Questo nostro strano Paese non finisce mai di stupirci. Da un lato si va diffondendo un populismo qualunquista privo di cultura, valori, buon senso, dall’altro assistiamo a periodiche esplosioni di radicalismo ideologico, spesso palesemente prive di una convinta adesione alla questione sollevata, ma brandite come manifesti o parole d’ordine per eccitare gli animi.
Nei giorni scorsi mi è capitato di trovarmi casualmente nel mezzo di una violenta manifestazione nei pressi del Senato, inscenata da qualche centinaio di energumeni, che, con la bava alla bocca, protestavano contro la legge in discussione sullo jus soli, come se tale nuova normativa potesse esporre la nostra Nazione ad una sorta di invasione barbarica indiscriminata. Attraversando quella Piazza non ho potuto non provare un istintivo moto di solidarietà per i poliziotti costretti, con grave rischio personale, a contenere con gl’idranti ed i lacrimogeni quella massa di energumeni.
Per onestà intellettuale devo dire con franchezza che, anche la proposta in discussione in Parlamento, appare un manifesto ideologico privo di un accurato approfondimento delle problematiche che vorrebbe risolvere, piuttosto che la soluzione ad una questione che esiste ed è rilevante.
Il mondo sta cambiando rapidamente, l’attrazione esercitata dai paesi più ricchi nei confronti di quelli meno sviluppati è comprensibilmente enorme. Quindi la spinta all’immigrazione non soltanto è fortissima, ma ovviamente mette sotto maggiore pressione i Paesi come l’Italia che si trovano sulla linea di confine. Il problema va assumendo proporzioni gigantesche, mentre la maggior parte dei Paesi europei, di cui noi rappresentiamo la frontiera comune, se ne disinteressa e si rifiuta di assumersi le proprie doverose responsabilità. Tolleriamo una vergognosa speculazione da parte di presunte ONG ( per fortuna solo alcune) che fanno sostanzialmente il gioco dei mercanti di esseri umani e spesso ne sono un terminale. Con grande spreco di soldi pubblici, i migranti sul suolo italiano vivono in condizioni non umane, mentre molte cooperative di speculatori, che gestiscono i centri di accoglienza, si arricchiscono con i soldi pubblici con la connivenza di politicanti spregiudicati.
Tuttavia bisogna sottolineare come tale pur gravissima questione non c’entra o ha un collegamento molto labile con quella del riconoscimento della cittadinanza a chi è nato in Italia da oltre cinque anni e da genitori che hanno un regolare contratto di lavoro. Non possiamo dimenticare che una parte importante della società americana è rappresentata da quei milioni di nostri connazionali che vi emigrarono, inizialmente clandestini, circa un secolo fa e quel grande Paese, grazie a regole rigide e molto chiare, li ha fatti cittadini americani, insegnandoci quale sia la strada maestra per affrontare il problema. Innanzi tutto l’accoglienza va pianificata limitandone il numero, dopo aver fatto come nazione civile il proprio dovere di salvataggio in mare, ma invece il riconoscimento della cittadinanza, va sottoposto a regole rigide, automatiche, prive di discrezionalità. Non basta, come richiesto dalla pasticciata proposta in discussione, essere nati in Italia, bisogna aver frequentato le scuole, parlare la lingua, conoscere i principi ispiratori della Costituzione, adeguarsi alla leggi dello Stato e sapere che esiste la sanzione della perdita della cittadinanza nel caso di gravi violazioni, come quella di partecipazione a gruppi organizzati terroristici o esserne contigui.
Si contrappongono nel nostro Paese sentimentalismi pelosi ( utilizzando volti di bambini imploranti o condizioni disumane nei campi profughi) che non possono e non devono aver nulla a che vedere con la legge, la quale, per sua natura, è sempre generale ed astratta. Allo stesso tempo appaiono assurde ed ingiustificate le manifestazioni di isterismo degli oppositori, come se la Nazione fossa esposta al pericolo di una imminente trasformazione genetica a causa di una troppo generosa concessione del diritto di cittadinanza a chicchessia.
Allo stesso tempo va ricordato che tutto questo non solo non interrompe il fenomeno migratorio, determinato da una pressione fortissima da parte di gente che preferisce rischiare la morte durante le travasate piuttosto che morire di fame nelle proprie terre. Di tale problema umanitario drammatico il cosiddetto mondo civilizzato si disinteressa totalmente, spesso anzi fomentando le guerre che lo aggravano.
Una legge sullo jus soli va approvata, anche se non è la priorità assoluta sul terreno del necessario contenimento del fenomeno dell’invasione del mondo occidentale da parte di milioni di migranti, eliminando il sospetto che la eccessiva fretta abbia scopi politici piuttosto che umanitari e quindi distinguendo nettamente tale problema da quello terribile dell’immigrazione clandestina e del dovere dell’Europa di mostrare una concreta solidarietà all’Italia particolarmente esposta.
S’impongono invece regole precise, rigide e non equivoche per favorire una vera integrazione culturale, evitando da un lato l’emarginazione i cui effetti disastrosi si sono clamorosamente manifestati in Francia ed in Belgio, ma anche un multiculturalismo, che ogni Paese orgoglioso della propria storia e del proprio passato deve respingere, seguendo l’esempio della società americana del novecento.

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