In Italia,dati 2013,le società a partecipazione pubblica risultano essere 10964. Ognuna di esse ha un consiglio di amministrazione in cui siedono anche componenti di nomina politica,molti di costoro ricoprono la carica di Presidente,altri di consigliere di amministrazione. Funzioni ovviamente retribuite. Non è facile quantificare quanto costino alla comunità le attività di amministrazione delle dette società,posto che le medesime siano utili a qualcosa,cosa sucui nutro dubbi notevoli. E non so nemmeno quantificarvi quanti sono nella totalità gli amministratori di nomina politica.Ipotizzando che ne siedano due in ogni consiglio di amministrazione (facendo una media alla buona) si ottiene la cifra di 21928 nominati dai partiti o dai Sindaci,che alla fine è la stessa cosa. UN ESERCITO DI POLITICI DI SOTTOGOVERNO,spesso titolari di curriculum impalpabili,competenti quanto il sottoscritto in ingegneria astronautica,che sostanzialmente vivono di soldi pubblici. Renzi e la Boschi volevano diminuire il numero degli eletti,ma del numero dei nominati,in larga parte vicini al Partito Democratico,si sono ben guardati dal parlare eppure dissertavano di denaro da risparmiare. Certo trattandosi di riforme costituzionali non potevano che riguardare il piano nobile,quello delle Camere,o meglio di una sola,ma se il Governo avesse messo mano anche nella questione partecipate forse sarebbe stato ritenuto più credibile,invece si è occupato,per occuparlo meglio,di un solo consiglio di amministrazione,l’unico che attirava al momento l’interesse del Presidente del Consiglio:quello della Rai .Ogni altra considerazione mi pare del tutto superflua.

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