Il venti settembre  di 147 anni fa, l’irrompere dei primi soldati Italiani a Porta Pia, segnava il compimento del processo risorgimentale di unità nazionale, proprio nel luogo di quella che, per il lombardo Manzoni, era la capitale naturale d’Italia :  Roma.  La città fu percorsa da un enorme ondata d’entusiasmo, borghesi e popolani a migliaia per le strade a festeggiare, non solo l’unità, ma anche l’inizio di una nuova era, che, confusamente, si sentiva avrebbe chiuso un periodo e un regime ormai davvero troppo invecchiato, troppo fuori dalla storia, per non essere visto come una costrizione ormai intollerabile.  “Era il venti settembre der mese, sonava le cinque l’orlogio francese e se sentiva un bombardamento, che anche al Bon Dio metteva spavento, bombardamento a grossa mitrajia, pareva un campo de vera battaja” Cosi un’arietta allegra composta per l’occasione, insieme a mille altre, prendeva amabilmente in giro la breve resistenza dei papalini a Porta Pia, che Pio Nono volle, contro il parere di alcuni ufficiali, perché sosteneva ci volessero alcuni morti, affinche il mondo prendesse coscienza del torto che gli veniva fatto. Ma il clou si toccò poco dopo quando l’impresario Cencio Jacovacci mise in scena al Tor di Nona la rivista Flick Flock, che lanciò una musica che diventò famosa in tutto il mondo come inno dei bersaglieri. Fu Borghese e di popolo il 20 settembre, proprio come era stata la Repubblica Romana e anche molta aristocrazia si schierò col Re d’Italia, perché alla fine solo i Savoia riuscirono a realizzare il sogno unitario. I contrari vi furono e rimasero timorosi chiusi in casa, ma nessuno gli fece nulla, perché alla fine dell’ultimo stato teocratico d’Europa non era succeduta un’altra dittatura, ma la libertà. Una libertà che aveva le sue radici nel liberalismo europeo e che ci deve ricordare, sempre, che l’unità politica d’Europa è figlia dell’illuminismo, non del cattolicesimo.

 

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here