Sin dalla sua nascita la politica agricola comunitaria (PAC) è stata soggetta a diverse riforme per far si che fosse al passo con i tempi e rispondesse alle esigenze dei cittadini europei. Nel 2003, per esempio, è stata messa in atto una revisione generale della politica agraria dell’Unione per monitorarne le attività in corso e fissare gli obiettivi futuri, così anche nel 2008 il settore è stato oggetto di una riforma per renderlo più orientato verso il mercato.

Nel prossimo futuro la PAC sarà riformata in chiave Europa 2020; per fare ciò il Commissario europeo all’agricoltura Dacian Cioloṣ ha lanciato, nell’aprile dello scorso anno, un dibattito pubblico pronto a raccogliere informazioni, principi e contributi tra gli Stati membri al fine di predisporre il terreno per un futuro intervento legislativo.

La strategia della Commissione è proseguita poi con l’emanazione, nel novembre 2010, di una comunicazione intitolata “La PAC verso il 2020″. Nella comunicazione si sottolinea come la struttura dell’agricoltura europea sia cambiata in conseguenza dell’annessione all’Europa di nuovi paesi e così anche le aspettative dei cittadini nei confronti dell’ambiente, della qualità e della sicurezza del cibo si sia col tempo modificata. Per questo e per altre ragioni la PAC deve essere aggiornata e messa al passo con i tempi, spiega la Commissione.

Il 25 maggio scorso in seno alla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale del Parlamento europeo si è discussa la relazione dell’europarlamentare tedesco Albert Dess sulla politica agricola europea:” PAC verso il 2020, rispondere alle future sfide dell’alimentazione, delle risorse naturali e del territorio”, relazione che era già stata presentata sotto forma di proposta nel febbraio scorso.

Dalla proposta di risoluzione sono scaturiti una grande mole di emendamenti di compromesso che hanno riscosso una votazione favorevole di quasi tutti gli eurodeputati della commissione AGRI. La relazione approvata, se tramutata in misura legislativa, porterebbe alcune importanti novità. Per esempio la Commissione diventerebbe la sola finanziatrice di progetti agricoli realizzati con misure ecosostenibili, si tenderebbe inoltre alla semplificazione e a una riduzione degli oneri burocratici gravanti sugli agricoltori. Altra novità importante sarebbe l’introduzione di un sistema di pagamento degli incentivi legato a criteri occupazionali, ambientali e riferiti sia alla dimensione dell’azienda, sia a misure a basso consumo energetico, questo significherebbe un rifiuto del pagamento forfettario e uniforme per tutti gli Stati membri.

Questi e altri punti hanno la finalità di far acquistare una nuova immagine alla politica agricola comunitaria, cercando di garantire un’alta qualità dei prodotti e contribuire a proteggere l’ambiente utilizzando le energie rinnovabili. L’eurodeputato Albert Dess, ha dichiarato che vi è stato un importante segnale al Commissario all’agricoltura Ciolos, secondo il quale la nuova direzione della PAC deve essere portata avanti dalla Commissione in concomitanza con il Parlamento in modo da portare a termine un progetto comune.

Infatti, dice il presidente della commissione agricoltura Paolo De Castro, “il voto del Parlamento ha posto in essere i principi base su cui si deve sviluppare la nuova PAC”. La risoluzione di maggio, che verrà votata a Strasburgo dalla plenaria del Parlamento europeo, è da considerare molto importante in vista di una futura azione legislativa. Infatti in autunno la Commissione svelerà le sue proposte di legge, dopodiché il Parlamento insieme con il Consiglio stabilirà il contenuto definitivo delle norme.

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1 COMMENTO

  1. Se saranno votate queste direttive, bisogna tenere conto che in Italia la maggior parte delle aziende non superano i 3, 4 ettari, che piani di sviluppo seri possono attuare? Non sarebbe opportuno permettere le associazioni temporanee per poter mettere in atto miglioramenti consistenti in aree omogenee.

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