In un suo libro, lei ha scritto che gli Italiani amerebbero gli “ossimori”, soprattutto nel linguaggio politico. Perché?

Difficile darle una risposta, ma ho constatato che è così, leggendo la stampa politica. Nel Paese che da due millenni è dominato da assolutismi-autoritari di tipo religioso e filosofico, si ritrovano espressioni come cattolico-liberale, liberal-socialista (e ora persino liberal-comunista), liberal-nazionalista, che sono dei veri e propri ossimori.

Perché ritiene che si tratti di ossimori?

Lei comprende che è del tutto innaturale coniugare in una stessa espressione l’idea della libertà e quella di una mente affollata di Verità assolute e costrittive. Se la fede in tali assiomi non consente che si possano esprimere dubbi, formulare correttivi o interpretazioni contrarie, perché essi sono ritenuti rivelati o da Dio o da sommi filosofi la cui parola non deve mettersi in discussione, l’unica libertà resta quella, per così dire, di prendere o lasciare. Una libertà condizionata da dogmi, religiosi o filosofici, non è libertà: ha le ali tarpate.

Nel libro, afferma che anche “Società-Aperta”, un’espressione divenuta di moda di fronte all’immigrazione islamica di questi ultimi tempi, è un “ossimoro” e sembra attribuirlo all’italica fantasia. In realtà, l’espressione è di Karl Popper.

Beh! Il fatto che a parlarne sia stato, per primo, un Maestro del pensiero celebre e amato come Karl Popper, ha mandato in visibilio (anche esagerato) tutti gli intellettuali del mondo e ha, in qualche modo, confuso le opinioni della gente. Il sociologo statunitense intende riferirsi alla mentalità che può ritenersi dominante in alcune società rispetto ad altre e sostiene, in altre parole, che le società sono chiuse quando appartengono al tipo “tribale”, perché in esse tutto è stabilito da un insieme di credenze e da un’autorità, atta a farle rispettare. In contrapposizione alla tribù, Popper ritiene che le società diventano “aperte” quando cominciano a fondarsi sulla libera discussione critica.

Lei afferma che la teoria del filosofo statunitense non riguarderebbe l’apertura della società a immissioni esterne ma piuttosto l’apertura delle menti nei vari tipi di società.

E’ una teoria che, letta così, interessa poco o punto gli attuali uomini politici dell’Occidente, che trovandosi a dovere fronteggiare il problema di un’immigrazione di massa senza precedenti, devono trovare il modo di contrapporsi gli uni agli altri nella consueta e ormai logora maniera di una Destra conservatrice e chiusa e di una Sinistra progressista e aperta. Si tratta di una vera e propria mistificazione!

Invece i nostri uomini politici darebbero alla contrapposizione ben altro significato rispetto a quello ipotizzato da Popper, non Le pare?

Certo. Parlare, in un tale contesto, del conflitto tra liberalismo della Sinistra e autoritarismo della Destra è un fuor d’opera. E può indurre all’errore di far considerare l’antinomia tra Società aperta e Società chiusa come il cavallo di battaglia di tutti quelli che per le ragioni più varie, e talora persino contraddittorie, si dichiarano pronti a costruire ponti in contrapposizione a quelli che vogliono erigere muri.

In altre parole, si dice: una società libera e progressista non può che essere “aperta” a ogni pur probabile sconvolgimento interno, perché a imporre ciò sono principi superiori. Quali? Quello dello “Stato Etico”?

L’inganno sta proprio nell’invocare Popper! Egli, nel suo intervento, parla di storicismo, di essenzialismo e d’autoritarismo in termini molto astratti e totalmente diversi da quelli odierni. Il Maestro statunitense non intende minimamente prendere partito tra Paesi che sono disposti ad aprire le loro frontiere a immigrazioni straniere e Nazioni che, per opposte ragioni s’oppongono a tale evenienza.

Comunque, secondo Lei, se letta come accettazione indiscriminata dell’immigrazione di popoli diversi, l’espressione società aperta diventa un vero e proprio “ossimoro”.

Esatto. Per definizione (basta consultare i migliori Dizionari della lingua italiana), il sostantivo femminile società designa ogni insieme di persone accomunate da identità di principi, intenti, esigenze, sia di ordine etico, ideologico, spirituale, e sia anche di natura concreta e materiale. In particolare, per società deve intendersi una collettività d’individui insediati in un determinato territorio e legati da particolari vincoli di natura etnica, religiosa, politica, linguistica entro cui s’instaurano forme di cooperazione, divisione dei compiti, secondo leggi, ordinamenti, consuetudini comuni che definiscono un sistema di rapporti culturali, giuridici, economici, funzionali alla sopravvivenza di quella collettività. Ritengo che un sodalizio che debba fare i conti con la presenza di molti abitanti in uno stesso, circoscritto territorio con spazi vitali da osservare e bocche da sfamare, non possa “aprirsi” a tutti quelli che, pur non chiamati, vogliono, con ogni mezzo, entrare a farvi parte! Si riesce a vedere tutto questo in una Società-aperta come l’intendono oggi i nostri buonisti?

Secondo Lei, dopo secoli di stabilizzazione della collettività mondiale in ordinate società civili di buona, reciproca, convivenza e di soddisfacente, duttile, tolleranza, si rischi di mandare tutto all’aria?

Non si può, se non per effetto di un diffuso, esteso e anarchico cupio dissolvi.

Lei dice: si ricondurrebbe l’essere umano a condizioni di caos.

Esatto. L’immigrazione cospicua e indefinita di masse africane e mediorientali stravolgerebbe la vita degli Europei, alterando in modo incontrollato e irrazionale l’attuale equilibrio raggiunto tra le molte società di diverse etnie e culture, stabilizzatesi, faticosamente e non senza conflitti duraturi, sul territorio vecchio continente.

Le chiedo allora: che fare?

Analizzare le ragioni di una sorta di follia collettiva, costatando che se essa è determinata da oggettivi ed evidenti motivi di fame e di disperazione, la soluzione del problema non può essere quello di spingere masse considerevoli a compiere traversate che spesso si rivelano catastrofiche, fatali per tante vite umane. Occorrerebbe piuttosto uno sforzo finanziario internazionale per insediare in un Paese del Nord-Africa una società industriale come quella attuale dell’Euro-continente che oggi non riesce a essere competitiva per l’alto costo della mano d’opera.

Ciò favorirebbe la de-localizzazione di imprese in crisi e la de-industrializzazione della parte continentale dell’Europa, destinata a produrre beni immateriali, servizi e manufatti di grande eccellenza.

Una sorta di piano Marshall per Nord-Africa e Medio-Oriente?

Senza la distruzione totale dell’Europa su cui s’intervenne allora.

La distruzione fu necessaria – si dice – per liberare l’Europa dal nazi-fascismo. Oggi le terre su cui si dovrebbe intervenire sono in mano di dittatori o in preda al caos. Le sembra che ci siano le condizioni per insediamenti industriali delocalizzati dalla Vecchia Europa?

Diciamo che si potrebbe iniziare dalla Tunisia, un Paese relativamente più tranquillo di altri in quella fascia costiera.

Con il pericolo di un incremento degli attacchi dei mussulmani in quella zona? Crede che l’industria dell’Euro-continente sarebbe favorevole ad affrontare un simile rischio con le condizioni attuali del continente Africano?

Credo che il suo timore sia anche quello degli Anglo-americani che non a caso pensano a intensificare la lotta contro le teocrazie islamiche, anche se esse si dichiarano “amiche”.

Una crisi, senza via d’uscita?

Naturalmente, per essere politically correct, dovrei astenermi dal fare accenno alla causa prima dell’attuale caos planetario: che, a mio giudizio, è il sovraffollamento dissennato della popolazione mondiale che è stato provocato da cattivi maestri sulla faccia della Terra.

Non si astenga! Lo dica!

E allora le dirò che se gli abitanti della nostra palla ruotante nel Cosmo, avessero dato ascolto all’economista inglese Thomas Robert Malthus, aggiungendo alle sue sagge considerazioni circa l’insufficienza delle risorse terrestri a soddisfare l’esigenza di sostentamento della crescente popolazione mondiale, anche quella del prevedibile aumento proporzionale dei governanti imbecilli in una crescita smodata degli abitanti del Pianeta, e avessero contrapposto sonori e palesi sberleffi ai predicatori di procreazioni a gogò, in ogni angolo della Terra, probabilmente, oggi, non ci troveremmo al punto in cui siamo. Le regole del Cosmo, certamente del tutto casuali ma controllabili (in modo almeno relativo) dal raziocinio degli esseri umani (elargitori certamente non coatti o acefali di liquido seminale) e sottratte alla stupidità auto-distruttiva di molti di loro, ci avrebbero risparmiato esodi, non a caso definiti biblici, immigrazioni caotiche e disordinate di poveri diseredati della Terra.

E anche di melting-pot, impossibili da realizzarsi in modo pacifico, a causa dei diversi livelli di benessere, di civiltà, di reciproca tolleranza e di buona convivenza, raggiunti dalle masse nei vari punti del Globo?

Certo! Quelle regole, invece, sono state violate su suggerimento di persone interessate al proselitismo religioso o guerresco; e ciò al fine al fine di ingrossare gli eserciti o dei credenti da contrapporre agli infedeli o degli eroici invasori di territori altrui; spesso in combutta tra di loro, per fini congiunti di evangelizzazione e di conquista territoriale. Aggiunga che il tutto è avvenuto con l’ausilio dei cosiddetti progressisti del Pianeta che, resisi conto della loro incapacità di perseguire l’impossibile obiettivo di rendere tutti gli uomini economicamente eguali, hanno inventato il principio altrettanto paritario, ma più comodo, del multiculturalismo.

Lei nel libro negherebbe che tutte le culture abbiano pari dignità e siano sostanzialmente uguali e sostiene che non possiamo vivere tutti in una Koiné universale di amore dilatato oltre ogni confine?

Sì! Per gli adepti del buonismo ecumenico, Dante Alighieri, giudice fustigatore (a parole) del bordello italico e Ludwig Von Beethoven creatore della Nona sinfonia e della musica dell’Inno alla gioia, equivalgono, sul piano artistico, agli anonimi o sconosciuti inventori delle urla d’assalto dei Tutsi e degli Huti della guerra civile ruandese.  E ciò non mi pare sostenibile. E’ vero, invece, a mio giudizio, che sul piano etico, la criminalità dell’Occidente, con spietate opere di colonizzazione, di aggressioni feroci, di schiavismo diffuso, non consenta a nessuno di noi, Europei e Statunitensi, di sollevare l’indice accusatore contro i massacri tribali che si compiono, pur senza motivazioni d’interesse, in altre parti del mondo. Se è così, è chiaro che la nostra cultura sia colpevole di molte menzogne e reticenze, a dispetto dell’orgoglio dei nostri intellettuali di far parte di Stati definiti Etici, graditi alle dottrine filantropiche dell’Occidente Euro-continentale, religioso e politicamente orientato a Sinistra.

Mi pare di capire che lei non condivida neppure l’idea che l’immigrazione possa essere considerata come un adeguato motivo di espiazione delle colpe dell’Occidente. Che futuro prevede?.

La parte Anglosassone dell’Occidente sembra essersi risvegliata e non tira un vento favorevole agli aperturisti. Sulla scia del pensiero dei nostri antenati della Roma repubblicana, i sudditi di Sua Maestà Britannica, sotto la guida di governo della Premier May e gli Statunitensi che hanno eletto alla Presidenza della Repubblica Nord-Americana, Donald Trump, hanno deciso di rispolverare i libri della nostra storia patria e seguire il suggerimento di Diocleziano che voleva, all’epoca, liberare l’Impero (o contenere gli effetti, giudicati negativi, del dilagare di una religione, quella cristiana, ritenuta pericolosa per la convivenza civile nell’Impero) dalla presenza di cives romani che non fossero, per così dire, o.c.

Allora, ovviamente, il problema era più facile, ma non crede che, poi, Teodosio e Costantino “santificarono” la religione mediorientale da lui additata al sospetto dei suoi concittadini?

Per la verità, quei governanti per non essere considerati spietati tenevano conto dell’esigenza di risparmiare ai loro sudditi lo spettacolo straziante di quei kamikaze ante-litteram che, in mancanza, all’epoca, di cinture esplosive si lasciavano sbranare dai leoni o massacrare di botte dai gladiatori nel Colosseo, per non rinnegare la fede in Cristo. Oggi, gli islamici affrontano la morte in nome di Allah ma trascinano nel loro tragico destino centinaia di innocenti.  I leader politici del Regno Unito e del Nord-America sembrano, per ciò, intenzionati di seguire l’antico parere di Diocleziano e conservare l’assetto attuale delle tante Società che si sono costituite sulla Terra e non vogliono sposare idee di ecumenici abbracci. La politica isolazionista dell’Inghilterra e degli Stati Uniti d’America ha anche questo significato.

E’ possibile inoltre che vi siano nella massiccia immigrazione in atto, aspetti truffaldini e fatti quotidiani di spregiudicata corruzione?

C’è, infatti, chi osserva che le Società aperte Europee stanno facendo emergere e crescere classi di gente con ricchezza notevole, accumulata in breve tempo,  ma di non adamantina probità! Non convince gli Inglesi della Brexit e gli Americani pro-Trump,  il favore che si fa, nell’ordine: agli scafisti e agli organizzatori di viaggi, non proprio sicuri e meno che mai “confortevoli”, nei luoghi di provenienza degli immigranti, ai caporali del lavoro nero nei campi agricoli o nelle fabbriche nei Paesi dell’accoglienza; agli industriali di manufatti agricoli e industriali (sempre alla ricerca di salariati a basso costo, per evitare il fallimento e la chiusura delle proprie imprese); alle cooperative bianche o rosse, intrise di pretesi, saldi Valori a causa della loro religiosa o politica derivazione; e ai vari enti che sulla beneficenza pubblica trovano sempre modi “ingegnosi” per notevoli lucri propri. Si tratta di una svolta dovuta anche al fatto che il controllo pragmatico ed efficiente dei WASP (White AngloSaxon Protestant) nella europea Albione e nel Nuovo Continente Nord-americano, se ha consentito, sino a poco tempo addietro, immigrazioni mirate e controllate con metodi ferrei, oggi non riesce a contenere gli effetti di una vera propria valanga migratoria.

Come considera che molti intellettuali italiani sostengano che i due Paesi Anglosassoni  non avessero il diritto di farlo?

Sono Paesi che dalla loro parte hanno anche la forza che li rende egemoni nel mondo. Non dimentichi che hanno imposto, senza forzature palesi, la loro lingua come universale e che, secondo osservatori politici anche autorevoli, sono stati capaci di liberarsi dai loro stessi establishment, volti ostentatamente al politically correct, ma non alieni dai sotterfugi diplomatici e d’intelligence che alimentano guerre lucrose e dalle ipocrisie dello Stato Etico, mutuate dagli intellettuali gauchiste della parte continentale della vecchia Europa. L’hanno fatto e hanno lasciato agli intellettuali della Vecchia, assolutistica e autoritaria Europa continentale, adusa ai piagnistei di duemila anni d’illibertà e di sottomissione ai più perversi e variegati regimi tirannici, la possibilità di fare i profeti di sventura per le sorti della perfida Albione e della Trumpiana America del Nord. Hanno avuto l’ardire di evitare che il seme della disgregazione, della frantumazione, dello sgretolamento delle loro società, già a rischio di disunione per passati errori, continuasse a germogliare e a radicarsi nei loro territori.

 

 

 

 

 

 

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