[Nota della Redazione: riceviamo e pubblichiamo questa riflessione del Tesoriere Nazionale del PLI]

 

Tipica frase romanesca che negli ultimi anni ho sentito spesso, anzi sempre di più!

La mia professione di dottore commercialista mi porta tutti i giorni a vivere realtà di imprese ed imprenditori di vari settori merceologici o produttivi e la frase del titolo è purtroppo ricorrente ultimamente ed è così che la traggo, da questi imprenditori che sono sempre più in difficoltà economiche e chiaramente diventa una catena di difficoltà che si estendono agli indotti e per finire all’economia di questa Italia nel suo globale.

Non esiste al momento in questo Paese un settore produttivo che non sia in ristrettezze, in crisi sostanzialmente, e te ne accorgi già passeggiando: cartelli affittasi e vendesi ovunque anzi gli occhi, locali commerciali anche in centro città vuoti o abbandonati con serrande chiuse, parcheggi di taxi stracolmi e fermi lì. I supermercati sono pieni di prezzi offerte a sottocosto e così i negozi di vari articoli, dall’elettronica più sofisticata alle profumerie o altro.

Il quadro è questo ed è disarmante prenderne atto! Eppure in tempi di crisi così profonda chi ha i patrimoni giusti o comunque “la pronta cassa” per investire dovrebbe sfruttare il momento e chiudere ottimi affari a costi bassi , perché non succede? Ne conosco di imprenditori che potrebbero, eppure niente, stanno fermi , non investono, non fanno “girare i soldi”. Perché? E così non circolano capitali e l’economia si “ingessa” come si suol dire.

La risposta va ricercata nella latitanza e nella mancanza totale di segnali da parte del Governo che siano forieri di una politica attiva nel settore impresa.

Infatti il Governo crea solo ostacoli alla dinamicità che servirebbe per la ripresa economica attraverso manovre tese a disincentivare gli investimenti, a partire dalle più basilari come il reinserimento dei prelievi massimi in banca di € 5.000,00. Reinserimento perché con l’avvento del centro-destra li avevano riportati a € 12.500,00 e poco dopo di nuovo riportato alla cifra massima che aveva decretato la sinistra quando era al Governo. Ancora, la obbligatorietà recentemente introdotta per i commercianti di segnalare al fisco qualsiasi acquisto superiore a € 3.000,00, sia esso fatto per contanti che con assegni o carta di credito. Questi sono esempi base, per quelli più complessi basti analizzare il rafforzamento dato alle procedure di indagine fiscale attraverso studi di settore, parametri relativi ai beni di lusso, monitoraggi sul menage di vita di un cittadino e così via .

Tutto ciò è completamente irrispettoso e contrario allo Stato di Diritto e disincentiva automaticamente qualsivoglia spinta imprenditoriale ad investire oggi per domani, che poi non ci si meravigli se importanti industrie vanno a produrre nei paesi emergenti togliendo lavoro a operai italiani alle loro famiglie, non esiste una politica (tanto pubblicizzata) per detassare chi assume italiani in Italia, per agevolare una imprenditoria nel Sud, dove ci sono tante eccellenze in diversi settori imprenditoriali.

Questo Paese, disse un imprenditore, dovrebbe essere – per la sua conformazione geografica – “la Florida” d’Europa, incentivare le attività legate al turismo, riqualificazione delle coste, supportare la cantieristica nautica da diporto, una delle nostre eccellenze, con leggi ad hoc.

Insomma, quale Liberalismo politico è oggi applicato? Poco, troppo poco… e noi stiamo a  guardare.

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