L’antico isolazionismo della Gran Bretagna e degli Stati Uniti d’America è riemerso a nuova vita e sembra avere ricongiunto ancora più saldamente i due Paesi Anglosassoni. Che cosa l’ha determinato?

I due Paesi Anglosassoni hanno avuto il coraggio  di evitare che il seme della disgregazione, della frantumazione, dello sgretolamento delle loro società, già a rischio di disunione per passati errori, continuasse a germogliare e a radicarsi nei loro territori con un ingresso sempre più massiccio della terza teocrazia mediorientale: quella islamica.

Le prime reazioni?

Com’era già avvenuto prima delle due grandi guerre mondiali, il loro proclamato neutralismo ha comportato un incremento notevole delle spese militari. Inoltre, strano a dirsi, anche la grande Russia di Putin, come, in passato, quella dello Zar e quella di Stalin, s’è andata avvicinando alla loro posizione nella valutazione della gravità del problema della minaccia attuale al Vecchio Continente. C’è chi ha osservato che gli attentati, recenti, soprattutto di Londra e di Mosca, non promettono nulla di buono per il futuro della pace nel mondo.

E i dissensi tra Mosca e Washington?

Più apparenti che reali.

E l’Europa?

I vari Paesi Europei, come già nella prima e nella seconda guerra mondiale, sono tra di loro divisi: il Pianeta, al suo Ovest, riproduce, sul problema dell’immigrazione mussulmana, la consueta realtà  letteralmente spaccata letteralmente in due.E’ importante, però, che, sulla scia del pensiero dei nostri antenati della Roma repubblicana, i sudditi di Sua Maestà Britannica, sotto la guida di governo della Premier May e gli Statunitensi che hanno eletto alla Presidenza della Repubblica Nord-Americana, Donald Trump, abbiano deciso di rispolverare i libri della nostra storia romana antica e seguire il suggerimento di Diocleziano che voleva, all’epoca, liberare l’Impero (o contenere gli effetti, giudicati negativi, del dilagare di una religione, quella cristiana, ritenuta pericolosa per la convivenza civile nell’Impero) dalla presenza di cives romaniche non fossero, per così dire, d.o.c.

Vinsero, però, allora Teodosio e Costantino che fecero orecchio da mercante e “santificarono” la religione mediorientale da Diocleziano additata al sospetto dei suoi concittadini.

Per la verità, a dei governanti non spietati era presente l’esigenza di risparmiare ai loro sudditi lo spettacolo straziante di quei kamikaze ante-litteramche, in mancanza, all’epoca, di cinture esplosive si lasciavano sbranare dai leoni o massacrare di botte dai gladiatori nel Colosseo. Oggi, il panorama è cambiato: i kamikaze islamici di oggi, oltre a immolare se stessi, distruggono centinaia di vite umane. I leader politici del Regno Unito e del Nord-America possono seguire, senza pietismi, l’antico parere di Diocleziano e conservare l’assetto attuale delle tante Società che si sono costituite sulla Terra e non vogliono abbracciare idee di ecumenici abbracci.

A questo punto, può sorgere spontanea  la domanda se veramente non ci sia null’altro da fare per evitare la terza guerra mondiale.

Si! Un intervento dei Paesi capitalisticamente più avanzati, diretto a troncare l’immigrazione mussulmana in atto sarebbe  certamente possibile ma occorre stabilire se le attuali condizioni di guerra diffusa e confusa lo permetta. Una soluzione che potrebbe apparire accettabile sarebbe quella di favorire l’insediamento di una società industriale della prima maniera (quella dei manufatti) in una zona del Medio-Oriente o dell’Africa settentrionale, dove la mano d’opera è ancora a basso costo e dove le condizioni di vita non hanno raggiunto gli alti livelli dell’Occidente. Gli Emirati Arabi hanno dimostrato che, con i mezzi opportuni, la natura del territorio e l’asperità del clima non sono di ostacolo alla crescita di splendide e meravigliose comunità e di città dalle avveniristiche forme come Dubai, Abu Dhabi che sono soltanto un esempio. Si potrebbe  sostenere l’attuazione di un novello ERP (meglio conosciuto come piano Marshall, dal nome del segretario di Stato Statunitense, George, nel secondo dopoguerra mondiale). Una tale pianificazione aiuterebbe, allo stesso tempo, l’Europa continentale, l’Africa e il Medioriente.

Sì, però, quel Piano divenne attuale dopo la distruzione dell’intero Continente Europeo!

Certo! L’originario Piano Marshall fu realizzato sulle distruzioni subite dall’Europa nella seconda guerra mondiale e dopo che erano stati spazzati via i governi nazifascisti. E così c’è da temere che il piano di ricostruzione del medioriente e del nordafrica avvenga sulle macerie non solo dell’ISIS ma di tutte le terre Islamiche e dei loro regimi tirannici. Non è facile, d’altra parte, creare le premesse per una nuova vita democratica (poniamo sulla fascia costiera che va dall’Egitto alla Libia) se, pur dopo la caduta di dittatori come Mubarak e Gheddafi, continuano a imperversare conflitti tribali tra mussulmani di varie etnie e affiliazioni e il governo del territorio, in una situazione caotica e tumultuosa, non è gestito da una guida sicura, militarmente, e affidabile, politicamente. Nel loro isolazionismo certamente “pensoso” i due Paesi egemoni nel mondo, con la collaborazione del polo-Russia, e probabilmente di quello cinese, sempre attenti agli equilibri internazionali, hanno certamente in mente qualcosa che a noi non è ancora chiara. Del resto è noto che anche i singoli individui s’isolano per meditare.

Lei non pensa che farebbero bene a farlo anche i nostri intellettuali progressisti invece di parlare, per un asserito buonismo, di Società aperte ai flussi immigratori di centinaia di migliaia di poveri diseredati?

L’ha detto lei!

Quali linee vedrebbe per un nuovo Piano Marshall?

Per l’Europa, vedrei utile favorire, con misure adeguate, le imprese che creano prodotti di grande eccellenza, non riproducibili in situazioni territoriali diverse (e ciò per effetto di particolari condizioni naturali agricole: olio, vino etc. o della presenza di mano d’opera super-specializzata nell’industria: Ferrari, Maserati etc.).  Al tempo stesso, agevolerei, con idonei sostegni, l’opera di de-localizzazione degli impianti manifatturieri di tipo ordinario, consentendone il trasferimento dalle Nazioni Europee ai Paesi da cui, a causa del minore benessere, provengono i maggiori flussi immigratori nel nostro territorio. Sempre in Europa, si potrebbero, poi, realizzare con adeguati capitali infrastrutture dirette a favorire i servizi turistici e culturali che il Vecchio Continente può offrire al mondo intero per effetto del suo passato, con la realizzazione di strade di ogni tipo, necessarie per raggiungere località paesaggistiche amene o ricche di bellezze artistiche, archeologiche, architettoniche, storiche, anche con il coinvolgimento finanziario di grandi catene alberghiere mondiali. Inoltre, vedrei, con norme ben mirate di tipo urbanistico, nelle zone europee qualificate d’interesse nazionale, l’insediamento (progressivo e sostitutivo di piccoli esercizi alberghieri) di resort con grandi capacità ricettive e con ricca offerta di sport e di svaghi per viaggiatori che diventano sempre più esigenti. Ciò aiuterebbe lo sviluppo dell’attività turistica. Gli Stati dell’Europa continentale potrebbero cogliere anche l’occasione di rimodulare la pubblica amministrazione, secondo il modello anglosassone di strutture agili e snelle, poste direttamente al servizio della comunità, eliminando i pletorici apparati colbertiani, sinora al  servizio  soltanto dello statalismo autoritario, finalizzato alle esigenze clientelari degli uomini politici; nonché prevedere la privatizzazione della giustizia civile e amministrativa attraverso l’istituto della mediazione conciliativa per prevenire i conflitti e dell’arbitrato per risolverli e un insegnamento scolastico (escluso quello d’obbligo) nella direzione delle materie specialistiche che possono far meglio assolvere i servizi necessari al nuovo tipo di società post-industriale. Non sarebbe, infine, fuori luogo accentuare la caratterizzazione assicurativa del settore  previdenziale e assistenziale e sottrarre l’informazione, lo spettacolo, l’arte, l’editoria, la gestione del patrimonio culturale, architettonico, storico alla politica clientelare dei partiti, che gestiscono per fini di corruttela politica i relativi fondi di sostegno.

Ha parlato solo dell’Europa?

Beh! Nella fascia interessata dei Paesi liberati dalla teocrazia islamica, con la vita democratica, occorerebbe impiantare tutto e di più.Le condizioni per un nuovo Piano Marshall Euro-Africano sarebbero ben più gravose di quelle del secondo dopoguerra mondiale; ma forse bisognerebbe lasciare la parola agli esperti di politica industriale.

 

 

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