serial televisivi anglo-americani, con ottima e intensa espressività e con frequenza persino maggiore degli interventi molto coraggiosi dello stesso cinema indipendente di quei due Paesi, ci hanno mostrato, con immagini efficaci, e hanno illustrato, con dialoghi appropriati, la realtà vera della società capitalistica contemporanea: il Potere non è più collocato nei suoi luoghi tradizionali, nel cosiddetto Palazzo, ma è diffuso nei centri più importanti dell’Alta Finanza, della Grande Industria, dell’Informatica e dell’Informazione.

Ovviamente, si tratta di un Potere che si muove con altri mezzi che non sono quelli degli organi parlamentari e governativi; che “condiziona” pesantemente questi ultimi più che sostituirli; che fa da elemento di pressione per influire, attraverso giornalisti (direttamente stipendiati o altrimenti “foraggiati”) sull’opinione delle persone cosiddette “d’ordine” e “benpensanti” per orientarle a proprio piacimento; che favorisce, sorreggendole con il dispiego d’ingenti strumenti economici, le fortune elettorali di partiti sostanzialmente “servili” e soprattutto di uomini politici piuttosto mediocri; che contribuisce a infiltrare negli “establishment di vertice” individui di provata fedeltà e fiducia e soprattutto non insensibili a pratiche corruttive.

Alle suggestioni di tale Potere occulto sembra sfuggire (almeno così sembra che sia stato sinora) unicamente il cosiddetto “voto di pancia” degli elettori: la protesta furibonda dei cittadini contro le manomissioni più vistose della vita democratica.

Allo stato attuale, però, solo nell’America del Nord e in Gran Bretagna tale tipo di voto ha prodotto i suoi effetti, portando Donald Trump alla Presidenza degli Stati Uniti e Teresa May alla conduzione della “Brexit”.

Il Potere occulto dei “magnati” di vario genere non ha gradito, ovviamente, tali svolte della parte anglosassone del mondo Occidentale e uno schieramento contrario e compatto dei potentissimi mass-media da loro controllati punta, quotidianamente, a ostacolare ogni passo di Trump e della May.

E’ difficile ipotizzare che, nell’Europa continentale, vi siano a breve “voti di pancia” del tipo nord-americano o inglese.

E’ vero che un voto di decisa protesta ha affossato in Italia la riforma costituzionale di Renzi, Boschi e Verdini e che esso è stato espresso anche dal fior fiore degli intellettuali italiani, ma il nostro establishment ha ancora molti individui in esso infiltrati dal Potere occulto e la massa dei votanti è ben lontana dall’aver capito ciò che sta succedendo nel Bel Paese.

Inoltre, l’isolazionismo anglo-americano non è stato ben compreso né se ne sono considerati gli effetti ai fini di una ripresa della politica degli “Alleati” (di sempre e per antonomasia) contro il pericolo islamico e le conseguenze, apparse ingovernabili, della globalizzazione “umana”.

Anche Statunitensi e Britannici se ne sono accorti in ritardo: il fascino della cultura Europea, buonista e aperturista, aveva letteralmente stregato i precedentiestablishment dominanti nei due Stati (dopo avere sedotto l’upper class, radical chic, che ne parlava con sussiego nei salotti più a la page e dopo avere coinvolto molta parte dell’Accademia statunitense e  britannica).  Oggi, però, le cose sono radicalmente cambiate.

“Spiazzati” dalla Brexit e dai bandi di Trump, gli Europei del Continente, dal loro canto,  non hanno, anch’essi, ancora capito che per quelle due Potenze, il panorama non è più lo stesso di qualche anno fa.

Per gli Anglo-americani, è diventato un fuor d’opera continuare a favorire la politica dell’industria pesante tedesca e “benefattrice” della Chiesa, dirette entrambe a offrire mano d’opera a basso prezzo a industrie in forte crescita (come quella meccanica tedesca) o in crisi (come quella degli altri Stati dell’Unione Europea).

Com’era già avvenuto prima con le guerre mondiali, calde e fredde, contro il nazi-fascismo e il social-comunismo (figli entrambi del pernicioso Idealismo Tedesco), oggi il precipuo compito degli Anglosassoni è divenuto quello di arrestare il cammino di una religione fanatizzante. E ciò, anche a difesa del capitalismo e della società postindustriale; oltre che, naturalmente, del potere politico.

Gli Europei del Continente non sembrano esservi avvisti che il proclama di Gran Bretagna e Stati Uniti si è, tempestivamente, congiunto con l’incremento delle rispettive spese militari; non hanno colto, inoltre, la gravità degli errori di Obama e di Cameron di non avere contrastato a sufficienza i tentativi dei vertici finanziari mondiali di Londra e di New York, di imporre l’autoritarismo più bieco e fascistizzante nei Paesi dell’Occidente, riottosi a seguire la linea economica della de-industrializzazione.

C’è la speranza che qualche forza politica, in Italia, a dispetto delle apparenze e a seguito del fallimento politico di Renzi (unitamente alle trame segrete che si stanno intessendo alle sue spalle e a quelle di Berlusconi) faccia il pieno di quel “voto di pancia” che ha portato al successo la Brexit e Trump?

Se ciò avvenisse, per gli Italiani vi sarebbe, comunque, un problema, in più rispetto agli Inglesi e ai Nord-Americani. Alla prevedibile vittoria della protesta viscerale della massa degli elettori, mancherebbe, probabilmente, il supporto delle éliteculturali che hanno guidato i comitati del NO al referendum anti- renziano. E l’assenza sarebbe rilevante soprattutto perché non potrebbe favorire ipotesi credibili di buon governo del Paese.

Per coagulare intorno a sé forze intellettuali, professionali, dirigenziali capaci di fare “da cervello” allo “stomaco in rivolta” degli Italiani, occorrerebbe un vero partito “liberale d’impronta anglosassone”, che in Italia, purtroppo, non c’è.

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

 

CONDIVIDI