E’ assolutamente impensabile che il male della corruzione politico-amministrativa italiana possa essere debellato senza espungere dalla nostra Costituzione la cosiddetta “teoria dell’emenda”.

Il carcere come luogo di “redenzione” o più laicamente di “riabilitazione civile”, di chiara origine cattolica ma alimentato anche nel “buonismo” della Sinistra social-comunista, informa la nostra Carta Fondamentale e c’impedisce di allinearci ai Paesi di maggior rigore punitivo. Eppure questi ultimi saranno gli unici a salvarsi nel caos incombente di una società senza principi e senza regole, aperta alla contaminazione continua e progressiva di usi e costumi ancora tribali.

Nei Paesi Anglo-sassoni, ispirati al lucido razionalismo che deriva da una visione empiristica e pragmatica della vita collettiva, il reo dei delitti più gravi è considerato, come all’epoca della Roma Repubblicana, un “indegno”.

Per le offese arrecate alla convivenza civile è visto semplicemente come un individuo bieco da punire, severamente, per il resto dei giorni della sua vita (a parte, ovviamente, negli Stati Nord-Americani dove v’è ancora la pena capitale).

La nostra cultura giuridica, imbevuta di assiomi religiosi e filosofici che sono per i credenti e per i fanatici dell’ideologia dogmi assoluti, indiscutibili e intoccabili, vede, invece, quell’individuo non come un uomo da tener lontano dalla società civile, ma come una “persona”, un “compagno” o un “camerata”, da redimere, rispettivamente, dai suoi “peccati” o dai suoi “errori” di comportamento. E la società, vittima dello stesso miscuglio di “droghe” ideologiche, dopo il perdono, religioso e civile e la sua riammissione a pieno titolo nel consorzio umano, lo premia ulteriormente, favorendone l’elezione a “divo mediatico”: gli consente di comparire in televisione, concedere interviste, scrivere libri, insegnare, magari, all’università.

D.H. Lawrence ha scritto: “E’ un male assoluto la morale (eroica) che si basa sulle idee o peggio su un preteso ideale”, ma lui era inglese ed estraneo alla cultura europea intrisa di Valori tanto più falsi quanto più definiti Alti e di  Mete tanto più dannose quanto più indicate come Sublimi.

E’ su queste basi, purtroppo, che si regge la teoria dell’emenda che, agli occhi di un individuo libero, non può che  rappresentare un vero trionfo del fake, allo stesso tempo, religioso e politico!

Se l’Italia è al 61° posto nella classifica generale e penultimo in quella europea dei Paesi meno inquinati dalla corruzione (secondo il dato fornito da un’Agenzia internazionale e confermato da altri indicatori o sondaggi) non v’è dubbio, per chi riesca a guardare alla realtà senza paraocchi, che la teoria dell’emenda che informa il nostro Codice penale e suggerisce il tipo d’interpretazione che i giudici devono dare alle norme incriminatrici, ha la sua parte di responsabilità.

E la cosa non è seriamente preoccupante, unicamente sotto il profilo per così dire etico, ma soprattutto sotto quello economico.

Il danno prodotto al nostro Paese dalla corruzione pubblica e amministrativa non è soltanto d’immagine, ma è particolarmente grave sotto il profilo della sostanza dei nostri interessi.

Sono sempre di minor numero gli imprenditori e le aziende che investono in Italia. Da dati ufficiali, risulta che diminuiscono progressivamente gli stranieri che intendono impegnare quattrini, in Italia.  Tutti sanno di trovare nella legislazione e nella burocrazia mille ostacoli per la realizzazione dei propri progetti e di doverli superare “al suon di mazzette”. Lo stato della corruzione nel nostro Paese scoraggia sempre di più gli investimenti che sono dirottati altrove.

La situazione induce anche gli Italiani abbienti a investire fuori dai propri confini.

E’ vero che i regimi teocratici o dittatoriali, di destra o di sinistra, hanno sempre consentito di realizzare, nell’assenza di un vero ed efficace controllo politico e sociale, la produzione d’immense ricchezze, ma ciò è avvenuto in capo ai loroleader non alla massa dei consociati.

Un partito liberale, in un Paese di vera democrazia, dovrebbe porre attenzione a un tale aspetto del problema, perché  anche per la corruzione, il primato del Bel Paese, come quello di molti Paesi Latino-Americani, ha origine nel cocktail di  idee che condiziona e forma il pensiero  prevalente.

La corruzione non può essere presa sotto gamba; anche perché non v’è regime di libertà che possa sopravvivere a un certo tasso di malaffare pubblico e privato.

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

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