L’elezione di Emmanuel Macròn rende certamente l’Unione Europea più compatta che prima, ma accentua con pari evidenza nell’ambito dell’Occidente  la divisione dell’ Europa continentale dalla parte Anglosassone.

Nell’Occidente, infatti, hanno sempre confluito due culture diverse: l’una, quella anglo-americana, empiristica, pragmatica, calvinista in modeste proporzioni (quando non atea), orientata sia pure in modo variegato verso il liberalismo e favorevole allo sviluppo tout court del capitalismo; l’altra, quell’Euro-continentale, idealistica (da Platone a Hegel), prodiga nell’affermazione di (ritenuti) Alti Valori, cattolica o protestante luterana (raramente atea), incline a forme di gauchisme, più o meno accentuate.

Anche le politiche dei due blocchi sono state unitarie e tese all’affermazione del capitalismo  soltanto fino al tempo dello sviluppo economico di tipo industriale. L’unità s’è infranta con l’inizio della società post-industriale.

Questa ha caratterizzato (e caratterizza) solo la parte Anglosassone dell’Occidente.

Nella parte continentale dell’Europa, l’industria manifatturiera ha continuato, per molti decenni, a costruire, oggetti, manufatti, utensili di ordinaria realizzazione, nonostante il fatto, che il costo di lavorazione fosse divenuto, a volte, finanche il triplo dei prodotti che uscivano da fabbriche del terzo mondo.

Nell’Euro-continente, cioè, pur avvedendosi della mancanza di ogni competitività di tale merce sul Mercato mondiale, gli industriali si sono ostinati, per decenni, a mantenere in piedi fabbriche e opifici inevitabilmente destinati alla chiusura. E la vittoria di Macròn premia questa loro scelta.

La classe imprenditoriale dell’Euro-continente imputa all’incapacità dei preposti alle istituzioni pubbliche di governo e all’avidità dei responsabili del sistema creditizio la responsabilità di una situazione produttiva non riconoscendo l’oggettiva  drammaticità della situazione. Chiedono misure protettive al Parlamento e al Governo, si alleano (innaturalmente, essendo essi pura espressione della classe padronale) con le forze sindacali dei lavoratori, schierate a difendere i livelli di occupazione, ritengono salvifico per le loro fabbriche utilizzare gli immigrati per il lavoro nero in modo illegale. Si rifiutano di ammettere che la crisi produttiva dei manufatti ordinari è una diretta conseguenza dell’alto costo del lavoro, da un lato, e del peso finanziario divenuto enorme non soltanto del Welfare ma di una pletorica pubblica amministrazione, dall’altro. Entrambi i due ultimi fattori incidono pesantemente sull’aumento inarrestabile dei tributi e ostacolano il passaggio alla società post-industriale, destinata, nella visione anglosassone ad articolarsi intorno alla produzione di beni immateriali, di manufatti di eccellenza, non ripetibili in altri luoghi del mondo per carenza di mano d’opera altamente specializzata e di adeguati know how costruttivi e di beni agricoli, favoriti da straordinarie condizioni territoriali e climatiche.

Con la vittoria di Macròn, se l’Unione Europea certamente si compatta, le forze produttive mondiali, con il loro rispettivo, enorme potere economico si pongono su posizioni contrapposte forse in modo irreparabile.

Gli Europei del Continente rinunciano alla creazione di beni immateriali e all’offerta di servizi con l’ausilio dell’alta tecnologia; non investono capitali adeguati nel settore, tagliano moderatamente i costi eccessivi di una pubblica amministrazione pletorica e di un welfare divenuto insostenibile.

Gli Anglo-americani considerano pannicelli caldi tali ultimi interventi e decidono di continuare a muoversi in casa loro in modo diverso, isolandosi dal resto dell’Occidente. I loro istituti di credito sanno che sarà sempre più difficile stipulare mutui con imprese industriali che non riescono a restituire, con gli interessi, le somme ricevute, perché i loro prodotti non si vendono per mancanza di competitività dovuta agli alti costi di realizzazione.

Alla tradizionale diversità tra le due mentalità, quella anglosassone, impregnata di filosofia empiristica e quell’Euro-continentale, iper-ideologica e asseritamente “eroica” (per gli Alti Valori perseguiti) si aggiunge il dato nuovo (che è diviene, man mano sempre più preoccupante) di una divaricazione sul piano operativo e fattuale.

Gran Bretagna e Stati Uniti d’America hanno tirato i remi in barca dopo aver verificato che si stava creando una Babele non solo delle parole ma delle idee, sia a causa della partecipazione inglese all’Unione Europea sia perché l’intellighentia e l’establishment degli Stati Uniti d’America, avevano fatto perdere, pericolosamente, il contatto agli uomini di governo con la cosiddetta “pancia” dell’America più profonda (il cui pensiero andava nella direzione della salvaguardia dei principi pratici del Padri fondatori della Nazione e non nello scimmiottamento delle mode culturali e politiche suggerite dagli intellettuali Europei, pieni di accademica supponenza).

A dare fuoco alla miccia che ha provocato l’isolazionismo inglese e nord-americano è stata la biblica trasmigrazione dei popoli derelitti nelle Terre dell’opulenza. Quei barconi pieni di profughi nel Mediterraneo e quei sud-americani con carichi di droga nel Texas hanno fatto esplodere il contrasto. Gli Anglosassoni hanno cominciato a riflettere e, guardando alla loro efficientissima realtà post-industriale, hanno ritenuto che nelle società dei servizi da essi create la forza-lavoro posseduta era più che sufficiente per andare avanti. Conseguentemente, hanno sbarrato le frontiere.

Gli Euro-continentali, hanno invocato, in un primo momento, gli accordi di Schengen (che imponevano ai Paesi con frontiere esterne, di non accogliere gli immigranti che intendevano entrare nell’Unione Europea per trovare una sistemazione lavorativa) e hanno, poi, pasticciato le cose in vario modo fino a prevedere, contro ogni ipotizzabile mossa tattica, addirittura iniziative dell’intera comunità Europea di sostegno all’immigrazione molto  cospicue, sul piano economico.

Il disegno di Angela Merkel di rafforzare con operai a basso costo l’industria pesante e meccanica tedesca di veri prodotti d’eccellenza (Mercedes, BMW, Audi, Acciaio e così via che hanno raggiunto ragguardevoli livelli di competitività e invaso, persino, il mercato USA), è stato condiviso, per ben più modeste ragioni, dai governanti degli altri Stati Euro-continentali, divenuti, probabilmente, più consapevoli dell’inanità dei loro sforzi (per non dire della loro incapacità politica) per attuare il cambiamento realizzatosi nelle società anglo-sassoni da industriali a post-industriali o dei servizi.

La presenza massiccia dei cattolici, spronati dal Vaticano ad aprire le frontiere e dei post-comunisti, alleati dei sindacati e ostili a misure dirette ad abbassare il costo del lavoro, ha fatto vedere ai governanti euro-continentali, l’immigrazione indiscriminata e caotica come una vera e propria manna del cielo.

A questo punto, c’è stato anche chi ha addirittura azzardato l’ipotesi secondo cui l’immigrazione sia stata organizzata e gestita in forma scientifica da interessati benefattori; desiderosi di avviare masse di poveri derelitti, in preda alla fame e alla disperazione, a rimpinguare il lavoro nero della zoppicante società industriale Euro-continentale.

Con la vittoria di Macròn, probabilmente, i nemici della de-industrializzazione della parte continentale dell’Europa hanno, vinto un’importante battaglia nella guerra sotterranea contro gli Anglosassoni e i vertici della Finanza mondiale (con i primi, palesemente o nascostamente, interconnessi) fautori decisi del cambiamento. Le manifatture euro-continentali che stavano per chiudere i propri battenti hanno avuto una boccata d’ossigeno. Altri soggetti operanti nel settore cosiddetto umanitario hanno intuito che le provvidenze stanziate a livello statale ed europeo, sulle basi di un’asserita beneficenza, potevano favorire l’accumulo di fortune immense, in un modo che non è esagerato definire cinico e spregiudicato. Cooperative bianche (cattoliche) e rosse (ex comuniste) con il denaro stanziato per gli immigrati sono risorte a nuova vita, arricchendosi in modo spaventoso.

La Francia, trovatasi a dover scegliere tra le due divergenti strade prese dall’Occidente, la trasformazione in società post-industriale come quella realizzata dai Paesi Anglosassoni o il mantenimento delle fabbriche manifatturiere con mano d’opera a basso costo offerta dall’immigrazione, propria dell’Unione Europea ha scelto la strada perseguita dall’Unione Europea e dalla Merkel.

Le motivazioni dell’isolazionismo per i due Paesi de-industrializzati e assolutamente soddisfatti di essere approdati al primo mondo della società post-industriale, restano confermate.

Non aveva alcun senso per l’Inghilterra e il Nord America subire l’immissione forzata nei propri territori di una manovalanza incapace d’inserirsi nel mondo della produzione di beni immateriali, di alta tecnologia, di eccellenza e in quello dell’offerta dei servizi. Inoltre, per l’effetto congiunto  della Brexit e dell’elezione di Trump, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America sono venuti a trovarsi anche più vicini nell’ipotesi di un attacco comune contro i tentativi d’islamizzazione della Vecchia Europa continentale. La lezione della Storia ci dice che Stati Uniti d’America e Gran Bretagna hanno sempre avuto una politica estera comune, nei momenti difficili per l’Occidente.

*N.B. Pur non coincidendo con la linea del giornale (nettamente schierato dalla parte del liberal riformatore Macron), l’intervento del Presidente Mazzella contiene spunti interessanti ed un diverso punto di vista, che, come è nella tradizione liberale aperta alla dialettica, merita di essere tenuto nella giusta considerazione.
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