La Francia illuminista di Voltaire e Montesquieu ha negato alla Russia, che l’aveva chiesta per fare un favore al dittatore del Kazakistan Nursultan Narzalbaiev, l’estradizione del banchiere dissidente Mukhtar Ablyazov. L’accusa era quella di una presunta appropriazione indebita, ma evidentemente l’effettivo intento era quello di consegnarlo alle autorità kazache. L’Alta Corte francese ha definito senza ombra di dubbio “politica” la richiesta della Federazione Russa, definendola finalizzata ad aderire alla richiesta di Narzalbaiev, che voleva mettere “al sicuro” il suo dissidente più pericoloso. Tutto questo vuol dire che esistono ancora Paesi, a differenza del nostro, dove certi valori liberali vengono considerati patrimonio della cultura nazionale e quindi indiscutibili.
In proposito l’Italia invece ha scritto una pagina di squallido servilismo, quando il 31 maggio 2013 le forze di polizia fecero irruzione nella villetta di Casalpalocco, dove, in base ad un indiscrezione, era stata segnalata la presenza di Ablyazof con la sua famiglia. Il dissidente, fortunatamente avvertito in tempo, era riuscito a fuggire verso la Francia, mentre la moglie Alma Shalabayeva venne fermata e, successivamente espulsa nel Paese di origine, insieme alla figlia minore, dopo che entrambe, contro la loro volontà, erano state caricate su un aereo privato, messo a disposizione dal Kazakistan e tenuto pronto al decollo in qualsiasi momento. La scusa ufficiale fu quella che la donna avrebbe esibito un passaporto diplomatico falso, poi risultato perfettamente regolare. Infatti, dopo qualche mese il nostro Paese fu costretto a rimangiarsi l’illegittima espulsione. In conseguenza di tale abuso, oggi, dinnanzi al Tribunale di Perugia, sette poliziotti italiani, un giudice di pace e tre diplomatici del Kazakistan, quali esecutori materiali, a vario titolo, devono rispondere di sequestro di persona ed altri reati. Purtroppo tra gli imputati non figurano i mandanti kazaki, né gli uomini dell’ENI che imposero l’operazione, né principalmente il ministro Alfano che la permise, interferendo consapevolmente nelle competenze del ministro degli Esteri del tempo. Oggi, nonostante le gravissima responsabilità di un simile abuso, lo stesso Alfano è stato promosso titolare della Farnesina, oltre che per la perfetta conoscenza delle lingue straniere e della politica internazionale, anche per speciali meriti nei confronti del democratico Governo del Kazakistan.
Ablymazov, che conosce bene la spietata capacità vendicativa di Nazarbaiev, di cui fu ministro del petrolio, prima di fondare il suo partito e divenirne oppositore, è in grado di descrivere la sofisticata macchina corruttiva del proprio Paese. Quindi, appena rimesso in libertà, ha affermato di essere a conoscenza che vi sono importanti uomini politici italiani che hanno interessi economici col governo Kazako, anche senza farne al momento i nomi. Riferendosi all’estradizione della moglie e della figlia, che ha avuto tutto il sapore di un rapimento con gravi complicità di Stato, ha dichiarato che “il Governo italiano è certamente colpevole, ma occorre capire chi ha dato materialmente l’ordine di consegnare mia moglie e mia figlia al Kazakistan. Io non so se sia stato il Ministro Alfano, ma so che lui si è fatto strumento del governo di Nazarbaiev”. Un presidente coinvolto in gravissimi episodi di corruzione con le compagnie internazionali, (compresa l’ENI) che estraggono il greggio grazie a contratti poco trasparenti e quasi esentasse, si è letteralmente impadronito del proprio Paese, piazzando parenti ed amici fidati nelle aziende petrolifere, nelle banche e nei media. L’ex ministro ha concluso dichiarando esplicitamente “non ne ho le prove, ma so come lavora Narzabaiev e sono sicuro che chiese aiuto all’ENI per favorire l’espulsione dall’Italia di mia moglie e mia figlia”. Sono accuse gravissime, purtroppo molto credibili, guardando obiettivamente a come si svolsero i fatti, che videro pagare soltanto il capo di gabinetto di Alfano, evidentemente offertosi come agnello sacrificale, mentre aveva soltanto avuto il ruolo di esecutore di ordini.
A distanza di tre anni la pedina di Narzabaiev ha conquistato il Ministero degli Esteri. Roma può esserne orgogliosa.

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