Per dirla con il regista spagnolo Luis Bunuel, la borghesia un tempo era dotata di un suo fascino discreto. Oggi sembra aver perso smalto e senso di orientamento.

Che fine farà il ceto medio? E’ questo l’interrogativo che sorge leggendo quanto riportato all’interno dell’interessante rapporto annuale dell’Istat 2017: fotografia di una società che lentamente, ma progressivamente sta mutando la propria pelle.

Secondo la ricerca a determinare questi cambiamenti è la non equa distriubuzione del reddito e la difficoltà per molti di garantirne l’aumento con il  trascorrere degli anni. Il livello reddituale garantirebbe anche opportunità di studio, lavoro, svago e tempo libero. Visioni del mondo, comportamenti e stili di vita messi a rischio dalla scarse risorse individuali e familiari a disposizione.

A vivere una condizione di progressiva perdita di identità sociale quella che viene definita classe media che racchiude quei gruppi che, per status e risorse economiche, si collocano in posizione intermedia nella gerarchia sociale ponendosi tra i grandi percettori di risorse economcihe e gli incapienti. In questa vasta area sono tradizionalmente compresi commercianti, artigiani, impiegatiliberi professionisti, piccoli imprenditori, militari e forze dell’ordine. Un mondo di mezzo che starebbe vivendo una trasformazione frutto dei cambianeti economici degli ultimi venti anni.

L’Istat propone anche una ricostruzione della struttura sociale suddividendo la popolazione (stranieri compresi) in nove nuovi gruppi: giovani lavoratori precari, disoccupati e anziani soli; le famiglie di impiegati, di operai in pensione cioè la piccola borghesia; e infine i più agiati impiegati sia statali che privati. In questa classificazione incidono vari fattori, il più importante è il reddito. Da qui la crescita delle disuguaglianze frutto dell’assenza reale di opportunità e di meccanismi adeguati utili ad una più equa redistribuzione delle risorse economiche.

Il ceto medio sta subendo profondi cambiamenti tanto da assottigilarsi sempre più schiacciato dall’alto dalla presenza delle classi dominanti costituite dal grande capitale finanziario e industriale e dal basso dal crescente proletariato urbano a cui esso, non per visione ma per reddito, si sente sempre più vicino.

La scomprasa della borghesia a cui molti Stati stanno assistendo (quasi) indifferenti rappresentarà una perdita grave per la società visto che le riforme e le  conquiste sociali sono state sempre fortemente volute dalla classe media capace di crescere e di proporsi come soggetto attivo di grandi cambiamenti epocali.

Da qui a qualche anno, quindi, in assenza di politiche mirate tese a recuperare il valore e i valori della borghesia tutto potrebbe essere messo pericolosamente in discussione compresa la tenuta degli equilibri democratici e liberali le cui radici affondano proprio nell’esistenza della classe borghese.

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