La bagarre in Parlamento, riportata dai mass-media, per la commemorazione di Oscar Mammì ha fatto riesplodere i clamori del “bordello” dantesco sulle “modalità” di nomina dei vertici e dei funzionari della RAI.
Per comune e tacito assenso, si è continuato a eludere la vera essenza del problema del cosiddetto servizio pubblico radiotelevisivo e a ignorare che l’ipoteca sull’informazione di chi ci governa e non vuole mollare le redini del potere è contraria a ogni principio democratico.
Cerchiamo di fare il punto, usando la logica e non le emozioni.
E’ certamente un “servizio” quello che un’emittente televisiva offre al Governo e alla maggioranza vincente del Parlamento, fornendo al pubblico dei votanti che dovrà giudicare (per riconfermare o escludere il consenso elettorale) le notizie che persone nominate (peraltro, con opinabili procedure) predispongono con cura.
E’ un’utilità notevole offerta alla classe politica dominante, ma non credo che esso risponda a una finalità né pubblica né tanto meno etica.
Definire, infatti, servizio pubblico la possibile e sia pure solo eventuale manipolazione dell’informazione operata, con alchimie di vario tipo (omissioni di particolari, esaltazione di altri, silenzio su altri ancora) per favorire un Governo e una maggioranza parlamentare è una contraddizione in termini che riesce a sfuggire all’attenzione solo di popolazioni abituate all’autoritarismo da molti secoli (anzi millenni).
Ogni cittadino dovrebbe poter ricevere le informazioni necessarie per orientarsi politicamente in modo libero e senza essere costretto a pagare per ricevere il “gazzettino” del Governo in carica e della maggioranza parlamentare (allo stato, addirittura costituzionalmente illegittima) che lo sostiene.
Neppure, può definirsi un comportamento etico riempire una struttura pagata con i soldi dei contribuenti con funzionari che rispondono a input della classe politica dominante, espressione dello Stato-Autorità e non di certo dello Stato-Comunità.
Sul piano logico, poi, sorprende che un regime, quello sovietico, che aveva un suo organo controllato d’informazione, come la PRAVDA provocasse lo sdegno dei sedicenti veri democratici, mentre l’informazione confezionata dalle varie Televisioni di Stato Europee e controllata dai vertici del Potere in carica non determina alcuno scandalo né politico né etico.
Nessuno parla di “privatizzare” un’attività che non dovrebbe essere “condizionata” e “diretta” da chi deve fare in modo di ottenere la nostra approvazione e il rinnovo del nostro consenso elettorale senza artifici e inganni mediatici.
A pensar male si fa peccato, ma spesso s’indovina, diceva un noto uomo politico del nostro passato.
Possiamo, allora, fare il peccato di pensare che governo e opposizione in Italia (ma forse anche nel resto dell’Europa) sono, come dicevano i Romani, in pari causa turpitudinis, perché sia l’uno che l’altra ritengono di doverci manipolare, quando ne hanno l’occasione, che le loro notizie taroccate?
Sarebbe triste pensarlo. Un segnale contrario da parte di un settore anche minimo degli oppositori sarebbe auspicabile.

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