VOTO IN ITALIA PER LE STRATEGIE GLOBALI

A due giorni dall’attacco statunitense contro la base dell’aviazione siriana di Shayrat, Russia, Iran, Hezbollah hanno firmato un comunicato congiunto in difesa di Assad in Siria. “L’aggressione contro la Siria supera tutte le linee rosse, reagiremo fermamente ad ogni aggressione contro la Siria e ad ogni violazione delle linee rosse, chiunque le compia. Gli Stati Uniti conoscono molto bene la nostra capacità di reazione”. “Aumenteremo il nostro sostegno militare a Damasco”. L’ambasciatrice Usa all’Onu Nikki Haley ha paventato l’assenza di una soluzione pacifica fino a quando Assad resterà presidente.“Non c’è alcuna possibilità che una soluzione politica si realizzi con Assad alla testa del regime. Il cambiamento di regime è qualcosa che pensiamo avverrà”. Diversamente il segretario di Stato americano Tillerson ha sottolineato la priorità degli Usa nella lotta all’Isis affermando che “è importante mantenere le nostre priorità. Una volta che la minaccia dell’Isis sarà ridotta o eliminata, penso che potremo volgere l’attenzione alla stabilizzazione della situazione siriana”. Quale la vera posizione dell’amministrazione Usa in politica estera è inutile chiederselo perché Trump sta giocando su più tavoli cercando di portare avanti o meglio di ridare smalto agli Stati Uniti comandanti del mondo e forti di una rinascita interna economica.

La Turchia  è utile a tale mira, dunque, sebbene diventata pienamente islamica con Recip Erdogan che ha vinto il referendum da lui stesso indetto e voluto con un contestatissimo 52 per cento, mentre l’Europa è ammutolita,  Trump si è pubblicamente congratulato con Erdogan. Attualmente centinaia di persone in  Turchia stanno manifestando contro il voto dicendolo falsato ed irregolare, l’Ocse ha parlato di 2,5 milioni di voti dubbi.

La Francia si sta preparando al voto del 23 aprile 2017 ed il primo partito del Paese è quello di chi non va a votare, cioè degli astensionisti, ad oggi al 35 per cento. Le ragioni sono state scandagliate ed individuate nel fatto che la gente è fondamentalmente stufa di sentire promesse che non vengono mantenute, stanca di essere al servizio della politica tanto che “uscendo di casa, andando a votare, si dà lavoro a una classe politica sempre più lontana dalle esigenze quotidiane dei cittadini”, quindi il 35 per cento  dei francesi preferisce non scomodarsi nè dare lavoro stipendiato pubblicamente a soggetti inutili. “Insoddisfazione, collera, disgusto di una politica sempre più lontana dai cittadini” sono alla base del probabile ballottaggio tra Marine Le Pen del Front National e di Jean-Luc Mélenchon de la France Insoumise,  candidati cosiddetti “degli estremi” in lotta contro l’Unione europea. Lo scenario della uscita della Francia – Frexit – diventa via via possibile. Theresa May nel Regno Unito ha indetto le elezioni che si terranno l’8 giugno prossimo. Posto che non costituiranno un nuovo referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea,

May ha ritenuto necessario rafforzare la propria maggioranza parlamentare oggi sparuta, nel tentativo di ottenere il successo personale per non essere minacciata dai conservatori dissidenti ostili alla rottura con l’Unione.

Theresa May sta cercando di “fortificare” se stessa e il proprio ruolo in vista delle concessioni che dovrà fare all’Unione per conservare l’accesso privilegiato del Regno Unito al mercato unico. Il momento per farlo è quello giusto. Se Londra non accetterà la conferma della libertà di movimento dei cittadini dell’Unione e le regole comuni sulla cui definizione non avrà più voce in capitolo, dovrà subire l’estromissione dal mercato europeo per le aziende britanniche che di conseguenza dovranno pagare dazi doganali e commerciare in condizioni nettamente peggiori rispetto a quelle attuali.

C’è un filo che lega l’affermazione eventuale dell’altro candidato francese alla presidenza Emmanuel Macron e l’anti Brexit, e cioè il fatto che un soggetto francese  giovane si affermi sulla scena internazionale potrebbe in parte fare cambiare orientamento ai britannici più giovani – siano essi conservatori o laburisti – i quali potrebbero superare le divisioni partitiche in nome della permanenza nell’Unione.

Il Fondo monetario ha infine apertamente bocciato l’Italia di  Gentiloni, Renzi, Letta e Monti, mai eletta dagli italiani, ponendola quale fanalino di coda nella crescita europea e per l’aumento del debito nonostante i bassi tassi di interesse e la politica espansiva della Bce in Europa. Meglio di noi con i quattro governi imposti da Napolitano, solo la Grecia. Che fare? Votare. Prendere esempio dai Paesi che fanno funzionare la democrazia, votando. La May ha sciolto il Parlamento tiepido sulla Brexit. Non è certo populismo ma è democrazia.

Dovendo scegliere tra la sua classe dirigente, spaventata dall’exit, e il popolo che a maggioranza l’exit l’ha votata, la May non ha avuto dubbi, e sta con la gente e il suo sentire. Il Regno Unito è una grande e antica democrazia dove si vota ed il voto non fa paura perché è espressione del volere della sua comunità, della propria gente. David Cameron, il predecessore della May, sconfitto al referendum da lui indetto sulla Brexit, il giorno dopo si è dimesso e si è ritirato a vita privata. In Italia Renzi, sonoramente bocciato dagli elettori  sulla riforma costituzionale non solo è ancora lì che insiste a riproporre il suo modello deleterio di insuccesso per il nostro Paese ma governa di fatto (il governo Gentiloni ha gli stessi ministri illegittimi di Renzi) in base a non si sa cosa e a quale mandato di chi. Non certo degli italiani.

I problemi del nostro Paese sarebbero  già stati incardinati correttamente e probabilmente risolti se si fosse votato secondo democrazia e ci fossimo dati, voluti e votati,  governi stabili e sostenuti non da trasformisti ma da maggioranze rappresentative della volontà popolare. A Mario Monti, a Enrico Letta, a  Renzi e ovviamente a Gentiloni noi italiani dobbiamo chiedere il risarcimento dei danni dato il modo truffaldino con cui sono ascesi al governo, ovvero barattando la disponibilità con la carica di senatore a vita Monti, imbarcando gli avversari – Letta con Alfano -, assaltando compagno di partito e partito, depredando tutti la cosa pubblica – Renzi con Letta -.

Danni soprattutto contro e a carico di Giorgio Napolitano, comunista che ha considerato le elezioni e la libera volontà popolare  degli italiani, cioè di noi tutti, una minaccia alla democrazia, di fatto impedendola e imponendo il suo volere, arbitrariamente, antidemocraticamente, discrezionalmente, anche errato. Difatti per lui Brexit, cioè la libera espressione della maggioranza degli inglesi, sarebbe stata invalida.  Danni e voto, ecco cosa dobbiamo fare di corsa in Italia.

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