Il risultato delle elezioni amministrative, per quanto limitato nel suo valore, a causa della quantità ridotta dei Comuni interessati al voto, è sintomatico della spirale verso il basso in cui si sta avvitando l’Italia.

Non c’è una sola forza politica che abbia un vero e proprio progetto politico. Non c’è uomo delle istituzioni, parlamentari o governative, che tenti di spiegare ai cittadini elettori che cosa sia avvenendo nel Paese, nell’Europa, nel mondo Occidentale, sul Pianeta.

Partiti, movimenti politici non si danno alcun carico di individuare i problemi di base della nostra Società e dello Stato in cui vivono gli Italiani. Affrontano questioni spicciole, minutaglie amministrative, economiche, finanziarie senza esaminare e tentare di capire il contesto in cui tutto si muove, si agita, si contrappone.

Eppure per venire a capo dei dati fondamentali della nostra realtà, affrontarli ed eventualmente risolverli non si può non partire da lontano.

I problemi che abbiamo di fronte riguardano la nostra società e la conseguente organizzazione del nostro Stato.

Un tentativo di approfondimento potrebbe essere il seguente:

1)    Società. Il mondo Occidentale sembra chiaramente spaccato in due: da un lato gli Anglo-Americani della società post-industriale; dall’altro gli Euro-continentali della società manifatturiera. I primi producono prevalentemente beni immateriali, di alta tecnologia, di grande eccellenza e servizi. I secondi prodotti di ordinaria fattura. Le difficoltà, per gli uni e per gli altri, sono di diversa natura. I cittadini del mondo post-industriale devono cimentarsi con una realtà in continuo movimento e d’imprevedibile evoluzione. Quelli del mondo industriale avanzato, a differenza di quelli del terzo mondo, non riescono a risolvere il problema dell’alto costo raggiunto nella loro società dal lavoro e annaspano per tornare a essere competitivi sul mercato mondiale.

La spaccatura, di recente, si è manifestata con maggiore evidenza con la scelta di due politiche profondamente diverse di fronte al problema dell’immigrazione.

I primi hanno tirato i remi in barca, si sono isolati, hanno chiuso i loro confini per contare sulle forze lavorative di cui dispongono e che richiedono un’accurata selezione per produrre i beni speciali della loro attività produttiva.

I secondi hanno aperto le loro frontiere e contano di rimettere in sesto le loro industrie manifatturiere con mano d’opera proveniente dall’Africa; e ciò anche in vista della funzione calmieratrice del costo del lavoro che tali immissioni potrebbero esercitare.

Ebbene: se questo è lo stato delle cose, perché mai non c’è uno straccio di forza, di partito o di movimento politico che ponga tale problema agli Italiani e chieda loro se vogliono correre il rischio di avere anni di lacrime, sudore e sangue per passare al primo mondoproduttivo (dei beni immateriali, tecnologici, di eccellenza, dei servizi) o vogliono, invece, permanere nel secondo mondo (dei manufatti ordinari e dei servizi come gli attuali), accettando un afflusso massiccio d’immigrati e la riduzione del loro welfare ai livelli del terzo mondo?

Solo dalla loro risposta devono venire indicazioni sui tanti problemi che sono sul tappeto della politica italiana.

Non può esservi la risposta, però, se nessuno formula la domanda.

2)    Stato. Gli ordinamenti giuridici degli Stati Europei continentali e quelli dei Paesi Anglosassoni sono imperniati su diversi principi.

Nei primi, l’Autorità politica (Monarca, Tiranno, Governo parlamentare) crea i propri bureaux e gestisce con essi l’attività amministrativa e giudiziaria. Negli Stati Anglosassoni la Comunità prevale su tutto e controlla l’Autorità politica, imponendo modi e condizioni per scegliere coloro che debbono gestire l’amministrazione e la giustizia.

La domanda da porsi, allora, è: ha influito la diversa struttura e natura dello Stato per lo sviluppo economico delle due parti così distinte del mondo Occidentale?

E quale soluzione gli Italiani ritengono ottimale per il loro destino: la prima o la seconda? La scelta sarebbe gravida di conseguenze.

Se, infatti, gli Italiani dovessero dare una risposta affermativa alla seconda soluzione, sarebbe necessario indire un’Assemblea Costituente per cambiare i connotati del nostro Stato.

I vantaggi per gli individui anti-autoritari sarebbero notevoli. L’Italia, unica in Europa si troverebbe ad avere una struttura diversa da quella immaginata dal Re Sole, perpetuata da Napoleone e adottata dai dittatori del secolo breve, nonché accettata da tutte le democrazie euro-continentali; e si avvicinerebbe in misura notevole al mondo inglese e statunitense.

In Italia, però, dalla breccia di Porta Pia a oggi le cose sono molto peggiorate per chi aspira a vivere in uno Stato libero e laico. La stessa tempra degli Italiani non è più quella dei loro progenitori che emanarono le leggi eversive.

E’ duro ammetterlo, ma sembra essere proprio la verità!

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