Manezhnaya Ploshad’ è una storica piazza situata nel cuore di Mosca. Qui, l’11 dicembre del 2010, si è svolta un’imponente manifestazione in commemorazione di Egor Sviridov, ultrà del Fratria (gruppo principale nella geografia del tifo organizzato dello Spartak) ucciso pochi giorni prima in un agguato teso da immigrati del Caucaso settentrionale. Nonostante la scarsa copertura mediatica data alla morte del giovane, fra 5.000 e 50.000 persone si sono radunate nella piazza. La massiccia partecipazione ha confermato l’importante ruolo del web nella pianificazione dell’incontro, organizzato su basi informali da giovani fra i 14 ed i 20 anni.

Il fatto poi che gli otto aggressori del tifoso moscovita fossero stati rilasciati (tranne uno) a poche ore dall’omicidio ha ulteriormente alimentato, in alcune fasce della popolazione, irritazione e sospetti di corruzione nei riguardi delle forze di sicurezza. Tali malumori sono poi sfociati apertamente in disordini nel corso del raduno, con un bilancio finale di decine fra feriti ed arrestati (la CNN aveva tuttavia parlato di “disordini legati al progetto di modifica dei fusi orari russi”).

La nostra analisi prende le mosse da questo episodio apparentemente secondario in quanto non si è trattato di un semplice sfogo ultras, come di tanto in tanto accade nel nostro Paese. Molti dei giovani presenti non avevano alcun legame con il tifo organizzato. Al contrario, il fatto è sintomatico di un progressivo irrigidimento xenofobo e tradizionalista trasversale a diversi gruppi sociali. Nonostante la Russia degli anni ’90 mostrasse un’alta propensione giovanile alla modernizzazione e al multiculturalismo, nel corso di pochi anni queste tendenze sono state soppiantate da un crescente richiamo alla purezza etnica e alla difesa della razza, minacciata dalle popolazioni confinanti e dall’immigrazione. A questa evoluzione hanno certamente contribuito il declino demografico (il tasso di crescita della popolazione è – 0,47%), e il riacquisito standing internazionale della Russia dopo l’opaca – e frustrante per molti – fase transitoria degli anni ’90.

La scena politica odierna è quindi composta, a latere dei partiti “ufficiali”, da formazioni ideologicamente ben strutturate e, spesso, militarmente preparate allo scontro. Il Dvizhenie Protiv Nelegal’noj Immigratzii (Movimento Contro l’Immigrazione Clandestina), uno dei più importanti gruppi dichiaratemente xenofobi sorti nella Russia contemporanea, è stato da poche settimane messo fuorilegge. Il Slavyanskij Soyuz – Natzional-Sotzialisticheskoe Dvizhenie (Unione Slava – Movimento Nazionalsocialista) organizza corsi di addestramento paramilitare, fa sfilare i propri adepti in divisa e ostenta una ricca simbologia direttamente mutuata dal Nazismo. Sondaggi di inizio gennaio sostengono che ben il 5% della popolazione russa conosce e supporta gli scopi del Movimento. Ancora, dal Natzional-Bol’shevistskaya Partya (Partito Nazional-Bolscevico), bandito alcuni mesi fa, è sorto Drugaya Rossiya (Un’altra Russia), che ha adottato un programma vertente sull’incentivazione dell’edilizia abitativa, sulla nazionalizzazione delle imprese operanti nel ramo energetico e delle materie prime, e su politiche di sostegno alla maternità (nonché favorevole all’introduzione della Sharia nei territori federali a maggioranza mussulmana).

Questi movimenti sono di difficile collocazione politica, occupando – e spesso congiungendo – l’estrema sinistra e l’estrema destra. Sono accomunati da una matrice antigovernativa, tanto che Eduard Limonov, leader di Drugaya Rossiya e celebre tra l’altro per aver combattuto al fianco dei Serbo-Bosniaci di Radovan Karadžić durante la guerra civile jugoslava, è stato recentemente coinvolto in uno scandalo sessuale la cui regia è stata da più parti attribuita all’FSB (erede del KGB). Leitmotiv ideologico di tali gruppi è l’accostamento di politiche di stampo sociale e nazionalpopolare dalla matrice anticapitalistica ed antiliberista. Altro fattore aggregante dalla valenza simbolica è l’utilizzo della bandiera imperiale zarista nero-giallo-bianca durante parate e manifestazioni.

Recenti sondaggi d’opinione affermano che più del 60% della popolazione russa ritiene verosimili ulteriori spargimenti di sangue dovuti a motivazioni razziali. Non è quindi da sottovalutare la miscela esplosiva costituita dall’insufficiente consolidamento dello “Stato di diritto” da un lato, e dalla presenza di ideologie imperiali, nostalgiche e populiste dall’altro. Questi movimenti possono senz’altro premere per una evoluzione dell’ancor fragile assetto istituzionale Russo verso forme più o meno velate di democrazia etnica.

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