D: Lei è stato Ministro per la Funzione Pubblica dal 2002 al 2004 e all’epoca si era parlato di una riforma radicale delle Autorità indipendenti nel nostro Paese che, però, non ha mai visto la luce. Può dirci, oggi, qualcosa di più su quella vicenda?

R: L’Italia, da qualche tempo prima alla data da lei indicata aveva cominciato ad avvertire, anche per l’incidenza sul bilancio statale, l’inutile sovrabbondanza di pubblici dipendenti, e taluni orecchianti della nostra vita politica avevano ritenuto un vero toccasana l’introduzione di Authorities e di Agenzie di stampo anglosassone, nel nostro ordinamento. L’incongruenza e l’innaturalezza della trovata sono apparse immediatamente evidenti; e ciò soprattutto quando il mélange, che comprendeva il modello continentale di pubblica amministrazione e quello proprio del sistema anglosassone delle Autorità indipendenti, è stato utilizzato anche per la struttura mastodontica della burocrazia dell’Unione Europea.

D: Secondo lei, una toppa peggiore del buco, mi pare di capire.

R:Certamente. Mettere insieme istituti appartenenti a culture che, sul piano filosofico, sono diametralmente opposte (empirismo pragmatico inglese e idealismo astratto Euro-continentale) non soltanto non è stato sufficiente a svecchiare il nostro sistema burocratico (e quello dell’Unione) ma, per il modo in cui è stato realizzato in Italia, ha addirittura peggiorato la situazione.

D: Perché?

R: Perché i nostri uomini politici, poco avvezzi agli approfondimenti (assolutamente necessari per non legiferare a vanvera), anzi che sostituire i vecchi e tradizionali apparati amministrativi, hanno aggiunto a essi (come, peraltro, nell’Unione Europea) le Autorità indipendenti. E ciò, al fine di occupazione clientelare di posti impiegatizi ben retribuiti (molto meglio dei dipendenti pubblici della tradizione).

D: Quindi: Una riforma per colpire lo strapotere e il costo eccessivo dei bureaux tradizionali si è convertita in una pessima terapia?

R: Sì! Perché si è reso ancora più farraginoso e complicato lo svolgimento della vita economica, produttiva e commerciale del Paese con un’inutile e nociva confusione di competenze. Si sono, inoltre, raddoppiate le spese. Le controversie davanti ai giudici sono aumentate, rendendo ancora più inefficiente la macchina della già lenta giustizia italiana.

D: Beh! C’era stato, però, un affrancamento delle Autorità dal potere politico e quindi una minore corruzione politico-amministrativa?

R: L’affrancamento c’è stato ma più di nome che di fatto; e ciò  a causa dei poteri di nomina dei commissari, mai veramente sottratti ai giochi della politica. Comunque, qualche vantaggio c’è stato, ma parziale e limitato.

D: Mi sembra che in un suo saggio, lei auspica una generalizzazione del sistema della Authorities: perché è cosi contrario alla burocrazia della parte continentale Europea.

R: La burocrazia è costituita dall’insieme dei pubblici impiegati il cui strapotere, assunto mediante l’allargamento sempre maggiore delle proprie funzioni, si concentra nell’amministrazione ma non si esaurisce in essa: si estende all’organizzazione di tutti i pubblici uffici di uno Stato. In molti di essi (Italia, in primis)  comprende anche la giustizia. Con una serie di norme astratte, complicate, farraginose e pedantemente applicate, la burocrazia sottopone i cittadini all’obbedienza e spesso allo scoramento, alla mortificazione, all’umiliazione, al degrado. E ciò, per effetto  degli ostacoli, degli inciampi delle difficoltà che è in grado di creare nella loro vita corrente.

D: Secondo l’opinione dei fautori della de-industrializzazione, nella futura società dei beni immateriali e dei servizi non vi sarà più bisogno di questi complessi e dispendiosi apparati burocratici pubblici. E’ d’accordo?

R: Certamente. La loro assenza o il loro contenimento contribuirà anche a liberare la parte continentale dell’Europa da una buona dose di quell’autoritarismo governativo che ha sempre messo bastoni tra le ruote del libero sviluppo capitalistico.

D: Perché lei abbina burocratismo e autoritarismo?

R: La burocrazia che l’Europa continentale conosce è nata in un ambiente culturale, da millenni caratterizzato da assolutismi di vario tipo, ispirati alle concezioni religiose prevalenti (ebraismo, cattolicesimo, luteranesimo) e filosofiche dominanti  (Platonismo, Neo Platonismo e molteplici derivazioni idealistiche) nei vari Paesi. La presenza di mastodontiche strutture pubbliche, è aumentata nella società industriale e deve riportarsi, storicamente, al disegno che Jean Baptiste Colbert, personaggio-chiave alla Corte di Luigi XIV, aveva immaginato e utilizzato per rafforzare il peso dell’assolutismo monarchico con un cospicuo esercito di civil servant. I burocrati erano stati da lui ritenuti essenziali e indispensabili per consentire al potere politico del Sovrano di penetrare in tutti i gangli più importanti dell’economia e della vita civile. Colbert, con sagacia e abilità, aveva costituito uno stabile sistema ministeriale al centro e consolidato il sistema delle intendenze come strumento di controllo burocratico della periferia. In tal modo, si prefiguravano le premesse per ingerenze statali sempre più penetranti nella cultura, nell’arte, nell’istruzione pubblica, nelle forze armate, nella giustizia, nella sicurezza pubblica e nell’assistenza sociale. Al modello francese si erano uniformate, nel tempo, tutte le burocrazie dell’Europa continentale, da sempre caratterizzata dagli assolutismi ispirati alle concezioni religiose e filosofiche dominanti nei vari Paesi. Il danno è sotto gli occhi di tutti. La categoria dei pubblici dipendenti, divenuta super-potente per assenza di efficaci (e, peraltro, non facili) controlli, è stata, nel tempo, utilizzata da una classe politica, spesso cinica e corrotta, anche e forse soprattutto come una sorta di riserva occupazionale per raccomandati di ferro. Ciò ha dato luogo a un doppio fenomeno di corruzione che si espande dal momento dell’assunzione a quello della gestione delle pratiche amministrative.

D: Mi sembra che sia ricorrente nel suo pensiero la predilezione per i modelli britannici di vita collettiva. Perché?

R: Perché, in Gran Bretagna, le concezioni tolleranti sia empiristiche sia anglicano-calviniste hanno combattuto duramente  la presenza di uno Stato assoluto: in conseguenza una pubblica amministrazione invadente e autoritaria è stata sempre considerata un corpo estraneo, oltre che al sistema economico liberale del Paese, alla stessa coscienza e senso di libertà dei cittadini.

 

 

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