Si può (e si deve) parlare di Roma anche se a malincuore. Dire cose sgradevoli e dolorose della città è duro anche per chi è Romano solo d’adozione.

La situazione è drammatica. L’inquinamento della terra che circonda la capitale peggiora, a causa dell’aumento dei rifiuti, soprattutto, tossici che fuoriescono abbondantemente dai cassonetti disseminati nelle vie cittadine. Cornacchie e gabbiani, come nel film di Alfred Hitchkock, assalgono i cittadini, ferendoli e costringendoli a ricorrere a cure mediche. Il degrado delle periferie povere dell’Urbe è giunto a un livello mai raggiunto prima, anche a causa dell’imbrattamento di edifici, pur se ripuliti di fresco, di stazioni della metropolitana, di vagoni di treni e di vetture di tram. Squadre notturne dei cosiddetti artisti della strada, stregati da una sorta d’incomprensibile e violenta libidine dello sporco, per nulla ostacolate da forze dell’ordine, insufficienti o distratte, predispongono per la città la scena e le quinte di palcoscenico di un gigantesco immondezzaio.

Probabilmente, non è estraneo all’ispirazione di quelle immagini orride, presenti anche al centro della capitale, l’uso della droga; che porta anche a un aumento sempre più preoccupante della criminalità urbana.

Le condizioni della nuova plebe romana, peggiorano di giorno in giorno: la gente disagiata assiste alla crescita numerica di ristoranti a tre stelle ma si nutre di traslucidi hot dogs, di maleodorantifish and chips, di unti kebab, di felafel di verdure fritte, oltre che di storpiature pasticciate della pizza napoletana. Con la scelta dell’Unione Europea, dal cui destino, felice o infelice, ormai si sono sganciati i Paesi Anglosassoni con la May e con Donald Trump, Roma è tenuta a  costruireponti e non muri, secondo la retorica buonista catto-comunista. Le invasioni barbariche ai tempi del basso Impero Romano, altro non furono che immigrazioni sollecitate per scopi analoghi a quelli attuali. I nostri antenati amavano gli ozi…e poco il duro lavoro.

Anche se Roma non è una città industriale, anche se le ondate immigratorie servono a salvare le fabbriche di manufatti non più competitivi, anche se le imprese industriali della capitale e dintorni sono di poca e scarsa imponenza, il fenomeno non risparmia la capitale. A parte il fatto che le imprese laziali sono ugualmente alla ricerca di una forza-lavoro, meno onerosa di quella locale, Roma resta, comunque, al centro del grande business dello smistamento dellimmigrazione massiccia degli abitanti dai Paesi più poveri della Terra, perché è in essa che si  decidono le azioni di governo. E’ qui che si favoriscono non soltanto gli intrallazzi di industriali di poco scrupolo ma anche dei “caporali del lavoro”, dei finti benefattori, non solo laici, che lucrano sulle provvidenze statali.

L’interesse degli imprenditori di pagare salari più bassi (se non di fame!) e dei funzionari corrotti di pubblici e di privati uffici (che scorgono sempre nuove fonti di guadagno) sta creando le condizioni per la città, caput mundi, di una rinascita della schiavitù, libera da catene, ma imprigionata in lerci giacigli costituiti da cartoni sgangherati, umidicci, impregnati di orina e distribuiti sotto i ponti, negli atri dei pubblici uffici, negli androni di case anche private. Persino il colonnato di Bernini, nella piazza antistante alla chiesa di San Pietro, subisce, già ora, oltraggi da Paese a basso livello di civilizzazione.

L’annullamento progressivo delle coesioni tradizionali di tipo nazionale o etnico, per effetto dell’immigrazione, farà il resto: distruggerà il tessuto, sociale, quello che si era faticosamente creato nel corso dei secoli e che aveva garantito, pur dopo i danni ingenti subiti, agli eccelsi monumenti della capitale, condizioni di adeguata, anche se non eccezionale, tutela e protezione ambientale.

A ciò bisogna aggiungere la barbarie d’incolti visitatori e la rovina del tessuto fisico della città, dovuta all’incapacità di gestione dei suoi pubblici amministratori. Le visioni buoniste delle ideologie sedicenti salvifiche di sinistra, il perdonismo cattolico…non aiutano, come non hanno aiutato neppure quelle di destra! Tutta la classe politica italiana è inferiore alle attese dei suoi cittadini, sia per il governo dell’intero Paese sia per l’amministrazione delle singole città!

Paradossalmente, per salvare la “Caput mundi” dal disastro, occorrerebbe denunciare la nostra incapacità alla Comunità Mondiale e chiedere che si ponga, a livello esterno al nostro Paese, il problema della salvezza di Roma. Come al tempo di Roma, città aperta.

Allora bisognava proteggere i monumenti e i palazzi del barocco romano dalle incursioni delle fortezze volanti: fu la voce dell’intero Pianeta a non consentire che il più alto patrimonio artistico dell’Umanità fosse messo in pericolo. Oggi, come dice il motto: quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini, il pericolo è interno. Roma è lasciata deperire dai suoi stessi abitanti, dalle invasioni di rom e d’immigrati di ogni provenienza. L’incuria, l’incapacità, l’inettitudine e, nei casi accertati e accertabili, persino la corruttela di pubbliche istituzioni (che non sono soltanto nazionali ma anche, se non soprattutto, “straniere”) sono sotto gli occhi di tutti. Si parla, non a caso, di Mafia Capitale.

D’altro canto, dopo che Inghilterra e Stati Uniti ci hanno mollato gli schiavi del terzo millennio sono divenuti una necessità per salvare le nostre industrie. Pensi ai mezzi che sono impegnati nell’operazione: navi riccamente accessoriate per i cosiddetti salvataggi in mare, centri di accoglienza predisposti a destra e a manca e ora persino marce nelle metropoli italiane finanziate da chissà chi. Un volume d’affari impressionante per salvare la decotta industria europea dei manufatti!!

La mia, ovviamente, è una provocazione. Si tratta più che altro di lanciare un appello a tutte le massime Autorità Internazionali competenti, perché come in epoche precedenti si preveda un loro intervento straordinario ed eccezionale, capace di arginare e bloccare il declino cui la CAPUT MUNDI, allo stato, sembra inevitabilmente destinata. E’ vero che, dopo quarant’anni di attesa di ripresa economica, i Paesi egemoni nel mondo ci hanno abbandonato al nostro destino, ma forse per salvare un gioiello come Roma, naturalmente con garanzie internazionali per evitare sprechi e altro , una deroga potrebbe essere prevista.

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