Sembra che sul problema dell’immigrazione ci sia una svolta nella politica del Movimento Cinque Stelle. Almeno per ciò che riguarda Roma, la Raggi ha chiesto uno stop delle immissioni nella “città eterna” alle Autorità di governo centrali.

Credo che sia giunto il momento di affrontare questo problema in termini rigorosamente razionali e non emotivi. Non è più tempo d’ipocrisie strappalacrime! L’immigrazione è necessaria se l’intendimento dei nostri governanti è di salvaguardare e mantenere in vita la società industriale manifatturiera: una mano d’opera a basso costo, di scarsa qualificazione può fare da “calmiere” per l’incidenza del lavoro nella produzione per così dire “ordinaria”. Essa sarebbe nociva (o comunque non utile) se l’obiettivo dei reggitori della nostra res publica diventasse quello del “cambiamento”, di un mutamento di pelle, cioè, della nostra collettività, da quella che è oggi a societàpost-industriale.

Cioè?

Dico meglio. Per creare beni immateriali, prodotti di grande eccellenza qualitativa, e per offrire servizi di alta efficienza, le masse diseredate provenienti dal centro dell’Africa rappresenterebbero un ostacolo al cambiamento. Ciò che occorre è un’alta qualificazione tecnologica del personale addetto alla creazione di beni diversi. Una forza di lavoro inadeguata rallenterebbe soltanto la trasformazione della nostra società, consentendo a un’industria non più competitiva di vivacchiare e sottraendo l’impiego di capitali nei settori utili della creazione dei beni immateriali, di eccellenza e dell’offerta migliorata dei servizi.

Se è così, come lei dice, l’Europa continentale e i Paesi Anglosassoni sembrano avere scelto strade completamente opposte?

E’ chiaro. La Gran Bretagna e gli Stati Uniti d’America sono da molti decenni nel primo mondo della società post-industriale e hanno sbarrato i loro confini a immissioni di lavoratori non selezionati. E ciò a differenza dell’Unione Europea, che sotto la spinta di Angela Merkel (che aspira, per suo esclusivo conto, a fare della Germania l’unico polo produttivo di grande efficienza dell’industria meccanica e pesante con lavoratori a basso costo ed elementare qualificazione) ha optato per mantenere in piedi  una società industriale, entrata in crisi per l’alto costo della mano d’opera e del welfare. Il dispiegamento di energie profuse a piene mani (navi mastodontiche per il trasporto, centri costosi di accoglienza) dimostra che l’interesse economico della classe industriale Euro-continentale è alto, anche fuori dai confini tedeschi. A ciò si aggiunga l’indotto (anche di malaffare) che vi è connesso.

In tali condizioni, mi sembra di capire, i tentativi delle forze politiche che si oppongono a un’immigrazione abbondante e indiscriminata sono veramente destinati all’insuccesso.

Se non sono sorretti da una visione strategica di politica economica volta a porre le premesse  su basi scientifiche, per una trasformazione in direzione post-industriale della nostra società produttiva, certamente sì!

Ho l’impressione che tutta classe di governo e di opposizione del Paese sia carente di preparazione adeguata per consentirci di decollare nella direzione da lei auspicata. 

Ha ragione! L’abbandono del proporzionale e delle preferenze nella scelta dei rappresentanti ha fatto emergere uomini politici senza alcuna capacità di mediazione per giungere a forme necessarie di compromesso politico. Essi sono, di continuo, tentati dall’autoritarismo, per loro congenito, che li spinge a escogitare marchingegni elettorali truffaldini (raggiungimento del 35-40 per cento dei voti) per governare da soli con minoranze che incontrano l’opposizione sostanziale della grande maggioranza degli Italiani (v. legge Acerbo, Porcellum, Italicum). Ecco, perché, le forze autenticamente democratiche e di buona volontà dovrebbero astenersi dal favorire giochini elettorali, avanzando, per leggi in cantiere, proposte con l’occhio volto ai propri interessi elettorali.

In conclusione, il succo del suo discorso mi sembra questo: I Paesi che vogliono opporsi al declino conseguente a un’immigrazione massiccia e indiscriminata….

…. simile a quella che determinò il crollo del basso Impero Romano…

…devono mettersi in mani sicure per studiare il sistema del cambiamento di produzione e della trasformazione della nostra società.

So che non è facile. Inoltre v’è la resistenza conservatrice di tutte le forze politiche italiane. Lei ricorda che su questo giornale ho criticato la decisione dei liberal-democratici Europei di respingere la richiesta di adesione al gruppo del Movimento Cinque Stelle? Lei pubblicò il mio scritto, ma ho l’impressione che la posizione dei liberali italiani non sia di minore chiusura. C’è una diffidenza verso il pensiero cosiddetto di pancia.

E non le sembra coerente con la tendenza a privilegiare la logica e la ragion, che è propria di un partito a-ideologico e non confessionale?

Sì,  ma quando la mente s’è dimostrata malata e ha condotto in vicoli ciechi senza uscita…ascoltare l’istinto di sopravvivenza di un Paese comunque ancora vivo non è male!

 

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