Intervistato da noi l’11 Gennaio 2017, , da liberal democratico, non ha condiviso il rifiuto  dell’ALDE di ammettere  i parlamentari del M5S nel proprio gruppo al P.E. Vogliamo approfondire quell’argomento, appena accennato?

Volentieri. Ricordo di aver detto che sostenere come hanno fatto i parlamentari europei liberal democratici, che molti punti programmatici del Movimento Cinque Stelle fossero in contrasto con le linee politiche da loro seguite, era stato un clamoroso, inopportuno fuor d’opera. Partiti, orientati per principio, per consuetudine, per natura anti-assiomatica verso il dibattito libero e incondizionato delle idee, dovevano avere fiducia in una discussione aperta, scevra da preconcetti e schemi ideologici, sui punti di conflitto. L’occasione sarebbe stata certamente utile per un confronto senza tabù dogmatici.

Lei ritiene che il Movimento Cinque Stelle possa rappresentare un interlocutore per partiti italiani non fideistici?

Sì! I condizionamenti ideologici, religiosi e/o politici hanno sempre impedito, ai liberali, discussioni aperte con altre forze politiche Italiane nella storia repubblicana. I partiti del secondo dopoguerra erano nella stragrande prevalenza  tutti fortemente ideologizzati (cattolici, social-comunisti, nazional-fascisti). I liberali, dopo la parentesi centrista, erano stati condannati all’isolamento e a una progressiva riduzione del loro peso politico. Il Movimento di Grillo non mi sembra dominato né dall’assolutismo cattolico né da quello delle due forze politiche derivate dall’idealismo tedesco, post-hegeliano; ha espresso chiaramente il rifiuto di ogni contatto (per l’eventuale governo del Paese) con i fautori di tutte le ideologie salvifiche del passato, religiose e politiche. L’ultimo tentativo anti-libertario, della nostra cronaca recente, ha confermato il culto per la libertà del Movimento. E’ stata molto attiva ed efficace la sua partecipazione alla battaglia per il NO al referendum sulla cosiddetta riforma costituzionale di Renzi, Boschi e Verdini.

Come considera il fatto che il movimento di Beppe Grillo sia considerato, dalle forze politiche italiane tradizionali, la sede dell’anti-politica, del populismo e dell’autoritarismo?

Antipolitica è un termine vago, generico e usato a fini di comodo nel linguaggio ingannevole degli attuali politici italiani, tutti ancora ammalati cronici d’ideologie assolutistiche, religiose o filosofiche e tutti ineluttabilmente volti all’autoritarismo. Lo usano per denigrare quelli che si avvicinano alla politica senza i loro para-occhi e pregiudizi.

… e, soprattutto senza il loro fanatismo fideistico.

Se la politica significa lotta tra visioni della vita, elaborate sul presupposto di Verità rivelate da un Dio o svelate da Uomini ritenuti di eccezionale visionarietà futura, ben venga l’anti-politica! Le ripeto: una politica caratterizzata dalla demagogia calcolata, dalla corruzione endemica, dall’ignoranza diffusa, dal dilettantismo grossolano, dei pressappochisti della politica e dell’amministrazione non merita rimpianti. Io spero che dopo il crollo (o, rectius, il grave danneggiamento) delle ideologie vigenti nel secondo millennio, possa addirittura sorgere il primo partito italiano fondato sull’empirismo e sul pragmatismo e ritengo che si tratterebbe di un evento fausto ai fini di una vera dialettica politica anche nel Bel Paese. Ci ricongiungerebbe alle nostre vere origini, quelle della antica Roma repubblicana, impregnata di filosofia pre-socratica, Democritea,  Lucreziana e non ancora contaminata dal verbo mediorientale e dalla conseguente corruzione dell’Impero.

Vogliamo approfondire un tale aspetto, da lei solo accennato nel nostro incontro dell’11 gennaio?

Il rifiuto di tutti gli ideologismi mi sembra essenziale per un liberale che, per sua natura, dovrebbe tenere ben saldi i piedi sul terreno delle realizzazioni pratiche. La parola Politica nasce dal termine greco: polis e deve risolvere, quindi, i problemi di una comunità nazionale…non, idealmente,  (e solo a chiacchiere!) quelli della popolazione dell’intero mondo.

Beh! Ha ragione se parliamo di politica interna!

E non solo. La politica interna per definizione tende a risolvere i problemi pratici di convivenza civile dei cittadini all’interno dei confini.  Anche, però, la politica internazionale non si discosta dai problemi della polis: mira a regolare i rapporti di uno Stato con altri ben individuati Paesi, sempre ai fini di benessere interno. E’ la cosiddetta politica mondiale che ha, invece, la pretesa di risolvere, nel senso dell’eguaglianza, i problemi economici  se non quelli della felicità dell’intera umanità. E’ l’ecumenismo, religioso e filosofico, che fuoriesce dall’idea della politica, perché si allontana dai problemi della polis ed entra nel campo dell’Utopia che costituisce l’oggetto di un’aspirazione ideale non suscettibile di realizzazione pratica. Ergol’anti-politica non è quella del Movimento Cinque Stelle, ma dei portatori di messaggi universalistici.

Lei considera quindi la cosiddetta anti-politica pentastellata, soltanto il  contrario, delle ideologie irrazionali e delle utopie salvifiche?

Credo di sì! Non colgo voli pindarici nelle affermazioni politiche dei rappresentanti del Movimento e francamente non vedo altra strada per puntare finalmente alla soluzione pratica dei nostri maggiori, concreti problemi, senza i para-occhi e/o gli impedimenti del pregiudizio ideologico di clerico-fascisti o catto-comunisti. L’Italia nelle mani di questi partiti che per le loro ideologie, sono sempre stati tendenzialmente autoritari (sono sempre tali i prodotti dell’assolutismo) ha prodotto l’ostracismo, la sostanziale scomparsa o almeno la latitanza di ogni movimento imperniato sulla libertà e quindi liberale. Le ricette pronte e preconfezionate di quei partiti si sono sempre dimostrate avvelenate o comunque inidonee a risolvere alcun che. I tentativi d’imporre, ai cittadini, soluzioni politiche anti-democratiche sono stati ripetuti se non continui. Vale piuttosto la pena di aiutare nel nostro Paese chi voglia farsi iniziatore di un metodo, come quello liberale, che è di ricerca sperimentale per trovare ai problemi della convivenza civile e sociale le soluzioni pratiche più giuste e adeguate.

Che intende per aiutare?

Coinvolgere all’esperimento della ricerca politica e pragmatica, il patrimonio culturale dei liberal democratici che è antico e stracarico di contributi di pensiero letterario, storico, filosofico, politico; sempre lontano dal dogmatismo.

Che dice della qualifica di populista attribuita al Movimento di Beppe Grillo?

Il problema è di capire che cosa s’intenda per populismo. Anche tale termine è, infatti, molto ambiguo. Populisti sono i leader politici che, senza specificare i propri obiettivi, apoditticamente affermano di avere una relazione diretta (e sottintesa:magica) con il popolo, elevato liricamente, romanticamente ed emotivamente a mito. Il populismo è, in realtà, un fenomeno tipico dei Paesi dell’Europa Continentale e dell’America Latina la cui vita politica ha avuto un forte tasso d’ideologizzazione  dovuto alla presenza massiccia di utopie salvifiche, religiose o filosofiche. Quando la mancata (peraltro prevedibile) realizzazione degli obiettivi promessi (fratellanza umana, uguaglianza economica, supremazia di un popolo, (definito eletto da santoni religiosi o da filosofi esaltati) ingenera delusione e fa perdere la fiducia in quelle verità che si ritenevano assolute e incontrovertibili, i leader politici ricorrono a una versione annacquata e vaga delle mete in precedenza promesse. Il populismo nasce a causa dello smarrimento, della confusione conseguente al crollo dei cosiddetti Ideali: esprime un’incertezza e una vaghezza di aneliti a migliorare le cose con una formulazione di propositi generici, indeterminati, privi di veri e concreti contenuti politici, con la proposta di una linea di governo priva di ogni indicazione specifica dei suoi obiettivi. Ancora s’invoca il popolo come unico aggregato sociale autentico, omogeneo da cui attingere i valori positivi, specifici di una collettività organizzata e permanente. Naturalmente tali valori, in un Paese che è stato molto ideologizzato, sono sempre, sia pure sotto forme mutate, quelli della vecchia sinistra cattolica e marxista (uguaglianza di tutti gli esseri umani, pace tra i popoli e via dicendo) e quelli della destra nazionalistica (amore per la Patria, idolatria della Nazione, ritenuta uber alles e così via).

Perché non ritiene che l’accusa di populismo sia pertinente per il Movimento Cinque Stelle?

Perché il Movimento ha formulato (e formula) proposte concrete d’interventi legislativi e amministrativi che possono essere condivisibili o meno, ma che sono espressi con chiarezza e precisione.  Esse non si ricollegano a passate utopie, ma a un sentimento di solidarietà umana, a mio avviso perfettamente in linea con il liberalismo. Gli atti di generosità, di abnegazione, di sacrificio (persino spinti sino al limite massimo di mettere a rischio la propria persona) avvengono in condizioni di forte partecipazione emotiva, certamente non fuori dal controllo della ragione, ma certamente mai nella sfera astratta e sterile della fantasia, dell’utopia, del sogno.

In una nostra precedente intervista  lei ha affermato che l’unico vero populismo comparso in Italia negli ultimi tempi è quello renziano, che lei ha definito peronismo all’italiana, in che cosa si differenzia dall’autoritarismo nel M5S?

Le rispondo con una domanda: la ricerca dei leader le sembra così diversa da quella delle Primarie del Centro-Sinistra, alterate, truccate, imbastardite da presenze prezzolate? O da quello, neppure nascosto, camuffato o, sia pure falsamente, ammantato di democrazia, dei partiti del cosiddetto Centro-Destra?

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1 COMMENTO

  1. Ma dove vive? Sembra accecato dalle sue convinzioni e non vede l’inganno di base Grillo/Casaleggio/la rete/ gli accessi/ i guadagni….l’impresa …la fuffa!
    Se queste sono le linee di rivoluzione liberale, sono contento di essere stato liberale e non sono interessato a questi approcci
    C’è qualcuno che vuol salire sul carro di casaleggio?

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