Il risultato delle amministrative, dopo i due appuntamenti del primo turno e del ballottaggio, è stato inclemente con Il PD a trazione renziana, bocciato senza appello. Si tratta soltanto del seguito scontato, questa volta persino spietato, della sconfitta del 4 dicembre sul referendum. L’elettorato della sinistra italiana, ha nettamente respinto il progetto del Segretario del PD, principalmente non recandosi al voto e comunque esprimendo la propria insoddisfazione verso le principali amministrazioni di sinistra, cominciando dalle più rappresentative, come  Genova e Sesto San Giovanni. Il centro destra, che era l’unica alternativa possibile, ha vinto più per differenza, che per la qualità della propria proposta politica, spesso poco convincente, con l’eccezione di Genova, dove il progetto era stato esposto con maggiore chiarezza, anche a costo di incomprensioni e tensioni all’interno di Forza Italia. La vittoria del centro destra è quindi da attribuire in gran parte ad una posizione strategica, avvantaggiata dal sistema elettorale, che lo poneva come unica alternativa ad un renzismo da rifiutare, dal momento che il M5S non era riuscito ad entrare nei ballottaggi dei più importanti capoluoghi di provincia o di regione.

Per la coalizione si pone ora il problema di dare buona prova nelle amministrazioni in cui ha vinto, costituendo attorno ai sindaci squadre competenti e determinate con idee chiare in ordine ai problemi delle rispettive comunità, in modo da svolgere un’azione unitaria e dimostrare un chiaro segno di discontinuità dopo le polemiche che negli ultimi tempi hanno caratterizzato le rispettive forze politiche nazionali. Il successo delle nuove amministrazioni sarà determinante per costruire la vittoria, oggi divenuta possibile, alle ormai imminenti elezioni politiche,

Non dubitiamo che i sindaci neoeletti faranno del loro meglio e che le coalizioni vincenti si sforzeranno di trovare la necessaria unità di intenti per bene amministrare, superando la logica clientelare del centro sinistra, che ha sempre concepito l’impegno politico come una opportunità per sviluppare forme di sostegno  clientelare nei confronti del proprio elettorato e favorire speculatori del loro circuito, in nome del principio che ogni attività vada affidata al pubblico, sotto l’occhiuto controllo di una elefantiaca burocrazia pavida e, spesso,  corrotta, cominciando dai servizi pubblici locali. Questi invece andrebbero privatizzati, principalmente se presentano, come quasi ovunque, conti economici non attivi. Il primo compito delle nuove amministrazioni dovrebbe quindi essere quello di sopprimere immediatamente  le numerose aziende esistenti, il più delle volte costituite soltanto per affidare poltrone agli amici amministratori, (sovente in numero superiore ai dipendenti) e che di fatto accumulano soltanto perdite per l’Ente locale, decidendo di compiere invece la scelta necessaria di affidare i servizi essenziali con gare ad evidenza  pubblica a società di capitali, cooperative o associazioni temporanee di imprese, gestite da privati, limitando l’attività  dell’amministrazione esclusivamente  nell’ambito del controllo.

Siamo pertanto ottimisti sulla prova che attende i sindaci del centro destra  eletti domenica. Il problema riguarda invece le incertezze del quadro politico nazionale. Si tratta, sul terreno più  squisitamente politico, di far comprendere a Matteo Salvini ed in parte anche a Giorgia Meloni che il lepenismo non soltanto è perdente, (come si è dimostrato in  Francia, in Olanda, in Spagna, nella stessa Gran Bretagna) ed in particolare che va contro gl’interessi dell’Italia, Paese fondatore dell’UE, che deve promuovere il  rilancio del progetto europeo e concorrere, facendo affidamento sul sostegno del nuovo corso  francese, ad un più equilibrato rapporto tra Germania e Paesi Mediterranei. Va compiuto un passo  avanti sulla politica estera e di difesa comune ed inoltre creato un corpo unitario per la sicurezza interna e delle frontiere, per contrastare il terrorismo e contenere gli sbarchi di migranti economici, pretendendo che i paesi europei del gruppo di Viseegrad si assumano le loro responsabilità, non esitando diversamente a porre in essere significative sanzioni nei loro confronti.

In vista delle ormai imminenti elezioni politiche, per vincere non basta una coalizione di centro destra allargata e forte, che rassicuri gli elettori borghesi rispetto alle fughe in avanti della Lega, ma che sappia altresì imporre a Berlusconi di uscire dall’equivoco di continuare a coltivare allo stesso tempo, una subordinata e sotterranea ipotesi di grande coalizione con Renzi. Questa ultima soluzione ci vede nettamente ostili. Piuttosto l’alleanza del rinnovato centro destra dovrebbe sforzarsi di essere la più larga possibile ed il PLI pretende di poter uscire dall’insopportabile fase di silenzio mediatico tombale riservatagli fino ad oggi e prevalentemente imposto anche da parte di possibili alleati.

Alcuni soggetti politici pretenderebbero di definire il loro messaggio come liberale, ove solo alcuni aspetti, spesso marginali, potrebbero qualificarsi soltanto liberisti, mentre, particolarmente nel campo della politica economica, la ricetta liberale per essere efficace va accolta integralmente in tutti i suoi profili. Una scelta correttamente liberale impone il rispetto della concorrenza, della competitività e della trasparenza, in particolare dopo il fallimento di CONSIP, la gestione scellerata della crisi delle banche venete, del MPS e degli altri piccoli istituti  posti in risoluzione e le oscure manovre che ne sono cresciute all’ombra. Formuliamo pertanto l’augurio che la Commissione parlamentare d’inchiesta riuscirà a fare la necessaria chiarezza, identificando e creando le condizioni per punire i responsabili di un gravissimo danno alle finanze pubbliche. È inoltre indispensabile la estromissione della burocrazia corrotta, dopo il fallimento economico ed imprenditoriale dinnanzi ai nostri occhi e gli opachi rapporti emersi dall’affidamento di tutti gl’incarichi a soggetti serventi la parte politica dominante, con risultati quasi sempre disastrosi.

Nella coalizione di centro destra la componente liberale riformatrice intende portare competenze, idee nuove, saperi, modernizzazione, alta qualificazione,  far prevalere la regola dell’affidamento ai privati, insieme a rigidi controlli da parte della pubblica amministrazione, creando così le condizioni per una vera e qualificata competizione sul mercato.

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1 COMMENTO

  1. C’è bisogno oggi più che mai di #NoiLiberali, dei nostri valori, delle nostre ricette per fare ripartire l’economia e per un nuovo Risorgimento Liberale.
    Barra dritta nel Centro-Destra senza inciuci o derive populiste o lepeniste. Serietà nelle proposte e pieno rispetto di tutti gli alleati, per costruire tutti assieme la Nuova Itakia Liberale e popolare del terzo millennio.
    Libertà di Parola,
    Libertà di Fede;
    Libertà dal Bisogno
    Libertà dalla Paura.
    LIBERTÀ DALLO STATO.
    Per la #RIVOLUZIONE, ripartiamo da agì.
    #NoiLiberali
    #UpL_UnionePerLeLibertà
    Consigliere Nazionale PLI

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