I Comitati del No, pur paghi del risultato ottenuto alle votazioni del 4 Dicembre 2016, dovrebbero ricostituirsi e riattivarsi per evitare lo scempio di una legge elettorale che, a quanto si capisce dalle confuse notizie che gli ambienti politici interessati lasciano trapelare, sembra destinata a ripercorrere la strada perversa ed agli inganni avvezza, tracciata dalla mussoliniana “legge Acerbo”, seguita dalla “Porcata” patrocinata e così definita  dal suo relatore Roberto Calderoli e dal Centro-Destra e mancata, per un pelo, dal Centro-Sinistra con il renziano “Italicum”.

Tali “benemeriti” organismi dovrebbero far capire agli elettori che non si tratta, come si vuole far credere, di astruserie tecniche, incomprensibili per i non addetti ai lavori, ma di tentativi ripetuti di una classe politica, giunta al potere, da qualche decennio, senza avere ottenuto un vero, concreto e specifico consenso popolare (diaframmato, cioè, su tutti i singoli individui destinati a occupare i seggi del Parlamento), ma di meccanismi truffaldini, immaginati da menti politicamente autoritarie, che, senza vergogna alcuna, intendono progressivamente annullare la democrazia in Italia.

Il discorso sulla riforma del sistema elettorale, grazie all’opera capillarmente diffusa dei Comitati del No (con l’aggiunta eventuale: alla Truffa!) non dovrebbe più rappresentare, per gli Italiani, un tormentone da cui non riescono a liberarsi, ma un argomento chiaro, di cui si possa e si debba discutere nei salotti come nelle piazze e nei caffè, con considerazioni e argomentazioni non approssimative.

Una sicumera, infatti, certamente favorita dalla consapevolezza dell’ignoranza generalizzata sull’argomento consente, oggi, di nascondere agli Italiani l’impudenza di una classe politica priva di ogni decenza nel mostrarsi attenta soltanto a inventare meccanismi truccati per prevalere in Parlamento sui concorrenti appartenenti ad altri partiti e impossessarsi delle leve di comando del Governo del Paese e del tutto indifferente al rispetto della volontà degli elettori.

La situazione attuale ha delle premesse che vanno chiarite.

Una volta esclusi i cittadini dal diritto di esprimere le proprie preferenze, i segretari dei vari partiti in lizza si comportano, oggi, come veri e propri capi-banda: selezionano i “fedelissimi” senza avere alcuna preoccupazione del consenso o del dissenso sullo specifico operato dei “tele-comandati” e mai autonomi destinatari degli ordini superiori.

D’altro canto, sperare che un Consesso costituzionalmente illegittimo, composto da  parlamentari nominati e non scelti dagli elettori, ostinati nel restare, comunque, attaccati ai seggi illegittimamente occupati, e pervicaci nel moltiplicare con il suo operato le illegalità esistenti nel Paese, possa varare una legge ortodossa sul piano democratico e costituzionale rasenta l’irrealtà di un sogno.

E ciò in una situazione in cui persino la Corte Costituzionale ha sostanzialmente disatteso la sua stessa prima pronuncia, ritenendo “ragionevole” un marchingegno che consenta al quaranta per cento degli eletti di “governare” grazie a un “dono” del tutto irragionevole e arbitrario sul piano della logica politica contro il sessanta per cento dei voti  andati a forze contrarie sia pure divise. Il tutto in nome di un feticcio – la governabilità che, per essere “massima” solo nelle dittature,  non deve avere la forza di alterare la regola democratica valida in tutto il Pianeta e cioè che la maggioranza parlamentare per governare dev’essere necessariamente quella del cinquanta più uno per cento dei voti, come espressamente impone la nostra Costituzione.

E’ una palese “contraddizione in termini” parlare di “maggioranza relativa” perché essa resta sempre concettualmente una “minoranza”.

Secondo una mia personalissima opinione (da confrontare, ovviamente, con altre), i Comitati del No (alla Truffa elettorale) dovrebbero battersi per la promulgazione di una legge che imponga di applicare al Senato e alla Camera dei Deputati l’impianto della prima decisione della Corte Costituzionale, riveduto, soltanto nel numero delle eventuali preferenze (a mio giudizio da ampliare) e nella soglia di sbarramento (a mio parere  da uniformare, per le due Camere).

Come ex Presidente di un Comitato del No, cui fu offerta l’opportunità di intervenire sulla testata “Rivoluzione liberale” attendo la convocazione per il ricostituito consesso.

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

CONDIVIDI