Il proibizionismo è fallito o comunque mostra profonde e talvolta insanabili crepe. Ciò si manifesta con evidenza in merito ad alcune tematiche ancora aperte, nonostante il dibattito affondi le radici in anni ormai lontani.

Droga, prostituzione, fine vita sono solo gli argomenti di maggiore rilievo che non trovano, per ora, risposte concrete.

Questa indecisione dello Stato appare una strategia dilatoria, utile solo per prendere tempo. Agli occhi di molti si manifesta, invece, come una sconfitta maturata su più fronti.

Alla base di questo atteggiamento distante dalle mutate esigenze sociali i profondi condizionamenti ideologici e religiosi.

L’eclatante vicenda umana di Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, che è morto in “esilio” squarcia un velo su una realtà condita da ipocrisie e negligenze legislative.

Molti dimenticano che al centro delle decisioni del legislatore andrebbe sempre posto l’individuo e le sue volontà.

Lo Stato laico e liberale dovrebbe cioè essere un regolatore offrendo opzioni normative senza invadere la sfera privata e le volontà individuali, qualsiasi essa siano.

Una strada che invece l’Italia non pare intenda percorrere finendo spesso in un vicolo cieco .

Proibire e non decidere è la sintesi di quanto ancora accade nel Belpaese.

La rinuncia dell’assunzione di precise responsabilità esclude la possibilità di percorrere nuove strade, preferendo il mantenimento dello status quo.

Molto spesso tutto ciò si consuma a scapito della legalità, oltre che della libera scelta dei cittadini.
A prevalere è il concetto di Stato etico che ovviamente è in aperta antitesi con quello di Stato laico.

Le discussioni parlamentari, i progetti di legge, le proposte sono infinite e molteplici su tematiche trasversali e di interesse collettivo.

A quanto pare, però, a vincere è sempre l’ideologia che nei fatti favorisce l’agire fuori dalle regole.

Ciò vale, è opportuno ribadirlo ancora, per le droghe leggere, la prostituzione, il fine vita.

Questioni mai risolutamente affrontate dando la possibilità a ciascuno di agire come meglio crede violando la legge piuttosto che rispettarla: un paradosso in uno Stato di diritto.

Ragionamenti di buon senso che, però, non sembrano essere graditi alle istituzioni italiche in altre faccende affaccendate.

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