Lettera del Presidente del PLI Stefano de Luca al direttore de Il Foglio che, sicuramente per mancanza di spazio, non è stata pubblicata

Caro Direttore,

Il totale e, per molti versi drammatico, fallimento della cosiddetta Seconda Repubblica e dei tanti soggetti politici che essa ha generato, ha dato luogo ad una diffusa ricerca di ancoraggi politico-culturali più solidi, come quello che  riporta alle idee liberali. Questo fenomeno sembra confermare la convinzione di Giovanni Malagodi, il quale amava ripetere: “molti sono liberali e non lo sanno”. Nell’ultimo quarto di secolo invece il termine liberale è stato usato con superficialità tale, da poter affermare che “in troppi si definiscono liberali e non lo sono”. Il fenomeno rischia di accentuarsi, poiché, dopo il risultato referendario che ha sepolto, insieme ad una riforma costituzionale illiberale, l’impianto maggioritario e bipolare,  tale corsa a dirsi tutti liberali è divenuta virale.

Il fenomeno non è sfuggito alla stampa d’opinione, compreso il giornale da Lei autorevolmente diretto, che vi ha dedicato molti commenti e interviste. Purtroppo è stata trascurata l’opinione del Partito Liberale Italiano, colpevole di non aver alzato la voce, ma che ha fatto di quell’insieme di valori ed idee la propria ragion d’essere. L’inflazione della parola liberale, intesa quale aggettivo, può avere molti significati, ma differisce dal sostantivo, che si richiama ad un pensiero politico millenario, rappresentato, negli ultimi tre secoli, dall’Illuminismo, dall’empirismo positivista e dallo storicismo. Anche il termine “liberal”, che è divenuto molto comune in Italia, significa in lingua inglese “progressista”, mentre la parola  liberale deriva dallo spagnolo, in contrapposizione a  “servil”. Il ricco pensiero ed il metodo politico, che ne sono derivati, attraverso un lungo percorso storico e filosofico, si chiama liberalismo. Ai suoi valori s’ispirò il Risorgimento italiano ed i Governi di tutto il primo sessantennio dello Stato unitario. In seguito al disastro della Prima guerra mondiale, fu avvertita la necessità di assumere un connotato organizzativo più definito con la costituzione nel 1921 a Bologna del Partito Liberale Italiano, che poi fu messo fuori legge nel 1925 dalla dittatura fascista, insieme agli altri movimenti democratici. Nel 1943 a Bari  Benedetto Croce, che ne divenne il Presidente, volle rifondarlo. Dopo ancora uno scioglimento, avvenuto nel 1994, il Partito fu infine ricostituito nel luglio 1997, nella continuità storica e politica con quello del 1921 e del 1943, al fine di rappresentare un presidio, prima ancora che politico, morale storico e culturale, della grande tradizione del pensiero liberale.

Oggi il PLI è uno dei soggetti politici inclusi dall’apposita Commissione Parlamentare tra i destinatari del finanziamento pubblico volontario, attraverso il due per mille indicato dai cittadini nelle annuali dichiarazioni dei redditi. Ha inoltre una componente autonoma riconosciuta nel Gruppo Misto della Camera dei Deputati e La Senatrice Cinzia Bonfrisco in quello Misto del Senato.

Il PLI, la cui tradizione italiana va da Cavour a Giolitti, da Croce ad Einaudi, da Gobetti a Malagodi, è stato ignorato dai media di sinistra, che se ne ritenevano gli antagonisti e da quelli di destra per consolidare la falsa convinzione che un partito padronale, composito e di stampo conservatore, come Forza Italia, impropriamente potesse qualificarsi come liberale.

Il contemporaneo emergere di forze qualunquiste, sovraniste ed autoritarie, insieme alla caduta dell’illusione che il Partito berlusconiano possa rappresentare i valori, le idee, i sentimenti dei liberali, oggi restituiscono al PLI il ruolo che gli compete di casa legittima dei liberali senza altre aggettivazioni, collocata nell’area di Centro.

Il trentesimo Congresso Nazionale, convocato per il prossimo mese di maggio, ha  come principale obiettivo quello di definire i liberali quali naturali rappresentanti delle esigenze del vasto mondo di partite IVA, costituite da imprenditori, commercianti, artigiani e professionisti.

Spero che il Suo giornale, come in genere la stampa indipendente e democratica, vogliano semplicemente informare gli italiani, che ne sono stati tenuti colpevolmente all’oscuro, dell’esistenza del PLI.

Come hanno fatto undicimila cittadini romani che, sia pure nel più assordante silenzio mediatico, hanno voluto votare la lista liberale alle recenti amministrative, sono convinto che molti altri in tutto il Paese, passata la fase deleteria dei partiti fatti in casa ad uso di un padrone o dell’effimero successo dei partiti populisti ed autoritari, di cui tutti dovremmo avere un infausto ricordo, vorranno riconoscersi nel Partito della libertà, solo che venga compiuto il dovere,  che sarebbe logico in democrazia, di segnalarne l’esistenza. Molti italiani, principalmente tra i più  giovani, sono di idee liberali ed hanno il diritto di sapere che esiste un partito che rigorosamente ne interpreta la tradizione identitaria ed, allo stesso tempo, possiede il necessario ottimismo della volontà per  condividerne, oltre alle insoddisfazioni, anche  le speranze. Democrazia liberale significa non soltanto il rito periodico del voto, ma ancor più il più delicato compito di  informare   correttamente i cittadini  e chiamarli all’attiva partecipazione.

Stefano de Luca

Presidente del Partito Liberale Italiano

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