Nel paese in cui tutti si definiscono liberali, stranamente l’iniziativa economica, ufficialmente “libera”, è sottoposta a una lunga serie di controlli preventivi e all’atto amministrativo di autorizzazione finale.  Il diritto di esercitare l’attività economica matura solo al compimento dell’iter burocratico, a decorrere dal provvedimento amministrativo finale.  Ciò significa che tutti gli ostacoli frapposti e i ritardi verificatisi nel corso dell’iter amministrativo non danno luogo ad alcun risarcimento del danno ingiustamente patito dall’imprenditore.  La sua posizione giuridica viene chiamata in dottrina “interesse legittimo”, ossia interesse alla legittimità degli atti della pubblica amministrazione, ma non “diritto”; appunto per significare che la violazione illegittima di questo interesse non comporta lesione di alcun diritto e dunque non determina alcun risarcimento.  Ergo – per esempio – chi avesse investito un capitale rilevante per creare una compagnia aerea e avesse atteso invano l’atto amministrativo finale e non lo avesse ottenuto pur possedendone tutti i requisiti, potrebbe solo rivolgersi al TAR per annullare il nulla (ossia il silenzio della pubblica amministrazione) e non potrebbe dolersi di alcun ritardo, perché la procedura amministrativa è sine die.

Bene: questo è ciò che accade nel paese in cui tutti si dichiarano liberali, perfino i comunisti!  Mi chiedo se i veri liberali non debbano far qualcosa, perché anche in questa strana Italia “liberalissima” i cittadini possano godere finalmente di diritti in ambito economico e non di finzioni giuridiche, chiamate “interessi legittimi”, tutelati dal giudice che annulla il nulla, chiamato TAR.  L’associazione culturale “Stato minimo” si muove in tal senso; formula pertanto una proposta di legge, che introduce questa piccola “rivoluzione”: il possesso dei requisiti non sarà più il mero presupposto della richiesta, ma costituirà già la sostanza del diritto, sicché il godimento effettivo del diritto di iniziativa economica e il suo effettivo esercizio cominceranno nel momento stesso in cui il soggetto economico avrà raggiunto la pienezza di conformità.  In altri termini, con la nostra proposta, non è il riconoscimento altrui (della pubblica Amministrazione), ma il possesso proprio dei requisiti, la fonte di legittimazione dell’attività economica.

I vantaggi che deriverebbero dall’approvazione di questa legge – che rientra da sempre nei programmi del Partito Liberale Italiano e può indurre la convergenza di altri schieramenti politici e movimenti culturali di area – sarebbero notevolissimi.  Ne elenchiamo solo alcuni.

A) Gran parte delle occasioni di corruzione verrebbe eliminata.

La genetica degli italiani non è tale da renderli inclini alla corruzione più di quella dei tedeschi o inglesi, ma ben più numerose sono in Italia le occasioni perché i privati e i funzionari pubblici stringano accordi corruttivi.  Possiamo ricondurre tali occasioni a due grandi classi: “LA RIMOZIONE DELL’IMPEDIMENTO” e “L’INDEBITA PREFERENZA”.

Quando il privato incontra mille ostacoli per il godimento del suo diritto, ha l’interesse a pagare la “tangente” per eliminarli. Dunque il prezzo della corruzione è il corrispettivo della rimozione dell’impedimento.  Le altre occasioni della corruzione, appartenenti alla seconda classe, si verificano nei concorsi e nelle gare pubbliche. In questi casi, il prezzo della corruzione viene pagato come corrispettivo della scelta della pubblica amministrazione, che preferisce Tizio al posto di Caio.   La nostra proposta azzera tutte le occasioni di corruzione (della prima classe) basate sull’interesse convergente del pubblico ufficiale e del privato a rimuovere l’ostacolo al godimento del diritto.

B) Si rilancerebbe l’attività economica.

L’impedimento all’esercizio dell’attività economica è giustificato solo dal danno sociale, derivante dalla violazione delle regole. Dunque l’impedimento deve costituire una sanzione per l’esercizio irregolare del diritto, non già un presupposto necessario per il suo regolare esercizio. Ebbene, in Italia tutte le procedure di autorizzazione preventiva, impedendo l’esercizio del diritto, fungono da sanzioni improprie, perché gravano sull’imprenditore a prescindere dall’irregolarità.
Grava sull’imprenditore una presunzione di irregolarità, per cui egli deve dimostrare al cospetto di una amministrazione maldisposta, indolente e diffidente la sua regolarità “cartacea” ancor prima di cominciare.

Questo processo dimostrativo non ha alcun limite temporale e ovviamente il tempo perduto danneggia l’imprenditore e deprime lo sviluppo economico-sociale.
Peraltro questa verifica cartacea assorbe le energie lavorative della burocrazia, a tutto scapito dei controlli successivi che andrebbero fatti sulla regolarità dell’esercizio effettivo e non sulla mera regolarità cartacea. Senza alcun mutamento della normativa vigente che regola l’esercizio dell’attività economica, proponiamo, dunque, di abolire i procedimenti amministrativi di autorizzazione preventiva (nulla osta – licenze etc.).

BREVE SINTESI DELLA PROPOSTA dell’Associazione culturale “STATO MINIMO”

Articolo 1 – Il diritto soggettivo di iniziativa economica sorge in virtù del possesso dei requisiti e si esercita liberamente senza autorizzazione preventiva.  Si prevede una sola eccezione nel campo delle armi e degli esplosivi.

Articolo 2 – Il titolare d’impresa ha solo l’onere di comunicare alla pubblica Amministrazione competente l’inizio attività con un congruo preavviso.

Articolo 3 – Nelle more dell’inizio attività, l’Amministrazione può effettuare i controlli necessari e formulare, con parere motivato, osservazioni e suggerimenti.  L’eventuale atto di sospensione costituisce l’extrema ratio ed è giustificato solo nei casi in cui non sia possibile “sanare” l’eventuale difformità.

Articolo 4 – La destinazione d’uso degli immobili è libera.  Il titolare d’impresa ha l’onere di comunicare l’eventuale cambio di destinazione d’uso, in relazione alla volontà di adibire l’immobile all’attività economica, per la quale è strutturalmente idoneo.

Articolo 5 – Principio di legalità e proporzionalità delle sanzioni.  Le sanzioni amministrative devono conformarsi al principio di proporzionalità e solo la legge (non i regolamenti) può comminare la sanzione più grave, che consiste nell’inibizione (temporanea) allo svolgimento dell’attività.

Articolo 6 – Gli impedimenti illegittimi e anche i ritardi pretestuosi, frapposti dalla pubblica Amministrazione, danno luogo all’integrale risarcimento del danno (comprensivo del danno emergente e del lucro cessante).  Il pubblico ufficiale responsabile concorre al pagamento del corrispettivo del risarcimento per il 50%.

Articolo 7 – Le controversie in materia sono devolute alla cognizione del giudice del lavoro.  I processi si celebrano con il rito del lavoro.

Articolo 8 –  La legge ha efficacia immediata, anche in mancanza di regolamenti attuativi, e sono abrogate tutte le norme in contrasto.

VANTAGGI DELLA PROPOSTA

Accanto ai vantaggi sottolineati in premessa, si evidenziano i seguenti ulteriori:

  1. COSTO ZERO – nessuna voce di uscita nel bilancio pubblico;
  2. NON CAMBIANO LE REGOLE TECNICHE per l’esercizio dell’attività economica, dunque la proposta è di semplice applicazione;
  3. RISARCIMENTO DEL DANNO – oggi il danneggiato può chiedere solo l’annullamento dell’atto amministrativo (che può essere anche il “silenzio”, ossia il nulla); colui che abbia ottenuto tale annullamento (sovente l’annullamento del “nulla”) deve ricominciare da zero la procedura di richiesta e nessuno paga il danno;
  4. Il PUBBLICO UFFICIALE RESPONSABILE DEL DANNO CONCORRE (nella misura del 50%) AL RISARCIMENTO DEL DANNO – ciò significa che non ha più l’interesse a ritardare la procedura per ottenere vantaggi illeciti; viene meno il movente di tanta parte della corruzione italiana;
  5. LA COMPETENZA a decidere sulla richiesta di risarcimento del danno APPARTIENE AL GIUDICE DEL LAVORO – ciò significa che si evitano le lungaggini del processo civile ordinario; la procedura più snella equipara i danni dell’imprenditore ai danni lamentati dal lavoratore;
  6. SI EQUIPARA LA NOSTRA LEGISLAZIONE A QUELLA DEGLI ALTRI STATI DELL’OCCIDENTE – ciò significa che non chiediamo “la luna nel pozzo”, ma una riforma seria e realistica;
  7. LO SNELLIMENTO DELLA PROCEDURA DI CONTROLLO COMPORTA UN GRANDE VANTAGGIO TEMPORALE – è forse necessario spiegare che “il tempo è denaro”; che ogni investimento ritardato si traduce in un minor benessere sociale?
  8. LIBERA DESTINAZIONE D’USO DEGLI IMMOBILI – Non si vede perché la pubblica Amministrazione dovrebbe stabilire l’uso che il proprietario (o titolare di altro diritto reale) deve fare di una cosa sua; è necessario e sufficiente che l’immobile sia rispondente ai requisiti richiesti dalla normativa vigente, per l’uso cui lo destina liberamente il suo proprietario;
  9. PRINCIPIO di LEGALITA’ – La sanzione grave della chiusura dell’attività e quelle interdittive (ancorché temporanee) non possono essere previste dai regolamenti comunali, regionali etc.; ma solo da una legge dello Stato – ciò elimina o quantomeno ridimensiona la discrezionalità sanzionatoria oggi imperante.
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