Ieri l’Italia ha scritto una pagina bella della nostra democrazia: i cittadini hanno votato in massa, superando le più rosee previsioni,  in difesa della propria Costituzione. Tutte le parti politiche, insieme a gran parte della società civile, hanno deposto le armi  della competizione politica quotidiana per difendere insieme la casa comune, le regole democratiche, l’arena della dialettica tra diverse posizioni , che è il sale della democrazia.

Per la seconda volta in dieci anni, gli elettori hanno detto NO a un progetto di riforma costituzionale proposto dal Governo, riforma che avrebbe stravolto i pilastri della democrazia liberale. Il liberalismo costituzionale nasce per porre limiti al potere, ad ogni potere, al potere di qualsiasi governo. Le costituzioni sono dei popoli, i governi devono rispettarle e mai cambiarle. Non è credibile che un governo voglia mettere limiti al proprio potere, esso tende piuttosto a rimuoverli , in nome di un’idea della governabilità che smarrisce il suo rapporto con la democrazia rappresentativa . Abbiamo assistito a una mobilitazione dall’alto che ha coinvolto le istituzioni, la comunicazione pubblica e privata, le aziende pubbliche (e dunque la stessa Confindustria). La propaganda governativa semplificatrice, ingannevole e minacciosa ha messo in atto pressioni e profuso risorse di ogni tipo per far passare una riforma, presentata come portatrice di risparmi e semplificazioni, ma volta invece a limitare l’esercizio della sovranità popolare, il ricorso a istituti di democrazia partecipativa, la stessa divisione dei poteri, l’autorevolezza delle istituzioni di garanzia,  l’indipendenza del Parlamento e i diritti delle minoranze. Una riforma che avrebbe cambiato di fatto forma di Stato e di Governo, riducendo le Regioni a enti puramente amministrativi e aprendo la porta a una sorta di presidenzialismo preterintenzionale, non dichiarato. Una riforma pasticciata e confusa che, per superare il bicameralismo paritario, ne avrebbe  introdotto  uno  confusionario. Una riforma che avrebbe indebolito la macchina istituzionale, puntando tutto sulle eventuali capacità e virtù del guidatore, con buona pace di Montesquieu. La Costituzione è stata presentata come la responsabile dei problemi del Paese e non come quella straordinaria impalcatura democratica che ci ha consentito di crescere liberi e forti, malgrado l’insipienza di molti governi. La cultura liberal democratica del Paese è insorta, si è rivelata forte nella pubblica opinione e in tutte le famiglie politiche, anche in quelle apparentemente più distanti, persino nei nuovi movimenti che interpretano il malcontento popolare. Tutti si sono fatti interpreti dei valori della liberal democrazia, anche coloro che intendevano soltanto combattere il governo in carica hanno interpretato e dato voce con passione ai nostri valori. Noi liberali non riteniamo che la Costituzione sia immutabile, anche lei può evolvere, adattarsi alle mutate condizioni e alle nuove sfide, per questo abbiamo chiamato il nostro comitato  Per le liberta’ dei cittadini, no al peggio.

Oggi, dopo la grande prova di democrazia che i cittadini hanno dato ieri, il sistema politico deve dimostrarsi in grado di recepire la volontà popolare. Siamo certi che il Presidente della Repubblica , a cui la Costituzione affida in questo momento il ruolo più importante, saprà trovare le proposte giuste affinché una ampia maggioranza parlamentare dia alla nostra democrazia  un nuovo sistema elettorale in grado di dare vita alle istituzioni di cui l’Italia ha urgente bisogno. Noi liberali riteniamo urgentissima una nuova riforma della Rai che offra una informazione plurale.

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