Non abbiamo letto od ascoltato una sola parola di scuse nei confronti del Procuratore generale di Catania, attaccato e quasi linciato per essere stato il primo a denunciare coraggiosamente il vergognoso intreccio, di cui aveva avuto contezza, tra i mercanti di esseri umani ed almeno alcune tra la ONG, che, a poche miglia dalla costa libica, spesso con navi noleggiate allo scopo, raccoglievano i migranti per condurli nei porti italiani. Quando finalmente è stato accertato che l’alto magistrato aveva ragione ed altre Procure sono energicamente intervenute, il Governo italiano è stato costretto a prendere l’iniziativa, mettendo anche l’Unione Europea di fronte alle proprie responsabilità ed avviando con il debole Governo libico ed alcune municipalità di qual martoriato Paese, un programma di assistenza e controllo sul territorio della enorme massa di persone in fuga dalla fame e dal sottosviluppo.

Nessuno tuttavia ha denunciato il patto scellerato tra trafficanti di esseri umani e molte cosiddette ONG, dedite esclusivamente alla speculazione in nome di una presunta missione umanitaria. Allo stesso modo nulla di eclatante è emerso sulla vergognosa attività delle cooperative e degli altri enti, tutti politicizzati, che si arricchiscono gestendo i centri di accoglienza e tenendo gli immigrati in condizioni non degne di esseri umani. Le centrali politiche e sindacali che stanno dietro questa organizzazioni non si possono toccare, perché come minimo cadrebbe il Governo.

Tuttavia non può essere sfuggito ad alcuno che la trattativa col Governo libico con i comuni costieri e con l’Europa, è stata interamente condotta dal Presidente del Consiglio e dal Ministro dell’Interno. Il Ministro degli Esteri ha brillato per la sua assenza in una materia nella quale avrebbe dovuto essere il principale protagonista. Viene spontaneo domandarsi il perché. Forse, essendo avvenuto tutto nel mese di agosto, era in vacanza. Meglio così. Non ha fatto danni, come nell’unico giorno in cui si è svegliato dal torpore estivo ed ha deciso di contraddire la precedente coraggiosa decisione del Governo di richiamare l’Ambasciatore al Cairo, per rimandarlo al suo posto senza pretendere alcun fatto nuovo od uno straccio di ulteriore documento sul drammatico caso Regeni. Tale immotivata ed estemporanea scelta ha  mortificato doppiamente l’orgoglio del nostro Paese, il quale, dopo aver fatto la voce grossa nei confronti dell’Egitto, si è rimangiato senza alcuna contropartita il proprio gesto estremo, regalando così una vittoria strepitosa al dittatore Al Sisi ed ai suoi violenti Servizi Segreti.

Peggio del caso dei due marò!

Stefano de Luca