Possiamo convintamente affermare che il 30° Congresso Nazionale del PLI ha segnato una svolta. Lunghi anni di politica gridata, in realtà vocata  soltanto   al potere, hanno prodotto malgoverno, corruzione, perdita delle illusioni. Ne  è derivata, come ovvia reazione, un’antipolitica distruttiva. Oggi è necessaria un’assunzione di responsabilità, riprendendo il filo, ormai da tempo interrotto, di una seria riflessione sul futuro, se abbiamo ancora la capacità di farlo. Arriva il momento in cui le costruzioni devono tornare ad essere progettate dagli architetti e realizzate dagli ingegneri, troppo a lungo ci siamo affidati ai capi mastro, che non avevano nel loro DNA la cultura capace di generare il necessario culto per la bellezza è l’armonia dell’ambiente in cui si vive.

La politica è l’espressione più autentica della vita. Talvolta mostra il suo volto peggiore, come nell’ultimo quarto di secolo, ma poi esplode naturalmente l’ambizione di raggiungere obiettivi più alti, una sorta di Rinascimento che si impone spontaneamente. I Paesi europei che di recente sono stati chiamati alle urne, nonostante le catastrofiche previsioni, hanno dimostrato che il populismo nichilista non riesce a prevalere e che una dose di ragionato ottimismo ha  prevalso dalla Francia alla Germania, all’Olanda, dove i movimenti di ispirazione liberale sono tornati alla ribalta. Come a volte anche i messaggi negativi hanno una capacità di contagio planetario, questo avviene anche per quelli costruttivi. Il web antico ed istintivo della sensibilità degli uomini viaggia nell’etere diffondendo idee, sentimenti, emozioni, che inspiegabilmente diventano patrimonio comune e diffuso. La stagione del populismo barbarico e distruttivo appare in via di superamento e l’Europa sembra riprendere il suo cammino, metabolizzando l’abbandono della Gran Bretagna, che si accorgerà nel tempo di aver commesso un errore con la Brexit, mentre si profila una fase nuova della difficile, ma necessaria costruzione di un cammino comunitario. Un migliore equilibrio tra Paesi latini e germanici determinerà una fase di ripensamento delle Istituzioni dell’Unione e l’Italia potrebbe insperabilmente recuperare il grande ruolo, come lo ebbe nella fase fondativa dei trattati di Roma, in sintonia con una Francia, che ha bisogno, pur nella ricerca di un nuovo asse con la Germania, di un necessario riequilibrio a favore dei Paesi mediterranei, che invece negli ultimi due decenni si è alterato, determinando una prevalenza tedesca.

In tale contesto si sono mosse le riflessioni del Congresso Liberale, che ha registrato una significativa partecipazione ed un livello alto del dibattito, reso più stimolante dalla presenza di molti ospiti, in rappresentanza di partiti, associazioni ed anche di intellettuali intervenuti a titolo personale perché incuriositi dalla stimolante proposta liberale per l’Italia del futuro.

Archiviata la stagione del bipolarismo, che ha dato vita a partiti a vocazione maggioritaria al servizio dei rispettivi leader, si è aperta una confusa fase di transizione, dominata dall’antipolitica e dal populismo, sovente autoritario. Per loro natura gl’italiani sono tendenzialmente insofferenti all’arroganza padronale, come hanno dimostrato il 4 dicembre scorso, bocciando senza appello il tentativo di una riforma costituzionale a sfondo autoritario e che ne avrebbe fortemente limitato la sovranità. Tuttavia i sondaggi dimostrano che non si è radicato un orientamento prevalente. Infatti i populisti Renzi e Salvini vorrebbero subito andare alle urne, per non dare il tempo al sistema di evolversi naturalmente come dovrebbe. In realtà la tendenza, come negli altri principali Paesi europei, è di andare verso ancoraggi certi attraverso soggetti identitari con connotazioni e radici culturali inequivoche, superando la fase della ricerca dell’uomo solo al comando, che si è rivelata pericolosa. L’interesse per il PLI si spiega con il suo solido ancoraggio ad una tradizione valoriale che ha alle spalle trecento anni di ininterrotta produzione intellettuale, con la conseguente capacità di adeguarsi sempre ai cambiamenti, a volte repentini e straordinari, di un mondo in rapida evoluzione. L’assise liberale ha dimostrato come la modernizzazione necessaria per l’Italia, ma allo stesso tempo per l’intero vecchio continente, passa attraverso il rilancio delle idee liberali.

La patetica rincorsa di qualche personaggio, campione del trasformismo nazionale,   che tende a definirsi il Macron italiano, si è rivelata un bluff palese, in quanto il fenomeno di “En marche!” In Francia non ha nulla a che vedere con il populismo del partito padronale del giovane capo del PD, in quanto il Presidente francese ne è stato il fondatore, l’ispiratore ed il vincente candidato, ma non si tratta del suo partito personale. Piuttosto è la riedizione, dopo un trentennio, dell’RPR fondato da Valery Giscard d’Estaing, grande movimento di centro liberale, che entra in scena dopo il fallimento delle precedenti esperienze del conservatore Sarkozy e del socialista Hollande, che hanno favorito, come reazione, gli estremismi populisti con risvolti autoritari, di Marine Le Pen e di Melenchon. La cifra del taglio politico di Macron è data dallo schieramento nell’ALDE al Parlamento Europeo della sua unica rappresentante nell’assemblea di Strasburgo e dalla nomina a Premier di Eduard Filippe, sindaco di Le Havre e deputato dei Repubblicans, vicino alle posizioni liberali di Alain Juppé e precedentemente legato a Michel Rocard, che guidava l’area liberale del partito socialista. Nella sua prima dichiarazione il Capo del Governo ha detto “Ci si sente talvolta di sinistra e talvolta di destra. Io mi sento un po’ più di destra perché per me il valore cardinale della vita è la libertà, non solo economica ma di pensiero, la libertà di espressione”. Questo esattamente ha proposto il Congresso Nazionale del PLI per il nostro Paese, proponendo di riunire non soltanto le disperse forze liberali, ma i democratici, i riformatori, i moderati, i popolari, la destra nazionale, i social liberali, in una coalizione in grado di vincere sulla base di una proposta politica convincente. L’attenzione suscitata dall’evento del Partito liberale dipende esclusivamente dalla circostanza indiscutibile che, dopo l’ubriacatura movimentista e populista, l’Italia ha bisogno di una forte dose di liberalismo.

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