Le questioni dell’esser cittadini italiani e di accogliere i migranti sono due questioni da trattare in base ai fatti reali, stabilendo regole definite e plasmabili,  senza chiudersi nel guscio ma senza auto investirci di impossibili missioni unitarie tipiche dell’utopia mondialista.

Di conseguenza:

1) nel mondo d’oggi  la cittadinanza non può ridursi ad applicare il principio dello Ius sanguinis, dal momento che di per sé le fitte interrelazioni d’ogni genere, a cominciare da quelle fisiche, rendono necessario una normativa elastica capace di tener conto del vari avvenimenti che si verificano in un paese al passare del tempo.  Quindi è normale introdurre norme che prevedano, con chiarezza, i casi in cui la nascita, la prolungata residenza in Italia, la conoscenza della lingua, il rispetto della  Costituzione e delle leggi, la concessione della cittadinanza a persone originariamente straniere. Da tener presente che la redazione di tali norme di Ius soli rientra nel normale dibattito tra i cittadini di ogni paese e non a caso, anche nei paesi che condividono di massima analoghe impostazioni civili e culturali, alla fine si arriva a stabilire norme non identiche secondo le varie esigenze e tradizioni (ad esempio non c’è una normativa del tutto univoca nell’UE).  Comunque deve essere chiaro che la concessione della cittadinanza si riferisce ad una problematica di fattispecie individuali , dunque in qualche modo circoscritta, e non va mai trasformata in una sanatoria buonista per far fronte all’afflusso  di richieste di massa variamente motivate (come invece ha purtroppo fatto il Presidente del Consiglio sabato a Bologna, dicendo che dare la cittadinanza ai bambini migranti è un investimento sulla nostra sicurezza). Per di più quando già ora l’Italia è il paese europeo più di manica larga nel concedere cittadinanze (un quinto delle totali)  ;

2) connessa alla questione della cittadinanza ma ben distinta, è la questione dei migranti, La quale peraltro va anch’essa affrontata sulla base dei fatti reali e delle norme, partendo dal principio che l’accoglienza dipende in pieno dalle condizioni di capacità ricettiva, territoriali ed economiche. I diritti non stanno in natura, vanno costruiti. L’accogliere non è indipendente dalle risorse del paese. L’aumento esponenziale degli ingressi negli ultimi cinque anni – ancor più negli ultimi mesi – sta andando oltre i limiti sopportabili dal nostro paese.

E’ molto  sbagliato fare calcoli miopi di convenienze immediate, come fa spesso la Confindustria che è pro migranti all’insegna della manodopera a basso costo (dati alla mano quasi il 30% in meno della manodopera italiana) e minor sindacalizzazione complessiva; oppure strutturarsi, come succede con diverse  cooperative comprendenti pure una parte della galassia Caritas, in base ai sussidi pubblici riconosciuti procapite; oppure gongolando dissennati perché i migranti , nel momento attuale, con il loro versamenti servono  a coprire circa 180.000 pensioni italiane, senza considerare che un domani questi versamenti creeranno a loro volta diritti da soddisfare e che dunque il sistema previdenziale va tenuto in equilibrio reale senza gongolare per entrate di per sé non risolutive, a meno di non pensare sotto sotto che poi i migranti di oggi torneranno ai loro paesi e non potranno usufruire di quel che oggi versano. Una simile furbizia nel fare calcoli sulle supposte convenienze in tema di migranti, non corrisponde ad una corretta concezione del vivere civile , eppure era proprio la sostanza dell’impostazione del vecchio Ministro degli Interni, le cui parole e comportamenti hanno agevolato l’accoglienza indiscriminata. Un’accoglienza indiscriminata non solo foriera di oneri sempre più insostenibili ma anche una molla per spingere troppi italiani a rispondere all’arrivo di migranti in eccesso con reazioni dal carattere inaccettabile di rigurgiti razzisti. Va scelta con forza la strada alternativa, che si sta profilando con il nuovo Ministro, dello spostare nei paesi di provenienza la soluzione di quei problemi che spingono ad emigrare e del cominciare a trattenere i migranti aiutando i paesi costieri a controllare le loro coste.

Non scordiamolo. Preoccuparsi delle risorse e della cittadinanza rientra nella pratica democratica fondata sul ruolo del cittadino.

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