Alcuni segnali indicherebbero che il grande temporale politico sul mondo occidentale sembra avviarsi sulla strada del superamento. Negli Stati Uniti il vento populista ha soffiato forte, ma piuttosto che di una vittoria di Trump, in effetti, si potrebbe parlare ancor più di una clamorosa sconfitta di Hillary Clinton, che si è rivelata la candidata più sbagliata che i democratici avessero  potuto scegliere. Infatti il Presidente, dopo pochi mesi dalla sua elezione e molte contraddizioni, sembra già avviato rapidamente verso l’impeachment. In Europa, l’Olanda, Paese di grande tradizione laica, ha nettamente respinto il rumoroso assalto al Governo delle forze populiste. La Francia, dopo un segnale non molto rassicurante al primo turno delle presidenziali, ha inflitto, al ballottaggio, una secca sconfitta a Marine Le Pen e successivamente una clamorosa bocciatura alle legislative al suo movimento, mentre ha regalato un successo clamoroso a Macron ed al movimento En marche, da lui recentemente costituito. Soltanto la Gran Bretagna, con il voto sulla Brexit, ritenendo così di sventare l’errato bluff di Cameron, ha compiuto una scelta di pancia, forse poco meditata. Successivamente, di fronte alla palese ingenuità di Teresa May di lanciarsi in elezioni anticipate non necessarie con l’intento di rafforzare la sua maggioranza, gli elettori britannici, oltre ad aver azzerato il partito nazionalista Ukip, hanno punito la mossa affrettata della Premier, imponendole una forte lezione di modestia, che sembra aver avviato  la May verso probabili imminenti dimissioni. In Germania i conti con la destra nazionalista sembrano già regolati e si va verso elezioni a settembre secondo lo schema tradizionale.

Anche in Italia, Paese apparentemente meno attento e comunque più influenzabile dai movimenti di protesta, alle recenti elezioni amministrative, si è registrato un significativo ridimensionamento del populismo antiparlamentare del M5S. Inoltre vi ė stato un significativo rallentamento del PD, che ha pagato, riducendo ulteriormente i propri consensi, la sonora sconfitta del referendum costituzionale e la fretta dell’ex Premier di farsi riconfermare segretario del Partito per riconquistare al più presto a Palazzo Chigi. Gli elettori hanno altresì  voluto punire l’accordo avventato attorno ad una cervellotica  legge elettorale tutta basata su parlamentari nominati, che non aveva la benché minima rassomiglianza con quella che da oltre mezzo secolo viene applicata in Germania, ma soprattutto hanno mostrato grande insofferenza per la bizzarra ed ingiustificata insistenza di Renzi di elezioni anticipate a settembre, preoccupato per la sua popolarità in calo costante. Nonostante un esteso fenomeno di proliferazione di liste civiche, tuttavia quasi tutti i ballottaggi saranno fra coalizioni di centro destra e di centrosinistra. Un caso del tutto anomalo è quello di Palermo, dove al primo turno ha vinto, ancora una volta, Leoluca Orlando, a capo di una coalizione civica, allargata alla sinistra estrema e ad un PD, al quale è stato imposto di rinunciare al proprio simbolo e di presentare una lista, che ha avuto un modestissimo successo, insieme agli alfaniani. Il risultato palermitano è stato all’insegna dello slogan: “Orlando il sindaco lo sa fare”. Gli elettori quindi hanno scelto l’usato sicuro rispetto all’avventura dei dilettanti allo sbaraglio. Si tratta di una anomalia, per altro non priva di una certa saggezza popolare, simile a quella di Napoli, che aveva confermato lo scorso anno, forse con minore accortezza, Luigi De Magistris. Probabilmente i primi cittadini di queste due città riproporranno alle prossime elezioni politiche una sorta di coalizione arancione dei sindaci, che ha già registrato in passato parecchia freddezza da parte degli elettori.

In realtà il segnale che emerge in generale, nel mondo occidentale e particolarmente in Europa, anche se con maggiore incertezza in Italia, è che, passate le nuvole del grande temporale, forse della tempesta, la strada maestra si rivela quella del ritorno alla Politica, possibilmente di nuovo con la maiuscola,  cioè fondata su contrapposizioni di valori e visioni  con riferimento alla capacità  di concepire e disegnare il futuro del mondo sulle idee, piuttosto che sul becero populismo delle soluzioni padronali ed autoritarie.

Viviamo una fase difficile della storia con un tumultuoso progresso che avanza a velocità  vertiginosa e proprio per questo non meno interessante. Come ai tempi di Galilei,  che nonostante le gravi pressioni per fargli rinnegare le sue straordinarie scoperte scientifiche, si finì col registrare il superamento del vecchio sistema Tolemaico, facendo entrare il nostro mondo nella modernità, come le avventure dei grandi navigatori e viaggiatori, i quali allargarono i confini delle terre fino ad allora conosciute, come con gli esperimenti artistici che produssero il Rinascimento e poi con la speculazione filosofico politica  da cui derivò l’illuminismo, così la grande evoluzione tecnico scientifica dei nostri tempi, ci porterà, prima o poi, non soltanto alla conquista dello spazio come conoscenza, già da tempo avviata, ma forse quale tentativo avventuroso di allargamento dei confini del nostro mondo, divenuto troppo piccolo. Ho sempre considerato fortunata la nostra generazione che ha potuto assistere ad una crescita della conoscenza senza precedenti, altrettanto penso che quella successiva sarà partecipe di scoperte ancora più straordinarie.

Una politica che arranca dovrà rapidamente adeguarsi, se vorrà farsi capire e quindi riassumere il primato che le compete. Il Partito Liberale, forte di una solida piattaforma programmatica approvata dal Congresso, ha deciso di avviare la fase di preparazione per le elezioni politiche del 2018, da solo o in coalizione con altri soggetti del centro liberal-democratico, riformatore, in eventuale  alleanza con i cristiano popolari  e con la destra conservatrice liberista, per contrapporsi con fermezza ai populismi autoritari e leaderistici,  nelle varie forme, ma soprattutto all’antiparlamentarismo distruttivo, che non tiene conto della vecchia massima di Churcill secondo la quale la democrazia è un pessimo sistema (tanto è vero che ha partorito molte dittature) ma non ne è stato ancora scoperto uno migliore

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