, oltre al primario interesse di evitare lo sfregio che era stato tentato alla nostra Carta Costituzionale, il popolo italiano ha espresso un voto che dimostra assoluta diffidenza nei confronti di un Premier specialista in funambolismi, ridicole guasconate e clamorose bugie. Tutto questo è emerso attraverso il suo insopportabile presenzialismo nei media in difesa di uno scoperto tentativo autoritario, che avrebbe fatto precipitare L’Italia in una forma di pericoloso peronismo in salsa toscana. L’esito della consultazione referendaria ha dimostrato con chiarezza che gli elettori non vogliono assolutamente consegnare ad un uomo solo al comando il proprio destino. È stata respinta una riforma che, facendo leva su una legge elettorale fortemente maggioritaria ed un Senato domestico, tendeva a stabilizzare un centro sinistra, che si è confermato soltanto  maggioranza relativa nel Paese.  Il chiaro risultato referendario ha dimostrato la consapevolezza popolare che la responsabilità delle difficoltà italiane e della sua difficile governabilità è tutta di una classe politica non all’altezza, non già, come si è cercato di far credere, delle istituzioni. I costituenti del 1948 infatti, con equilibrio, hanno mostrato rispetto del ruolo dei cittadini in primo luogo ed, insieme,  della necessaria separazione e bilanciamento dei poteri. Il tentativo di cancellare questa netta distinzione, che è il cuore del costituzionalismo liberale, ha provocato la reazione determinata degli elettori, che hanno visto nell’occupazione in massa dei teleschermi e dei media nazionali da parte del Capo del Governo, la volontà precisa di accentrare nelle proprie mani tutto il potere, espropriando il popolo della sovranità. Di fronte al pericolo rappresentato da un’alleanza di tutti i poteri forti nazionali ed internazionali per comprimere gli spazi di democrazia ed instaurare un regime autoritario, l’uomo della strada, normalmente disattento rispetto ai riti della politica di ogni giorno, ha capito che doveva riappropriarsi del sacrosanto diritto di far sentire la propria voce, senza lasciarsi condizionare da una massiccia propaganda, tanto accattivante quanto falsa. Il segnale è  stato chiaro e forte: l’Italia ha già sperimentato e pagato caro un ventennio autoritario, intende quindi difendere la libertà e la democrazia, conquistate ad un prezzo elevatissimo. Il Paese silenzioso, che ha perso il lavoro o lo cerca, spesso invano, non ha creduto alle mirabolanti promesse di quello che si è rivelato un impostore, ma ha scelto di riappropriarsi delle scelte sul proprio destino, tenendosi una Costituzione con qualche ruga e forse anche qualche difetto, piuttosto che precipitare nel buio di una nuova Carta pasticciata, che nascondeva un intento autoritario.

Dopo una estenuante, lunghissima campagna elettorale, condotta da un Premier che ha cercato di distribuire mance e privilegi per conseguire il suo obiettivo, mentendo sulla gravità di una situazione economica, che è invece innanzi agli occhi di tutti, gli italiani attendono fiduciosi un gesto fermo da parte del Presidente della Repubblica. Gli italiani confidano che Sergio Mattarella, saprà assumere le decisioni necessarie a riprendere, nel solco democratico della Costituzione, un corretto cammino in grado di imporre al Parlamento ed alle forze politiche il necessario senso di responsabilità di fronte ad un momento difficilissimo per la nostra economia. Un Governo di emergenza nazionale dovrà finalmente affrontare con realismo il problema dell’enorme debito pubblico, dell’urgenza di risanare un’amministrazione disastrata, di affrontare la crisi grave del sistema bancario, di fronteggiare la sfiducia senza precedenti degli imprenditori e trovare concrete politiche per affrontare il dramma di una preoccupante disoccupazione giovanile. In primo luogo il richiamo alla responsabilità va rivolto al PD, che ha maggioranza assoluta alla Camera, grazie ad un enorme premio di 138 seggi, ottenuto alle elezioni del 2013 attraverso una legge dichiarata dopo incostituzionale, e che ha sempre trovato al Senato la possibilità di far approvare i propri provvedimenti. Oggi è necessario puntare su un’ampia maggioranza parlamentare, che comprenda tutti coloro che hanno a cuore le sorti del Paese e non puntano esclusivamente al disastro per il proprio immediato possibile vantaggio.

I liberali sentono il dovere di richiamare tutte le forze politiche al senso di responsabilità, dimostrando di aver capito il segnale di preoccupazione che viene dal profondo del Paese e che il voto referendario ha chiaramente rappresentato. Il popolo ha parlato. La politica, se ne è capace, faccia la sua parte.

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