L’Estate per la Politica è come la Notte per l’Uomo: porta consiglio; soprattutto in Italia, dove appare oltremodo necessaria una pausa nella “guerra per bande”, che imperversa nella vita politica nazionale, da quando i cosiddetti centro-destra e centro-sinistra hanno rispolverato i sogni Mussoliniani racchiusi nella legge Acerbo, ri-esprimendoli in forma peggiorata, a) togliendo agli elettori ogni facoltà di libera scelta dei propri rappresentanti in Parlamento; b) “santificando” il mercimonio trasformistico e ampliandolo a dismisura rispetto alle proporzioni di cui si accontentavano i nostri nonni e  c) mandando a dirigere i Dicasteri del Governo gente inidonea a gestire persino piccoli esercizi commerciali della più remota provincia italiana.

Il nostro popolo, “aduso a obbedir tacendo” più della sua “Arma benemerita” (e ciò, a causa della bimillenaria abitudine a subire tirannie assolutistiche, religiose e filosofiche) ha riscoperto quest’estate le bellezze dello Stivale e, investendo i propri risparmi per le vacanze nelle amene località della Penisola,  ha certamente contribuito al miglioramento, almeno temporaneo, della nostra economia.

E’ augurabile che, al mare, ai laghi, in campagna o in montagna, abbia anche pensato alle scelte politiche da fare per il futuro del “Bel Paese”; che non sono facili, ma che potrebbero avere come “guida per l’uso” la considerazione dell’utilizzazione che hanno saputo fare gli empiristici e pragmatici Paesi Anglosassoni del cosiddetto “voto di pancia”, che rappresenta l’espressione più forte e genuina dell’orientamento crescente verso il “disgusto” per la politica, avvertito dalla massa  a causa della corruzione degli establishment dominanti e dell’ipocrisia montante del “politically correct”.

Le opzioni a disposizione degli Italiani per dire: basta! al malgoverno del Paese e alla corruttela (che, superato un certo tasso, potrebbe mandare gamba all’aria la stessa democrazia, com’è avvenuto nei più corrotti Paesi del Centro e del Sud-America, alla pari di noi: cattolici e latini) non sono molte, ma ci sono. E possono così sintetizzarsi:

Naturalmente, i vecchi leader con ambigue e truffaldine vocazioni “autoritarie”, desiderosi di governare con minoranze che intenderebbero contrapporsi e sovrapporsi alla maggioranza degli Italiani andrebbero scartati a priori per la cattiva prova offerta, con i loro tentativi d’ignominiosi marchingegni elettorali denominati da Giovanni Sartori “Porcellum”, “Italicum” e via dicendo.

Quei tentativi hanno profondamente diviso gli Italiani, portandoli alle contrapposizioni post-belliche e peggiorato le condizioni generali del Paese.

Nei movimenti non compromessi dagli “orfani di Acerbo”, andrebbe messo il bavaglio a tutti quelli che a) sognano e ancora dichiarano di voler governare con sistemi elettorali contrari alla regola-principe della democrazia, secondo cui il potere va solo a chi ha effettivamente la maggioranza nel Paese (che, in soldoni, significa il cinquanta più uno per cento dei voti); b) ritengono di poter scegliere, essi,  chi deve rappresentare l’elettorato, togliendo, innaturalmente, tale facoltà ai votanti.

Infine, il “voto di pancia”, sacrosanto per la sua rivolta contro il malgoverno e il malcostume e purtroppo disperso in raggruppamenti politici diversi, che, solo apparentemente, appaiono contrastanti (talvolta solo su questioni di dettaglio) andrebbe coordinato e reso, nei limiti del possibile, omogeneo, convincendo leaderche si guardano in cagnesco a unirsi dopo il voto, secondo le regole del sistema proporzionale, per dare un buongoverno al Paese.

Chi potrà assolvere un tale compito?

Certamente occorreranno spiriti liberi, non condizionati da ideologie superate e da confessionalismi obsoleti.

Solo un pensiero, aperto al nuovo, amante della logica, razionale e privo di compromissioni emotive potrà compiere il miracolo di dare nuovamente dignità alla politica italiana.

Aleggiano tale spirito e tale pensiero nel Partito Liberale? Lo chiedo ai suoi massimi esponenti.

 

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